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Una storia di inclusione ambientata al Bernocchi di Legnano nel nuovo libro di Giuseppe Lupo

Edito dalla collana di narrativa "Aboca" e uscito nelle librerie l'11 febbraio, il nuovo romanzo dello scrittore rescaldinese racconta incontri, diversità, radici ma anche un territorio e la sua trasformazione

Generica 2020

E’ ambientato al Bernocchi di Legnano e nelle corti lombarde lungo il Sempione il nuovo libro di Giuseppe Lupo, scrittore di origini lucane “trapiantato” a Rescaldina all’inizio degli anni ’80. Due mondi popolati da storie di immigrazioni che si incontrano sotto “Il pioppo del Sempione”, come evoca il titolo del romanzo edito dalla collana di narrativa “Aboca” e uscito nelle librerie l’11 febbraio 2021. Una storia di incontri, diversità, radici e legami che racconta anche un territorio e la sua trasformazione.

Giuseppe Lupo, come mai ha scelto di ambientare il suo romanzo al Bernocchi di Legnano?

Nel libro c’è un giovane professore che insegna in una classe del serale di immigrati di diverse nazionalità, tra cui un padre e un figlio sbarcati in Italia dalla Costa d’Avorio, ognuno con le proprie esperienze di vita, presenti e passate. Questa scuola è il Bernocchi di Legnano, dove ho insegnato per diversi anni al serale. Ma questo non è un romanzo autobiografico, non è la mia storia.

A ravvivare la classe arriva una persona speciale…

Alla porta della classe si affaccia nonno Paplush: entra in classe, si siede in prima fila e inizia a raccontare il suo passato, da operaio alla teleria, da immigrato, anche lui, come gli studenti che ha attorno, ma dal sud Italia negli anni ’60. Paplush con le sue storie attrae gli studenti e anche loro iniziano a raccontare: le due migrazioni, da nord al sud Italia, e dal mondo, si incontrano.

Gli anni ’60 erano gli anni del boom, c’erano tante speranze. Oggi ce ne sono molto poche…

Le illusioni che hanno portato Paplush a scalare l’ Italia però sono le stesse. Ci si sposta per stare meglio, anche se oggi stare meglio é più difficile: l’intero occidente è in crisi. Ma gli studenti si mettono in gioco, studiano, molti di loro diventeranno tecnici, operai specializzati.

Cosa significa Paplush?

Paplush sono i soffioni del pioppo, quel pioppo antico nella corte del Villoresi che ritorna sempre nei ricordi del nonno: il suo soprannome nasce da questo legame. Paplush è la memoria storica di un territorio che si affaccia sulla via del Sempione, una strada che mi ha sempre affascinato, per le sue trasformazioni, da pre industriale a industriale, a postindustriale. Oggi quelle corti sono abitate dai nuovi migranti: le memorie si intrecciano.

Quale messaggio vuole trasmettere con questo romanzo?

Che l’umanità ha bisogno di storie per unirsi, perchè nelle storie ci si riconosce tutti e i bisogni sono uguali a tutte le latitudini. Raccontarsi significa avere un’ identità, affondare radici e creare legami.

Generica 2020

 

 

di valeria.arini@legnanonews.com
Pubblicato il 23 Febbraio 2021
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