Quantcast

Il giorno e la storia – Francesca Mainini condannata a morte, salvata dal cardinal Schuster

La storia di Francesca condannata a morte e salvata dal cardinal Schuster alla vigilia del 25 aprile

Il giorno e la storia, mese di gennaio

9 gennaio 1945 – Francesca Mainini condannata a morte
«Sono stata condannata alla fucilazione per attività partigiana e salvata dal cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano» ha raccontato Francesca Mainini ad Annalisa Castiglioni per la sua raccolta di storie partigiane al femminile “Donne per la libertà”.

Francesca era nata il 28 settembre 1917 a Vanzaghello ma durante la guerra viveva a Legnano, vicino alla caserma dei carabinieri. «La mia casa a Legnano in via Calatafimi, durante la Resistenza, era un vero e proprio centro di smistamento. Lì ricevevo ordini e da lì partivo per portare informazioni ai partigiani, tra cui ricordo Samuele Turconi e Mario Cozzi, i miei più cari compagni di lotta di quei giorni. La mia abitazione era diventata anche rifugio dei resistenti.

All’epoca ero già madre di un bimbo di cinque anni e mio marito [Costanzo Bernacchi] era disperso in guerra: lo avrei riabbracciato solo nel maggio 1945 dopo momenti estremamente drammatici che stavo per vivere. Venni infatti arrestata e quindi sottoposta al confronto con un giovane compagno di lotta, Rossato, barbaramente torturato dai fascisti che gli avevano addirittura squarciato una gamba.»

Giuseppe Rossato, nato il 10 luglio 1922, era il vicecomandante della 101^ Brigata Garibaldi GAP di Legnano Mazzafame (il gruppo che viveva in clandestinità e si occupava delle azioni più rischiose, il cui comandante era Samuele Turconi) e negli ultimi giorni di novembre, una giornata fredda ed uggiosa, si recò ad un appuntamento in piazza Redentore a Legnano con Francesco Marcer, uno dei comandanti partigiani della 101^ Brigata Garibaldi SAP (squadra legata alle fabbriche). Marcer e Rossato vennero in quell’occasione arrestati, grazie ad una ben pagata delazione: dai documenti versati alla Fondazione ISEC (a Sesto San Giovanni) da Mario Cozzi risulta infatti che tale C.V. (tralasciamo i dati anagrafici completi) “poliziotto già dipendente della Resega si vanta di avere ricevuto 10 mila lire per l’arresto di Rossato”. Francesco verrà fatto fuggire dai partigiani dall’ospedale di Legnano, Giuseppe verrà tradotto al carcere di San Vittore a Milano e fucilato il 14 gennaio 1945 al Campo Giuriati, a Milano, con altri otto compagni come rappresaglia alle azioni partigiane. Aveva 22 anni.

«Per me continuarono gli interrogatori – racconta Francesca Mainini – e non mancarono i maltrattamenti perché da me i fascisti volevano altri nomi. Io riuscii a non parlare e per questo venni rinchiusa nel carcere di San Vittore. Furono i giorni più terribili, quelli del dicembre 1944.

Dopo un sommario processo, il 9 gennaio 1945, nel quale erano coinvolti altri 11 partigiani, arrivò per noi la sentenza: fucilazione da effettuarsi il 12 gennaio. Furono giorni di angoscia e dolore, al pensiero che non avrei potuto più riabbracciare il mio bambino.

Ma mi accadde qualcosa di inaspettato: il giorno fissato per l’esecuzione della condanna entrò nel carcere di San Vittore l’arcivescovo di Milano, il cardinale Schuster, che ottenne la grazia per me e per due giovani partigiani di Legnano, Filippo Zaffaroni, Luciano Colombo. Non riuscì a far nulla per gli altri condannati, che vennero tutti fucilati. Quella mattina ho visto entrare nella mia cella il Cardinale ed ero convinta che fossero i miei ultimi istanti di vita, invece l’arcivescovo mi comunicò che ero stata graziata e quindi non sarei stata fucilata.

Qualche giorno dopo le suore che si occupavano delle recluse mi mostrarono la bara già pronta per me, con il mio nome scritto sopra. Un’immagine che non ho mai più dimenticato.
Il 24 aprile le porte del carcere si aprirono e mi fu detto di correre a casa. Raggiunsi a piedi Legnano e riabbracciai il mio bambino a cui avevo pensato ogni istante in carcere. L’indomani era il 25 Aprile: l’Italia era libera, il fascismo e il nazismo sconfitti, l’incubo era finito».

Renata Pasquetto

FONTE: intervista a Francesca pubblicata nel libro di AnnalisaCastiglioni e Rossella Formenti (a cura di),“Donne per la libertà. Storie partigiane al femminile”, Comune di Gorla Maggiore, 2001

di info@legnanonews.com
Pubblicato il 09 Gennaio 2021
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore