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Il giorno e la storia: Una nuova guglia conquistata nelle Grigne

Il racconto di Walter Polidori, Istruttore Nazionale di Alpinismo e attualmente Direttore della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo del CAI Guido della Torre

Il giorno e la storia

1 ottobre 1940 – Una nuova guglia conquistata nelle Grigne
Di Walter Polidori, C.A.I. Legnano e Scuola Guido Della Torre

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Il giorno e la storia, mese di ottobre 4 di 20

Tratto dal “Corriere della Sera” di mercoledì 2 ottobre 1940 – Pagina 4:
«Una nuova guglia conquistata nelle Grigne
Lecco 1 ottobre. Gli alpinisti legnanesi Oreste Viganò, Oreste Roveda e Menotti Bassis del C.A.I., che nella corrente stagione hanno condotto a termine alcune prime ascensioni di notevole importanza nel gruppo delle Grigne, sono riusciti a salire per la prima volta su una inviolata guglia del gruppo stesso, la quale è stata denominata dagli stessi alpinisti “Guglia Legnano”.
La salita, compiuta in tre ore, si è svolta, all’attacco, sullo spigolo della guglia, indi per canali e fessure, e ha impegnato la cordata in difficoltà di quarto grado con passaggi di quinto. Sulla parete, che misura 90 metri, sono stati lasciati due degli otto chiodi impiegati. Gli alpinisti hanno effettuato la discesa in corda doppia dal versante est.»

Ma come si conquista una guglia? Come nasce una nuova via? Ecco, per esempio, come è nata la nostra legnanese nuova via “Enjoy the silence” nel 2013, sulla torre denominata dai primi salitori “Sentinella di Val Mala”, nelle Grigne.
Primi salitori: Walter Polidori, Mattia Guzzetti, Marco Bigatti, conclusa il 3 e 4 agosto 2013.
Difficoltà: VI+/A1 (in libera fino a VII+/VIII nella zona del grande diedro).

Testo di Walter Polidori, Istruttore Nazionale di Alpinismo e attualmente Direttore della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo del CAI Guido della Torre.
“Enjoy the silence’’, così abbiamo deciso di chiamare questa nuova e bella via.
Certo che non avrei mai pensato di vivere una esperienza del genere proprio nel lecchese, dove le montagne sono così conosciute, eppure è successo…
Una zona ben conosciuta può celare sorprese inaspettate, linee di salita vergini, pareti mai scalate, addirittura cime dove nessun uomo è mai arrivato. L’importante è guardare con curiosità e voglia di conoscere, cercare dove apparentemente non c’è nulla di nuovo. Quando si individua una nuova parete, una possibilità per una nuova via, scatta qualcosa di morboso, un colpo di fulmine che fa pensare continuamente ad essa.
Tutto è cominciato nel settembre 2012. Io e Simone eravamo andati a ripetere la via Cassin al Sasso Cavallo, in zona Grigna Settentrionale. Arrivati In cima, guardando verso la cima della Grignetta, avevo notato una zona rocciosa mai vista prima, eppure era sempre stata lì. In particolare, era evidente una torre slanciata. A casa, pensando e ripensando a quella torre, armato di cartine e guide della zona, avevo individuato la valle dove è situata: si tratta della Val Mala, una valle sconosciuta, selvaggia e citata brevemente nella guida CAI-TCI dedicata alle Grigne solamente per una traversata in discesa del 1922, una in salita del 1927 ed un’altra in salita in tempi più recenti. Tra l’altro la guida è scoraggiante e parla di roccia cattiva e scariche di sassi.
È parallela alla più conosciuta Val Scarettone, che corre a nord del Rifugio Rosalba. Nel primo tratto scende ripidissima tra rocce friabili e poi continua stretta fra pareti rocciose fino alla zona della torre, dopodiché si allarga più bonaria in un grande canale con blocchi. Circa la metà inferiore della Val Mala è visibile dal sentiero che da Rongio sale al rifugio Elisa, in Val Meria. Anche la torre è ben visibile e si può ammirare il grande diedro che la caratterizza. Si tratta di una bellissima struttura mai salita prima e non indicata sulle cartine, in una valle incredibilmente selvaggia e non frequentata, nonostante si trovi tra la Grigna Meridionale e la Grigna Settentrionale.

Passato l’inverno avevo ricominciato a pensare alla torre in Grigna, che nella mia testa avevo già denominato “Sentinella di Val Mala’’, data la sua posizione. Avevo così proposto di salirla a Mattia Guzzetti, un giovane alpinista ricco di talento e passione, mio amico. A fine giugno il sentiero per il rifugio Elisa ci aveva visto arrancare sotto il peso di zaini enormi. Il posto è veramente selvaggio, avevamo l’impressione di essere tornati indietro nel tempo, mancava solo che spuntasse un dinosauro da un momento all’altro, e l’impronta di un fossile aveva rafforzato la sensazione di essere in un’altra era. Arrivati alla base della torre, eravamo rimasti affascinati dalla sua verticalità. Salire su roccia vergine, mai toccata da altro uomo, senza percorsi conosciuti, fa paura ma allo stesso tempo è avventura pura. Il primo tentativo ci aveva visto salire per un buon tratto di parete, poi la testa aveva chiesto di scendere, per la concentrazione continua richiesta. Un altro tentativo, poco più avanti, ci aveva permesso di salire ancora un tratto difficile, fin quasi l’enorme diedro a libro che caratterizza la torre. Pensando alla tecnica di salita, avevo poi deciso di organizzare una cordata da tre, in modo da dividere il peso del materiale e darci una mano. Mi era venuto in mente un ragazzo che avevo incontrato qualche anno prima sulla Nord Est del Badile: sulla via Cassin avevamo trovato condizioni difficili, per la presenza di vetrato e vento gelido, ma mi aveva colpito la tranquillità e affidabilità di quel ragazzo. Marco Bigatti aveva accettato con entusiasmo, così il primo week del mese di agosto eravamo tornati agguerriti alla Sentinella. La salita della nostra nuova via era stata impegnativa, arrivato il tramonto stavamo ancora arrampicando. Il buio ci aveva costretti a bivaccare su un esile gradino roccioso, cercando di dormire, o meglio riposare, in qualche modo. La mattina seguente, dopo qualche ora di arrampicata su bella roccia verticale, eravamo arrivati sull’esile cima. Avevo provato una grande emozione: avevamo salito una nuova via che arriva su una torre mai salita prima, con uno sviluppo di quasi 500 metri, difficoltà abbastanza continue intorno al sesto grado superiore e soprattutto una linea molto estetica. Lo avevamo fatto solo per noi stessi, nessuno ci avrebbe potuto togliere questa soddisfazione, una cosa completamente inutile, eppure così gratificante per il nostro spirito. Lasciato in vetta il libro di via, con i nostri nomi e il nome della torre, eravamo scesi calandoci con le corde. Il nome della via non lo avevamo ancora deciso. Con le ultime luci, eravamo arrivati alla macchina una stanchezza che è la più bella del mondo: quella dovuta ad un impegno psicofisico coinvolgente e assoluto.
Davanti ad un boccale di birra era diventato più facile decidere che nome dare alla via: sarebbe stato “Enjoy the silence”, per ricordarci il silenzio che la Val Mala ci aveva regalato.
Ancora una volta un sogno era stato realizzato, ma bisogna continuare a sognare. Come dico sempre: Quando arrivi in cima continua a salire…

PER CONTATTI: C.A.I. (Club Alpino Italiano) Sezione di Legnano, via Roma 11/13

sito internet http://www.cailegnano.it

di info@legnanonews.com
Pubblicato il 08 Ottobre 2020
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