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RISPETTARE LO STATO PER RISPETTARE SE STESSI

Gli studenti degli Istituti Vinci di Gallarate a lezione di legalità dalla Polizia di Stato

Educare alla legalità. Bella espressione, ma come si fa a superare le barriere di diffidenza, di timore, di intolleranza da parte dei giovani nei confronti delle Forze dell’ordine? Come si fa a credere negli “sbirri”?

Questa la domanda provocatoria che giovedì ha posto il prof. Antonio F. Vinci, Preside degli Istituti Vinci di Gallarate. A questa, e a tante altre domande, ha risposto la dott.ssa Annamaria Benci, Ispettore della Polizia di Stato di Gallarate, nel corso della conferenza tenuta nell’aula magna dell'istituto.

"Umana disponibilità, ma fermezza nell’applicare le regole, perché le regole vanno rispettate in un Paese civile e la Polizia di Stato ha questo compito": questo il nocciolo della questione posto dalla Benci. Ma anche la “vocazione” nascosta sotto la scelta di fare il poliziotto. Perché se una volta si facevaquesto mestiere, specialmente nel Sud, per sopperire alla cronica mancanza di posti di lavoro, oggi la scelta è diversamente motivata.

La scuola italiana incentiva questa comunicazione tra giovani e forze dell’ordine, ma spesso l’elenco delle sanzioni, delle pene amministrative e non, il palesare i pericoli cui si va incontro con l’uso di droghe, con l’abuso di alcool, cadono nel vuoto, considerando tutto come dichiarazioni esagerate. E il fenomeno dell’uso delle droghe non pare proprio che vada scemando nelle nostre scuole.

Educare alla legalità è anche far capire che la polizia non è solo repressione, applicazione delle regole e delle norme, ma attenzione nei confronti dei bisogni, delle debolezze. Dei giovani specialmente. Non un buonismo ipocrita e deleterio, ma far nascere la consapevolezza che le regole vanno rispettate, non disgiunte da un’umana comprensione. E se la Polizia, insieme alle altre Forze dell’ordine, rappresenta lo Stato, significa anche costruire l’ immagine di uno Stato non più padre-padrone di cui aver sempre e comunque timore, ma di uno Stato che va rispettato perché è formato da tutti noi. Rispettare lo Stato per rispettare noi stessi. E la scuola deve ricordare ai giovani che l’armonico sviluppo della personalità passa prima di tutto dal rispetto verso se stessi.

Redazione
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Pubblicato il 02 Marzo 2012
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