Ad Asti, nel penultimo Palio dell’anno, l’acqua non è andata per i suoi fossi
I giochi sembravano fatti per Zedde e qualcun altro, ma a sorpresa ecco sbucare all'improvviso Dino Pes. Martedì 8, si corre a Castel del Piano
Il Palio di Asti si consuma a tarda sera dopo batterie, la prima soprattutto, fatte di una serie di mosse false a tratti interminabili.
È un Palio in cui si avverte pressione, molta pressione.
Le aspettative, al di là anche di quello che si è visto in batteria, sono tutte per Tanaro e San Pietro
La finale si corre in 8, Castell’Alfero non viene ammesso.
Quando si va al canape, Calamassi, come aveva fatto nelle batterie, cerca di mantenere il controllo ma si capisce come la posta troppo alta in gioco faccia saltare quella che è una normale, pur nei tempi del Palio, collaborazione tra fantini e mossiere. L’impresssione è che non sia già cotta, che il Palio che tutti si immaginano incamminarsi verso una destinazione precisa non sia poi così scontato.
Durante la mossa si capisce subito che saranno tre accoppiate a contendersi la vittoria, Tanaro, San Pietro e San Lazzaro; sono quelle che cercano di aggiustarsi al meglio.
Quando si parte San Lazzaro schizza in testa e li rimane cercando di arginare prima con facilità poi meno gli attacchi di Tanaro e San Pietro, uno dall’interno e l’altro dall’esterno.
Quando Arri in Tanaro tenta l’attacco decisivo su linea interna, Gingillo lo ostacola, i due lottano appaiati, quando Tanaro cade su di loro carambola anche Sanna.
Li al centro pista, intanto, c’è San Martino San Rocco, che esce dal ventaglio, chiede l’ultimo sforzo ad Excalibur e va a vincere.
Velluto da bravo navigante di Palio e provincia approfitta della bagarre e si porta a casa la vittoria.
Nel penultimo Palio dell’anno l’acqua non è andata per i suoi fossi, capita, a volte, in questo microcosmo. Capita che l’underdog emerga a discapito di accoppiate più acclamate.
Di questo Palio di Asti ci portiamo a casa senza dubbio la pressione che si è respirata al canape.
La bella prestazione in batteria di Marco Bitti su Wakanda in Cattedrale.
Il galoppo scosso di Dyllu.
La prestazione di Ajo’ de Sedini.
Qualche accoppiata, data come super favorita poi sparita in batteria.
Certo Asti è complesso, 21 accoppiate da formare non sono uno scherzo e il Palio ovunque con l’angolo arabo porta a volte a scelte che poi, per più motivi, non pagano, o troppo affrettate o troppo in extremis.
La penalizzazione di alcune accoppiate in batteria, ma si sa con i tempi il Palio di Asti dovrà prima o poi fare una pace definitiva. E la sensazione che a parte rari casi, la prestazione su Asti da considerare è sempre quella dei cavalli da provincia vera.
La Rai che ha staccato alle sette la diretta, è naturale chiedersi se questa scelta di andare sul nazionale paghi e quanto appaghi.
L’assenza di Tittia, banale dirlo, scontato scriverlo si è sentita e si è vista, nemmeno poi tanto tra le righe.
Martedì si chiude la stagione a Castel del Piano, che l’anno prossimo finalmente non si incrocerà più con Asti. Stasera la tratta ha assegnato Benito Baio al Monumento dove sarà montato da Gingillo, Unamore al Poggio dove ci sarà Siri, Volpino a Borgo con Andrea Sanna e Espu alle Storte dove dovrebbe montare Diego Minucci. L’ultimo giro della sorte della stagione è martedì 8 nella bella e difficile pista di Castel del Piano, poi sarà davvero inverno per tutti.






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