Il segretario generale della CGIL Maurizio Landini alla NMS: “Centro strategico, serve continuità”
Landini è stato al centro di ricerca per un'assemblea in cui sono stati discussi la situazione del Gruppo NMS e lo sciopero generale indetto per il prossimo 12 dicembre
Maurizio Landini alla Nerviano Medical Sciences di Nerviano. Il segretario generale della CGIL, insieme al segretario generale della Filctem CGIL Marco Falcinelli e al segretario della CGIL Ticino Olona Mario Principe, mercoledì 3 dicembre è stato al centro di ricerca per un’assemblea in cui è stata discussa la situazione di quello che è a tutti gli effetti un polo di eccellenza nella lotta contro i tumori non solo in Italia ma anche in Europa, oltre allo sciopero generale indetto per il prossimo 12 dicembre.
Una presenza che ha rappresentato un segnale di «sostegno di tutta la Cgil alla vertenza che è aperta per impedire che ci sia la chiusura e per dare una continuità occupazionale e produttiva a quello che è un centro strategico, importante, competente, che ha fatto la storia e che può avere una continuità», come ha sottolineato lo stesso Landini. «Siamo qui per dire che all’incontro che ci sarà al Ministero il 10 dicembre ci sarà anche il sostegno della CGIL insieme ai lavoratori perché si trovi la soluzione a cui in questi mesi si è lavorato riuscendo a bloccare i licenziamenti – ha spiegato a valle dell’assemblea il segretario generale della CGIL -. Per quanto ci riguarda il problema è il futuro, è continuare a fare ricerca e a favorire anche le attività di produzione in questo polo particolarmente importante».
«In assemblea abbiamo discusso anche per preparare lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre, che vuole cambiare la legge di bilancio, fare una vera riforma fiscale nel nostro Paese, investire sulla sanità pubblica, affrontare il problema delle pensioni e soprattutto aumentare i salari e ridurre la precarietà – ha aggiunto Maurizio Landini -. È evidente che quando parliamo di difesa della ricerca c’è un problema di politiche industriali, di investimenti anche pubblici che non vengono fatti e quindi il 12 di dicembre i lavoratori e le lavoratrici ci hanno detto che saranno in piazza a manifestare con noi, perché oltre alla difesa del loro posto di lavoro vogliono naturalmente anche un Paese che risponda e tuteli i bisogni delle persone che per vivere devono lavorare».

Il calvario dei ricercatori di Nerviano era iniziato a metà luglio, quando l’azienda aveva comunicato l’intenzione di staccare la spina alle attività di ricerca licenziando di conseguenza i ricercatori dei reparti Chemistry e Biology. Da lì a nemmeno 15 giorni c’era stata la prima audizione in Regione, poi a settembre era partita la procedura di licenziamento collettivo, i cui termini sarebbero dovuti scadere sabato 18 ottobre, due giorni dopo la seconda audizione al Pirellone. Nel frattempo, però, aveva preso il via un tavolo istituzionale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e a valle dell’incontro dei giorni scorsi la data era slittata in attesa di un secondo confronto.
Incontro dal quale si era aperto un primo spiraglio con l’ipotesi di un intervento pubblico, nonostante il rifiuto dell’azienda di sospendere la procedura di licenziamento collettivo. Pochi giorni dopo, però, era arrivata un’altra tegola, quando la direzione del Gruppo NMS aveva comunicato, con un’ulteriore procedura di licenziamento, nuovi esuberi per 31 dei 42 lavoratori di Bionerviano. Nelle settimane successive, poi, il tavolo ministeriale aveva portato alla sospensione della procedura di licenziamento collettivo da parte dell’azienda fino al prossimo 10 dicembre, per approfondire l’interesse di un soggetto industriale alla reindustrializzazione del ramo d’azienda oggetto di dismissione, con l’obiettivo di individuare soluzioni sostenibili per la salvaguardia dei livelli occupazionali e delle competenze scientifiche presenti a Nerviano.
Il quadro sarà più chiaro dopo l’incontro in programma per la prossima settimana, ma si profila l’ipotesi di una soluzione della crisi per le società interne al centro: soluzione che salverebbe la ricerca e anche le società operative del gruppo grazie ad un acquirente, ma che soprattutto sarebbe il regalo di Natale più bello per i dipendenti del gruppo NMS. «Il sindacato interno ha delle sensazioni sicuramente molto positive perché conosciamo le intenzioni di chi intende rilevare la società – sottolinea Ivan Stabile, portavoce del coordinamento sindacale interno -. Certamente bisognerà fare un accordo che non sarà semplice perché ci sono delle particolarità di ricerca che porteranno un’innovazione e un differente indirizzo di ricerca e quindi servirà un accordo che tuteli il gruppo che rileverà per almeno i prossimi 3-5 anni».
«Dal punto di vista dell’occupazione siamo soddisfatti perché ad oggi non è ancora uscito nessuno e la prospettiva è quella che ci sia un eventuale piccolissimo svecchiamento, quindi un accompagnamento per le persone vicine per età alla pensione, mentre pensiamo che almeno 55-60 ricercatori, più o meno quelli che sono rimasti, verranno impiegati in questa nuova realtà industriale – aggiunge Stabile -. Per fortuna si è fatta avanti è una vera industria farmaceutica e non un fondo, quindi siamo abbastanza contenti. Ovviamente per uscire dal Ministero con un con un accordo bilaterale importante bisognerà giocarsela, però c’è ottimismo. Il fatto che oggi Maurizio Landini abbia deciso di metterci la faccia avvalora ancora di più la possibilità che la vicenda finisca in maniera positiva».










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.