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Duemila domande per il reddito di cittadinanza nel Legnanese, ma i “lavori utili” non decollano

Nell'attivazione dei progetti utili alla collettività (PUC) problemi legati alle piattaforme informatiche, al sovraccarico di lavoro per gli uffici e alla necessità di trovare mansioni e tutor

reddito di cittadinanza

Luci e ombre, ma soprattutto ombre, per reddito di cittadinanza e progetti utili alla collettività nel Legnanese. I PUC, infatti, nel nostro territorio stentano a decollare, anche perché attivarli si è rivelato molto più problematico di quanto avrebbe dovuto essere sulla carta, tra problemi legati alle piattaforme informatiche, sovraccarico di lavoro per gli uffici, necessità di trovare mansioni nuove e diverse da quelle ricoperte dai dipendenti comunali o dati in appalto e la necessità di affiancare dei tutor ai percettori della misura di sostegno al reddito.

«Il problema è che da un lato c’è una limitazione legata alle attività, che devono essere alternative a quelle già in essere, e dall’altro, mentre viene attivata la procedura si rischia che per il percettore scada il reddito di cittadinanza ritrovandosi punto e a capo – spiega Enrico Rudoni, assessore ai servizi sociali del comune di Rescaldina -. Il ritorno alla collettività è nullo ma non per colpa dei beneficiari, degli assistenti sociali, del centro per l’impiego o del piano di zona: é la procedura che è talmente lunga e complessa che ne annulla l’effetto. Il sistema così com’è è un fallimento, ed era un fallimento annunciato».

«Il sistema è poco agile e macchinoso, con numerosi passaggi che rendono difficile l’attivazione – concorda il sindaco di San Giorgio su Legnano, Walter Cecchin -. Su questo tema serve attenzione: è assurdo che per fare in modo che chi percepisce il reddito di cittadinanza possa effettivamente prendere parte a progetti utili alla collettività si debba passare per una procedura che è un ginepraio».

«Purtroppo la piattaforma GePI non funziona bene e ci sono passaggi burocratici complicati – aggiunge Gianbattista Bergmaschi, vicesindaco di Villa Cortese -. Il rischio è quello di attivare progetti con persone che magari nel giro di un mese usciranno dalla piattaforma, inoltre è comunque necessario l’affiancamento di un tutor e non sempre i comuni hanno questa disponibilità».

Reddito di cittadinanza, solo lo 0,5% delle persone è stato attivato dai Comuni

I DATI NAZIONALI

Secondo i dati pubblicati il 17 febbraio dall’Osservatorio INPS, a gennaio 2021 hanno presentato una domanda di reddito o pensione di cittadinanza 160.999 nuclei familiari. Sempre nel primo mese dell’anno, hanno beneficiato della misura 1.152.327 nuclei familiari, con 2.777.797 persone coinvolte e un importo medio a nucleo pari a 573 euro. I nuclei percettori di pensione di cittadinanza, invece, sono stati invece 114.599, con 129.361 persone coinvolte e un importo medio di 240 euro.

Alla data del 4 febbraio, il numero totale dei nuclei percettori di reddito e pensione di cittadinanza ammontava a 2.907.158. Il numero di quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole ammonta a 1.933.117, seguito da quello dei nuclei residenti nelle regioni del Nord, pari a 572.579, e da quello dei residenti nel Centro, pari a 401.462.

I DATI NEL LEGNANESE

Nell’ambito territoriale del Legnanese al 31 dicembre 2020 le domande di reddito di cittadinanza erano 2.259: 1.090 in carico ai servizi sociali attraverso la piattaforma GePi, 438 in carico ai centri per l’impiego tramite la piattaforma ANPAL e 731 domande relative invece alla pensione di cittadinanza. Ecco la suddivisione comune per comune delle 1.090 domande presenti sulla piattaforma per la gestione dei patti di inclusione.

A Busto Garolfo le domande di reddito di cittadinanza erano 67, mentre i cittadini decaduti dalla misura – che è condizionata al mantenimento dei requisiti economici e di residenza per l’intera durata del beneficio, ovvero 18 mesi – erano 25 e per un cittadino il beneficio era terminato. A Canegrate le domande erano 48, con 21 percettori decaduti e 3 cittadini per i quali la misura era terminata. A Cerro Maggiore le domande erano a quota 61, i percettori decaduti erano 28 e i cittadini per cui la misura era terminata 4.

A Dairago erano 12 le domande di reddito di cittadinanza, mentre un percettore era decaduto dal beneficio e 3 cittadini avevano terminato la finestra di accesso alla misura. A Legnano al 31 dicembre scorso le domande erano a quota 261, a fronte di 138 cittadini decaduti dalla misura e di un cittadino per il quale il beneficio era terminato. A Nerviano risultavano 54 domande, 20 cittadini decaduti dalla misura e 8 per i quali la misura era terminata.

A Parabiago le domande di reddito di cittadinanza in carico ai servizi sociali erano 84, con 57 cittadini decaduti dalla misura. Quota 43, invece, per le domande a Rescaldina, dove i cittadini decaduti dal beneficio erano 22. A San Giorgio su Legnano, invece, risultavano 18 domande con 14 cittadini decaduti dal reddito di cittadinanza. Chiudono l’elenco San Vittore Olona, con 45 domande e 24 percettori decaduti, e Villa Cortese, con 11 domande e 16 percettori decaduti.

Nei centri per l’impiego di Legnano e Magenta di Afol Ovest Milano, invece, da quando il reddito di cittadinanza è nato sono state prese in carico circa 4.100 domande: 2.400 relative al Legnanese e 1.700 relative al Magentino. Di questi, quelle relative a soggetti che risultano obbligati alle politiche attive sono 1.300 circa nel Legnanese e un migliaio nel Magentino. In 900, infine, non sono ancora stati convocati.

L’AGENZIA PER L’INCLUSIONE ATTIVA E IL CENTRO PER L’IMPIEGO

Entro 30 giorni dal riconoscimento del reddito di cittadinanza, i beneficiari vengono convocati dai centri per l’impiego se nella famiglia almeno uno tra i componenti soggetti alle “condizionalità” previste dalla misura, ovvero l’immediata disponibilità al lavoro e l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale, è disoccupato da non più di due anni, beneficia della NASpI o di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione o abbia smesso di farlo da meno di un anno o ha sottoscritto negli ultimi due anni un patto di servizio in corso di validità con i centri per l’impiego, oltre a non avere sottoscritto un progetto personalizzato per il reddito di inclusione sociale. Da lì si procede con il patto per il lavoro e chi percepisce il reddito di cittadinanza deve collaborare con gli operatori per la realizzazione del proprio bilancio delle competenze e rispettare gli impegni che derivano dal patto, in primis quello di accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue.

In tutti gli altri casi i percettori del reddito di cittadinanza saranno convocati dai servizi che nei comuni si occupano di contrasto alla povertà per stipulare il patto per l’inclusione sociale. Nel Legnanese è l’Agenzia per l’Inclusione Attiva, nata nel 2017 in seno ad Azienda So.Le., ad occuparsi della presa in carico dei beneficiari, anche attraverso una serie di interventi che vanno dal sostegno socio-educativo domiciliare o territoriale – incluso il supporto nella gestione delle spese e del bilancio familiare – (erogato dalla Fondazione Albero della Vita) al sostegno alla genitorialità e al servizio di mediazione familiare, passando per la mediazione culturale, i tirocini finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione, i progetti utili alla collettività e il rafforzamento del servizio sociale professionale.

I PROGETTI UTILI ALLA COLLETTIVITÀ

Nell’ambito dei patti per il lavoro e di quelli per l’inclusione sociale i beneficiari del reddito di cittadinanza sono tenuti a partecipare a progetti utili alla collettività nei comuni di residenza per almeno 8 ore a settimana, che possono aumentare fino ad un massimo di 16. I PUC possono riguardare l’ambito culturale, sociale, artistico, ambientale e formativo o la tutela dei beni comuni e possono essere attivati, oltre che dai comuni, anche da enti del Terzo Settore.

Nel Legnanese è l’Agenzia per l’Inclusione Attiva a farsi carico dell’attivazione della procedura per l’avvio e l’accreditamento nell’apposita piattaforma dei progetti di utilità collettiva, procedendo anche alla valutazione in commissione dei PUC presentati dai comuni e dagli enti del Terzo Settore. L’ambito ha inoltre stanziato una quota residuale del Fondo per la lotta alla povertà per il finanziamento delle spese connesse all’attivazione dei PUC come la copertura assicurativa, le visite mediche e la formazione di base sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, la formazione di carattere generale e specifica necessaria per la realizzazione dei progetti e per la sicurezza sanitaria legata all’emergenza Covid-19, la fornitura di eventuali dispositivi antinfortunistici, di materiali e strumenti per la realizzazione dei progetti e di dispositivi per la protezione individuale per l’emergenza Covid-19, il rimborso delle spese pasto e di trasporto per l’utilizzo mezzi pubblici, le attività di tutoraggio e di coordinamento e supervisione nell’ambito dei singoli progetti.

In base ai dati forniti dall’Agenzia per l’Inclusione Attiva, negli 11 comuni del nostro territorio sono in tutto 39 i progetti utili alla collettività che sono stati avviati: 2 a Canegrate, 9 a Cerro Maggiore (otto da parte del comune e uno da parte di enti del terzo settore), 8 a Legnano (sette da parte del comune e uno da parte di enti del terzo settore), 2 a Nerviano, 14 a Rescaldina, 2 a San Giorgio su Legnano e 2 a Villa Cortese (uno da parte del comune e uno da parte di enti del terzo settore). I settori più gettonati sono il decoro urbano e la collaborazione con la Polizia Locale (7), seguiti da lavori pubblici (5), sociale, ambiente e trasporti e accompagnamenti sociali (3). Gli altri progetti riguardano servizi demografici e cimiteriali, cultura e turismo e area amministrativa (2) e tutela dei beni comuni, sicurezza e tutela del patrimonio, edilizia privata e biblioteca (1).

Nonostante questi progetti sulla carta siano uno dei punti di forza del sistema che ruota intorno al reddito di cittadinanza, la loro attivazione si è rivelata nella pratica molto più complessa di quanto avrebbe dovuto, portando ad ascriverli a buon diritto sotto la voce “dolenti” note del sistema che ruota intorno alla misura.

«Una prima criticità è connessa allo scorrimento della graduatoria sulla piattaforma GePi e alla mancata interoperabilità tra la piattaforma GePi (per i patti di inclusione sociale, ndr) e la piattaforma Anpal (per i patti per il lavoro, ndr) – spiega l’Agenzia per l’inclusione attiva -. Le due piattaforme non comunicano fra di loro: il centro per l’impiego assegna i propri beneficiari attraverso la piattaforma Anpal una volta che i progetti utili alla collettività sono caricati sul catalogo PUC, ma i tempi di aggiornamento della piattaforma GePi non sono sincronizzati in tempo reale con l’iter delle domande. I beneficiari che devono svolgere questi progetti sono individuati dalla piattaforma secondo le priorità indicate dal Ministero (componente più giovane del nucleo, ammontare del reddito di cittadinanza, data di presentazione della domanda) e per abbinare il beneficiario al PUC i beneficiari devono aver sottoscritto il patto di inclusione sociale. Il reddito di cittadinanza prevede che i beneficiari abbiano i requisiti economici e di residenza per tutta la durata del beneficio per cui la lista dei beneficiari muta continuamente».

«I PUC sono un problema serio in Lombardia, inutile negarlo – sottolinea inoltre Maurizio Betelli, direttore di Afol Ovest Milano -. La Lombardia è l’unica regione ad avere un proprio sistema informativo pur avendo delegato le competenze alle province e alla città metropolitana. La Lombardia ha imposto di lavorare sul proprio sistema informativo, con il risultato che la possibilità di agganciare le persone sulla piattaforma Anpal affinché i PUC siano visibili sconta il fatto che da noi i percettori di reddito di cittadinanza sono inseriti nel sistema regionale e non in quello Anpal. Al momento non c’è possibilità di aggancio e ogni volta bisogna ricaricare i dati già caricati su altri due sistemi informativi. L’impossibilità di agganciare chi beneficia della misura al PUC crea una serie di problemi per la formazione e soprattutto per la copertura assicurativa».

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I NAVIGATOR

Ai centri per l’impiego di Afol Ovest Milano sono attivi 9 navigator, 5 a Legnano e 4 a Magenta, che si occupano principalmente di supportare gli operatori dei centri per l’impiego nella realizzazione di un percorso che coinvolga i beneficiari del reddito di cittadinanza dalla prima convocazione fino all’accettazione di un’offerta di lavoro congrua. In realtà avrebbero dovuto essere in tutto 11 i navigator assegnati ai due centri, ma nonostante ne siano arrivati meno del previsto «i loro numeri – sottolinea Betelli – sono molto buoni in termini di efficienza rispetto al panorama regionale»

Quella dei navigator è una figura «nata non proprio sotto una buona stella – aggiunge il direttore di Afol Ovest Milano -, sia per le problematiche che ci sono state a livello nazionale, sia perché sono stati bersagliati da un grande quantitativo di critiche, sia perché, dopo il concorso, la formazione e l’assegnazione alle strutture, nel momento in cui avrebbero dovuto iniziare ad essere pienamente operativi il Covid ha bloccato un po’ tutto. Alcuni centri per l’impiego si sono attrezzati subito per lavorare da remoto, altri non sono stati altrettanto celeri e di conseguenza il loro lavoro non è stato propriamente agevole, e certo non si può fargliene un torto. Nel nostro caso ci siamo mossi fin da subito: tutti i servizi sono rimasti aperti e anche i navigator hanno potuto continuare a lavorare, ma comunque in modalità ridotta. Questo in parte per i problemi legati all’attivazione dei PUC, in parte per la situazione del mercato del lavoro, che da noi ha fatto registrare un terzo di avviamenti in meno nei primi tre trimestri del 2020 rispetto allo stesso arco temporale del 2019. Bisogna tenere conto che la stragrande maggioranza dei percettori di reddito di cittadinanza avrebbe necessitato di politiche attive significative per il ricollocamento, ma la formazione per mesi è rimasta ferma e fare formazione da remoto a chi non ha un adeguato bagaglio tecnico, e a volte nemmeno un device da utilizzare, non è semplice».

Sulla testa dei navigator pende anche la “spada di Damocle” della scadenza dei contratti prevista per il prossimo aprile. E anche qui i problemi non mancano. «Il grosso rischio – conclude Maurizio Betelli – è che ad aprile non ci siano più i navigator ma non ci siano ancora i vincitori del concorso che avrebbero dovuto essere inseriti negli organici dei centri per l’impiego in base al piano per il potenziamento del personale. Cosa succederà non sono in grado di dirlo: chi oggi lavora non sarà in grado di sopperire alle carenze degli altri e sarà difficile garantire sia la quantità che la qualità dei servizi che dovrebbero essere erogati».

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 18 Febbraio 2021
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