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La storia di Chiarina Daolio, i viaggi durante le guerre balcaniche con colonne di tir per portare aiuti con Mir i dobro

Abbracciò la fede dopo un viaggio casuale a Medjugorje e grazie al suo rapporto con padre Jozo è stata per oltre trent'anni alla guida di carovane di tir carichi di beni di prima necessità tra bombe e proiettili: "Qualcuno da su mi ha aiutato. Mai avuto paura"

chiarina daolio


Chiarina Daolio e l’associazione Mir i Dobro sono state protagoniste di Soci All Time, la trasmissione di Radio Materia realizzata in collaborazione con CSV Insubria e dedicata alle storie del volontariato e del territorio. Una puntata che ha ripercorso oltre trent’anni di fede, solidarietà e aiuti umanitari, dai primi viaggi a Medjugorje fino alle attività che l’associazione porta avanti ancora oggi.

La storia di Chiarina Daolio è infatti quella di una vita cambiata da un viaggio a Medjugorje e trasformata, negli anni, in una lunga esperienza di solidarietà. Da quell’incontro inatteso con una fede vissuta in modo nuovo sono nati prima i viaggi umanitari nei Balcani e poi Mir i Dobro, l’associazione fondata a Varese nel 1991 che ancora oggi continua a sostenere persone e comunità in difficoltà.

Commercialista, madre di due figli e abituata, come racconta lei stessa, a ragionare secondo la logica per cui «due più due fa quattro», Chiarina arrivò per la prima volta a Medjugorje nel 1990 quasi per caso. Fu la sorella a convincerla a occupare un posto rimasto libero su un pullman.

A colpirla furono soprattutto alcuni giovani che pregavano all’esterno della chiesa. Non tanto ciò che stavano facendo, quanto l’intensità che Chiarina lesse sui loro volti. Qualcosa, in quel viaggio, lasciò un segno. Al ritorno anche le persone che lavoravano con lei notarono un cambiamento: era diventata, racconta, più paziente e comprensiva.

Da Medjugorje alla guerra nei Balcani

Poco tempo dopo, quella trasformazione personale incontrò la storia. Nel 1991, mentre nei Balcani cominciavano le ostilità, Chiarina si trovò coinvolta sempre più direttamente nella realtà di quelle popolazioni. Uno degli episodi che ricorda come un “segno” risale proprio a quei mesi. Durante un viaggio rimase bloccata al confine tra Slovenia e Croazia. Mentre il gruppo recitava il rosario, il passaggio venne riaperto per pochi minuti e il loro mezzo riuscì a transitare.

Ma fu soprattutto il rapporto con padre Jozo Zovko a dare una direzione concreta a quell’esperienza. Quando un amico le riferì che il frate aveva insistito sulle parole «carità cristiana», Chiarina comprese che non si trattava soltanto di pregare, ma anche di agire. Cominciò così a raccogliere generi alimentari e beni di prima necessità. Quando telefonò a padre Jozo per comunicargli che il materiale era pronto, arrivò una risposta che avrebbe segnato gli anni successivi: «Tu hai preparato, tu porterai» – le disse padre Jozo con la sua voce sottile.

Per Chiarina non era una decisione semplice. C’erano una famiglia, due figli, uno studio professionale e una vita da organizzare. Cercando una risposta nella preghiera, racconta di avere aperto la Bibbia trovando nel libro di Isaia un invito che interpretò come una conferma: «Vai, non temere».

Dalla stanza di Viggiù ai convogli con decine di tir

Le prime raccolte partirono da Viggiù, in una piccola stanza concessa dal parroco. Farina, zucchero, latte, vestiti e altri prodotti cominciarono però ad arrivare in quantità sempre maggiori, tanto che fu presto necessario trovare spazi più grandi. Un cliente mise a disposizione un magazzino e, grazie anche agli appelli attraverso Radio Maria e alla rete costruita insieme a persone come Alberto Bonifacio, l’attività crebbe rapidamente.

Dai primi furgoni si passò a veri e propri convogli umanitari. In alcuni viaggi arrivarono a muoversi insieme fino a 43 tir provenienti da diverse parti d’Italia, dal Piemonte all’Emilia, dal Veneto alla Toscana. A Chiarina spettava anche una parte fondamentale del lavoro organizzativo. Le competenze maturate nella professione diventarono uno strumento prezioso per preparare documenti, coordinare targhe e mezzi e affrontare un percorso che poteva richiedere il passaggio attraverso cinque diverse dogane con lei in prima fila di fronte agli orrori della guerra.

In quegli anni Mir i Dobro trasportò nei territori colpiti dalla guerra tonnellate di alimenti, vestiti, generatori e materiali di ogni genere. Tra le missioni più particolari ci fu anche il trasporto di nove campane di bronzo destinate a Široki Brijeg, affrontando un viaggio lungo e difficile tra maltempo e strade rese pericolose dal conflitto. Secondo quanto ricordato da padre Jozo, l’attività dell’associazione contribuì a sostenere e salvare dalla fame 48 paesi della Bosnia ed Erzegovina.

Il rapporto con padre Jozo e le opere costruite negli anni

Il rapporto con padre Jozo non rimase legato soltanto alle spedizioni umanitarie. Nel tempo divenne anche un punto di riferimento spirituale per l’associazione. Mir i Dobro organizzò grandi incontri dedicati alla spiritualità di Medjugorje anche in Italia. A Milano, negli spazi allora conosciuti come Mazda Palace e Palavobis, alcune giornate di preghiera, catechesi e celebrazione della Messa richiamarono migliaia di persone, arrivando in alcune occasioni a circa 20mila partecipanti.

L’impegno non si fermò all’emergenza della guerra. In collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi venne realizzato anche un centro per l’assistenza gratuita ai bambini con disabilità nella zona di Medjugorje.

Per Chiarina, però, seguire i “segni” ha significato anche imparare ad accettare i progetti che non andavano nella direzione immaginata. Lo racconta ricordando, ad esempio, il tentativo non riuscito di creare una casa per donne in difficoltà: quando una strada si chiudeva, la sua lettura era che probabilmente non fosse quella da percorrere.

Mir i Dobro oggi, dall’Ucraina al mercatino di Castiglione Olona

A più di trent’anni dalla sua nascita, Mir i Dobro continua la propria attività grazie soprattutto ai volontari e alle donazioni. Negli ultimi anni una parte degli aiuti è stata destinata all’Ucraina. L’associazione sostiene la parrocchia di Mukačeve approfittando anche dei mezzi ucraini che, dopo avere effettuato consegne in Italia, possono ripartire caricando beni destinati alle popolazioni in difficoltà.

Proseguono anche le iniziative spirituali, dai pellegrinaggi a Medjugorje agli esercizi guidati dai frati, organizzati anche nella casa di preghiera dell’associazione vicino a Sondrio. A Castiglione Olona, in via Cesare Battisti, è attivo inoltre un mercatino solidale dove vengono proposti abiti e prodotti nuovi donati da negozi e aziende. Il ricavato serve a finanziare le attività dell’associazione e i progetti umanitari.

Accanto alle missioni internazionali rimane anche l’attenzione alle fragilità più vicine. A Natale, per esempio, Mir i Dobro prepara pacchi con dolci e panettoni destinati alle persone senza dimora e continua a raccontare le proprie attività attraverso il giornalino “Aiutiamoli con Mir i Dobro”.

Quella iniziata più di trent’anni fa come una raccolta quasi improvvisata è diventata così una rete di volontariato capace di attraversare guerre, emergenze e cambiamenti. Al centro resta la stessa idea che accompagnò Chiarina Daolio fin dai primi viaggi: trasformare la fede in qualcosa di concreto, fatto di camion da caricare, documenti da preparare, chilometri da percorrere e persone da aiutare.

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Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it
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Pubblicato il 14 Ottobre 2026
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