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Legnano Pride, dal Guerriero senza armatura al corteo: “Mostrarsi per ciò che si è”

Nato da un percorso portato avanti dal collettivo Giargiame, il Pride partirà alle 15 da corso Italia e arriverà in piazza Mercato, dove sono previsti talk, performance artistiche e musica

l primo Pride di Legnano arriverà in città domenica 13 settembre. Un corteo, ma anche un percorso politico e culturale nato per parlare di diritti, creare spazi sicuri e portare anche in provincia quella visibilità che la comunità LGBTQI+ considera ancora necessaria. A raccontare come è nata l’iniziativa sono stati Matteo Bianchi e Francesco Funaro, ospiti di “Chi l’avrebbe mai detto”, la trasmissione di Radio Materia (ascolta il podcast).

L’appuntamento è alle 15 in corso Italia, all’angolo con via Alberto da Giussano. Da qui partirà il corteo che attraverserà Legnano fino a raggiungere, intorno alle 17, piazza Mercato, dove la giornata proseguirà con talk, performance artistiche, musica e momenti di sensibilizzazione.

Dal collettivo Giargiame al primo Pride di Legnano

Il percorso che ha portato alla manifestazione parte da lontano. Giargiame è nato a Legnano circa cinque anni fa e negli ultimi quattro anni e mezzo ha lavorato soprattutto per costruire occasioni di incontro e socialità dedicate alla comunità queer. Molte delle attività hanno trovato casa al Circolo Gagarin di Busto Arsizio, ma il collettivo ha organizzato iniziative anche a Legnano. Tra queste, in primavera, un cineforum dedicato alla storia dei movimenti LGBTQI+ realizzato insieme alla biblioteca comunale.

L’idea di organizzare un Pride a Legnano ha richiesto circa due anni di confronto. Alla base c’è soprattutto la volontà di creare sul territorio occasioni e luoghi nei quali le persone possano sentirsi libere di esprimersi. «Nelle grandi città come Milano è più semplice trovare spazi sicuri. In provincia questa possibilità è molto più limitata» spiegano Matteo Bianchi e Francesco Funaro. Una differenza che, secondo gli organizzatori, rende ancora più importante portare il Pride fuori dalle grandi città.

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Un manifesto costruito insieme alla città

Il Legnano Pride non nasce soltanto come manifestazione di piazza. Il 7 giugno, al centro sociale Il Salice, gli organizzatori hanno aperto alla cittadinanza la costruzione del manifesto politico dell’evento. Ne è nato un documento con un’impostazione intersezionale: alle rivendicazioni della comunità LGBTQI+ si affiancano quelle legate ai diritti delle donne, delle persone con disabilità e delle persone razzializzate, insieme ai temi dell’ecologia e della sostenibilità.

Alla costruzione del Pride partecipano diverse realtà del territorio, tra cui Woman, Eco, Warehouse, Giovani Democratici, ANFAS e UILDM e tante altre associazioni. L’obiettivo è allargare il discorso oltre una singola comunità, partendo dall’idea che discriminazioni e disuguaglianze possano assumere forme differenti ma abbiano spesso punti di contatto.

“Drop the Armor”: il Guerriero di Legnano senza armatura

A far discutere nelle ultime settimane è stata soprattutto l’immagine scelta per promuovere il Pride. Il celebre Guerriero di Legnano di piazza Monumento, tradizionalmente identificato con Alberto da Giussano, è stato reinterpretato graficamente senza la sua armatura. La scelta ha provocato la reazione del capogruppo cittadino di Fratelli d’Italia, che ha contestato l’utilizzo del simbolo. Gli organizzatori hanno risposto rivendicando la possibilità di utilizzare un’immagine che appartiene all’identità della città e che viene abitualmente ripresa anche da associazioni, società sportive e forze politiche. Dietro alla grafica, realizzata in collaborazione con Artists for Pride, c’è però soprattutto un messaggio. Il motto scelto è “Drop the Armor”, lascia cadere l’armatura.

La corazza diventa la metafora delle protezioni che molte persone costruiscono intorno alla propria identità per evitare giudizi, discriminazioni o violenze. Togliere quell’armatura significa quindi potersi mostrare senza essere costretti a nascondere una parte di sé. La polemica ha avuto anche un effetto paradossale. Bianchi e Funaro hanno osservato come il lavoro sul manifesto e le iniziative organizzate nei mesi precedenti avessero ricevuto poca attenzione, mentre il dibattito intorno al Guerriero abbia rapidamente acceso i riflettori sull’appuntamento.

Perché un Pride in provincia

Durante l’intervista a Radio Materia, Bianchi e Funaro hanno ripercorso anche le origini storiche dei Pride, a partire dai moti di Stonewall del 1969. Da allora le rivendicazioni sono cambiate, ma per gli organizzatori rimane centrale il tema della piena parità dei diritti. C’è poi una questione strettamente legata alla provincia. Secondo gli attivisti, rispetto alle grandi città sono ancora pochi gli spazi nei quali ragazze e ragazzi possano incontrarsi ed esprimersi senza sentirsi giudicati.

Una situazione diventata più evidente dopo la pandemia, con un impoverimento delle occasioni di socialità giovanile sul territorio. Bianchi e Funaro ricordano come in passato locali e spazi di aggregazione del Legnanese offrissero maggiori possibilità di incontro, mentre oggi queste occasioni sarebbero diminuite. Portare il Pride nelle strade di Legnano significa allora anche provare a riaprire uno spazio di confronto con chi conosce poco queste realtà. Non soltanto una giornata di festa, quindi, ma un’occasione per parlare direttamente con la città di discriminazioni, identità e diritti.

L’invito degli organizzatori è rivolto a tutti, anche a chi ha criticato l’iniziativa. Domenica 13 settembre il confronto si sposterà dalle polemiche sui social alle strade di Legnano, con l’obiettivo dichiarato di costruire una città nella quale ciascuno possa sentirsi a casa.

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Pubblicato il 08 Settembre 2026
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