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Intelligenza artificiale e medicina interna a Legnano con il prof. Salvatore Corrao e il prof. Antonino Mazzone

Al centro della serata il volume «Curare con "intelligenza"». Ha moderato il prof. Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di Medicina Interna della Università Statale di Milano.

mazzone

Sala Stemmi di Palazzo Malinverni affollata per la presentazione del libro «Curare con “Intelligenza”» ultimo lavoro letterario del prof. Salvatore Corrao, Professore Ordinario di Medicina Interna e Direttore Dipartimento Medico dell’ospedale civico di Palermo. Non solo, tra i presenti, il sindaco Lorenzo Radice che ha aperto la serata, ma anche amministratori pubblici, dirigenti ospedalieri, medici, Norberto Albertalli presidente della Fondazione Quattro Ospedali, il dott. Gianmarco Locati neo presidente della Famiglia Legnanese. Ha moderato l’incontro il prof. Pier Mannuccio Mannucci, Professore emerito di Medicina Interna della Università Statale di Milano. E’ intervenuto il prof. Antonino Mazzone, direttore Dipartimento Medico ASST Ovest Milano.

Al centro della serata il volume «Curare con “Intelligenza”», con attenzione all’intelligenza artificiale tra sapere medico e decisione umana, con una riflessione sul rapporto tra innovazione tecnologica, ragionamento clinico e responsabilità professionale nella medicina contemporanea. «Alla luce di queste trasformazioni – ha affermato l’autore-, diventa necessario affermare con chiarezza un principio di politica sanitaria: il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno della medicina interna. Ha bisogno di una medicina interna forte, capace di coordinare i percorsi clinici dei pazienti complessi e di integrare le competenze specialistiche all’interno di una visione unitaria della persona malata. Ma ha bisogno soprattutto di veri internisti, professionisti che sappiano interpretare fino in fondo la missione di questa disciplina: affrontare la complessità clinica senza ridurla a frammenti specialistici e garantire che l’innovazione tecnologica, inclusa l’intelligenza artificiale, rimanga sempre al servizio della cura».

Interessante il passaggio sull’attenzione da riservare a una solida competenza clinica in grado di governare l’IA: «L’ipersensibilità algoritmica può produrre falsi positivi, allarmi inutili e richieste di esami non necessari. Questo si traduce in un sovraccarico diagnostico, in maggiore ansia per il paziente e per i familiari e in uno spreco di risorse che il sistema sanitario fatica già a sostenere. È il rischio di una medicina ipervigilante che finisce per fare troppo, troppo presto e talvolta senza un reale beneficio. Per questo parlo di alleanza e non di delega. L’IA è utile quando amplifica il ragionamento, perché ti fa notare pattern non ovvi, ti aiuta nel pre-triage decisionale, raffina l’euristica, ma la responsabilità ultima del “prendersi cura” resta umana, perché richiede ascolto, comunicazione e tolleranza del dubbio».

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Pubblicato il 26 Marzo 2026
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