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Rescaldina, il progetto “Integration Machine” continua fino al 2023

La prosecuzione di "Integration Machine" è stata bocciata dal centrodestra e ha incontrato le perplessità del M5S per il progetto legato all'ex Bassettino

ex bassettino rescaldina

“Integration Machine” a Rescaldina continuerà per altri tre anni. Piazza Chiesa ha deciso di portare avanti fino al 2023 il progetto nato negli anni scorsi in collaborazione con Legnano e Castano Primo e inserito di Città Metropolitana in quel “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie” risultato tra i vincitori del bando periferie promosso da Palazzo Chigi nel 2016.

L’obiettivo era quello di riqualificare le periferie dell’Alto Milanese attraverso una “macchina per l’integrazione” che, a partire dalla rigenerazione di tre edifici – uno per ciascuno dei tre comuni – innescasse un processo di inclusione sociale. Processo cui l’amministrazione “targata” Vivere Rescaldina ha deciso ora di dare continuità per altri tre anni ad un costo annuo di 62mila euro, proseguendo il lavoro iniziato in via Aldo Moro sull’esclusione scolastica, sulla precarietà lavorativa, sulla consapevolezza di quartiere e sull’empowerment sociale, all’ex Bassettino sulla precarietà sociale, sul disagio familiare e sui rischi connessi all’uso di stupefacenti e in via Repetti con l’aggregazione culturale a tema ecologico nelle forme della rigenerazione hardware e della ciclo-officina.

Il via libera alla proposta della maggioranza è arrivato con il voto contrario del centrodestra e con l’astensione del Movimento 5 Stelle. Dai banchi dell’opposizione Mariangela Franchi, capogruppo del centrodestra, ha puntato il dito sulla mancanza di obiettivi misurabili. «Un investimento di denaro così significativo come quello che è stato fatto e che si chiede di prorogare ancora per altri tre anni ha il dovere di dare ai cittadini, per obbligo di trasparenza, degli esiti concreti. Non riusciamo a capire con quale motivazioni impegnare nuovo denaro per altri tre anni in qualcosa che ha degli obiettivi che, di nuovo, non sono misurabili. Se tre anni fa c’era un problema oggi avremmo dovuto avere dei dati concreti o perlomeno degli indicatori di risultato del processo se vogliamo proseguire altri tre anni: dobbiamo rendere conto alla popolazione del budget che si va a spendere. Nel progetto avrebbe dovuto essere già inserito il cronoprogamma, così avremmo potuto vedere prospettive concrete, misurabili e oggettive».

Dal Movimento 5 Stelle, invece, sono arrivate «forti perplessità sul progetto per l’ex Bassettino, che viene vissuto come un’isola separata dalla collettività con la quale stenta ad integrarsi, in contraddizione con l’obiettivo di “Integration Machine” – ha spiegato il capogruppo, Massimo Oggioni -. Si stanno generando anche delle problematiche di natura sociale soprattutto per la contiguità rispetto alla scuola media, la cui popolazione è nell’età in cui si cercano dei modelli da emulare, spesso nei giovani un po’ più grandi che hanno sotto gli occhi: il fatto che ci sia questo modello che non sta funzionando a livello di integrazione cerca un pericoloso corto circuito».

Il dibattito, che a tratti si è fatto anche piuttosto “pepato” con il capogruppo di maggioranza Michele Cattaneo che si è scontrato sia con il centrodestra, sia con il Movimento 5 Stelle, non ha comunque cambiato la posizione di Vivere Rescaldina. «Noi dobbiamo sentirci responsabili di questi ragazzi – ha messo in chiaro l’assessore alla partita, Enrico Rudoni -: abbiamo creato luoghi degradati e non adatti ai ragazzi, abbiamo fatto sì che questi ragazzi fossero emarginati per gran parte della loro crescita educativa e sociale, avremmo avuto la possibilità di accoglierli e di cercare di fare qualcosa per loro a livello scolastico e sociale ben prima del 2020 e non l’abbiamo fatto. Se tutto questo è vero, la domanda è qual è la motivazione per non pensare alle esigenze di queste persone in questo momento».

«Non voglio dire che questi progetti vedranno obiettivi tangibili nel breve periodo, ma le percentuali di successo scolastico in via Aldo Moro sono passata dal 2000 al 2018 dal 50% al 21% di bocciature tra i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado, i ragazzi che non hanno preso la licenza media sono scesi da 15 a 2 e quelli che hanno frequentato solo brevi corsi di formazione da sei a tre, mentre gli iscritti agli professionali sono saliti da 10 a 16 – ha aggiunto il vicesindaco -. I ragazzi dell’ex Bassettino, invece, sono passati dal non riuscire ad uscire da una condizione di totale assenza di motivazioni all’avere, nella maggior parte dei casi, un lavoro e due coppie sono andate a convivere. Davanti a questi risultati, la vera domanda è come è possibile non spendere i soldi per questi obiettivi».

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 06 Gennaio 2021
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