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L’arte come “terapia d’urto”: Naty Chiapparini in mostra a Legnano con “Capitolo 20025”

L’artista parabiaghese porterà le sue opere a Capitolo 20025, sabato 12 settembre alla Biblioteca di Legnano. Un “picnic d’arte” tra emozioni e colore

Generico 07 Sep 2026

Tra gli artisti che parteciperanno sabato 12 settembre a “Capitolo 20025”, l’appuntamento della Biblioteca di Legnano dedicato agli artisti locali, ci sarà Naty Chiapparini. Per l’occasione l’artista parabiaghese porterà alcune delle sue opere più recenti e ha scelto di chiamare il suo spazio un “picnic d’arte”, con i quadri sui cavalletti in mezzo all’erba. Un modo informale di presentare il proprio lavoro che rispecchia una concezione dell’arte lontana dai piedistalli e profondamente legata alle emozioni. Con lei abbiamo fatto una chiacchierata in vista dell’evento.

La partecipazione a Capitolo 20025 segna anche un ritorno particolare a Legnano, città dove si è aperto uno dei primi capitoli importanti del suo percorso artistico. La prima selezione arriva infatti con il maestro Santo Nania di Legnano, che all’epoca cercava artisti per la sua galleria di via Roma. Un primo riconoscimento che le permette di iniziare a confrontarsi con esposizioni e selezioni.

Successivamente, sfogliando la rivista Arte, Chiapparini scopre una selezione dedicata a nuovi artisti e inizia un percorso con Guido Folco del MIIT di Torino. Arrivano così nuove esposizioni e riconoscimenti. L’artista ricorda esperienze a Venezia, Trieste, Barcellona, Stoccarda e Madrid e la vittoria del Premio Raffaello.

La passione viene da molto più lontano. «È iniziato da sempre», racconta Chiapparini ricordando quando da bambina si divertiva a ridisegnare Snoopy e Paperino. Poi la vita ha seguito altre strade, fino al ritorno alla creatività e all’avvicinamento anche alla fotografia. Autodidatta, negli anni ha continuato a studiare, fare ricerca, visitare mostre e raccogliere stimoli, costruendo progressivamente un linguaggio personale.

«Per me l’arte è qualcosa di viscerale: deve uscire e lo devo mettere sulla tela. È una terapia d’urto», racconta. Nei quadri finiscono così i momenti belli e quelli difficili, le cicatrici, i ricordi e quelle emozioni capaci di riaffiorare all’improvviso, magari ascoltando alla radio una canzone che non si sentiva da anni. «Quando guardo i miei lavori mi ricordo perfettamente com’ero in quel momento». Ogni tela conserva quindi una parte della sua storia e dello stato d’animo con cui è stata realizzata.

Chiapparini definisce la sua ricerca «astrattismo informale», ma per raccontare il senso più profondo del proprio lavoro sceglie un’altra espressione: «L’imperfezione di essere autentici».

«Io sono imperfetta e assolutamente autentica e nella mia imperfezione c’è sempre una rottura – spiega –. A volte inizio e non so nemmeno bene quello che sto facendo. Poi, però, c’è sempre qualcosa che ritorna in armonia». La rottura può essere una colatura, o un gesto improvviso. Il quadro non nasce necessariamente da un progetto stabilito in ogni dettaglio, ma dall’istinto: «Quando sono davanti alla tela non ci ragiono troppo. C’è qualcosa che viene in quel momento perché sono spinta da un’emozione, da un’energia».

Anche la tecnica segue questa necessità di immediatezza. Chiapparini utilizza soprattutto l’acrilico proprio perché asciuga velocemente. «Il risultato lo devo avere subito. Lo voglio subito, non devo aspettare». E quando l’acrilico da solo non basta a creare la rottura che sta cercando, entrano in gioco materiali decisamente meno convenzionali. «Uso l’ombretto per gli occhi, lo smalto, il pennarello nero».

Il punto di arrivo, però, è sempre la ricerca di un equilibrio. «Cerco l’armonia, cerco di mettere sulla tela quello che ho sentito, quello che mi è piombato addosso, quello che mi ha sconquassato l’anima». Uno “sconquassamento” che può essere positivo o negativo e che sulla tela prende forma attraverso colori, movimenti, colature e segni.

Anche per questo la dimensione informale di Capitolo 20025 sembra adattarsi particolarmente al suo modo di vivere l’arte. Chiapparini non nasconde infatti una certa distanza dall’idea dell’opera semplicemente appesa alle pareti di una galleria. «Quando vedo i miei quadri in galleria io vorrei la musica, vorrei i fiori per terra, vorrei tutta questa combinazione di cose». L’arte, nella sua visione, deve diventare un’esperienza viva, capace di creare un ambiente e di raggiungere anche chi magari non sceglierebbe spontaneamente di entrare in una galleria.

Da qui nasce anche il “picnic d’arte” che porterà a Capitolo 20025.  «L’arte alla fine è anche questo: il cavalletto sull’erba, con gli acrilici che colano. Io sono questo».

CAPitolo 20025 Legnano: record di partecipazioni con quasi 120 fra autori e artisti

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 10 Settembre 2026
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