L’omicidio di Castellanza riaccende i riflettori sui boschi dello spaccio. La rete dei Comuni contro la droga
Tra le ipotesi più accreditate dietro l'omicidio per gli inquirenti c'è quella di un regolamento di conti nell’ambito del traffico di droga
Dopo l’omicidio del 41enne di origini marocchine scaricato in una zona boschiva vicino a Castellanza, dove è stato ritrovato il corpo in un parcheggio di via Piemonte, si riapre il dibattito sullo spaccio nei boschi del Rugareto. Una delle ipotesi più accreditate, sulla quale lavorano carabinieri di Varese e Procura di Busto Arsizio, è infatti quella di un regolamento di conti nell’ambito del traffico di droga.
Un fenomeno che non si ferma ai confini comunali e che ben conoscono non solo le Forze dell’Ordine, che di retata in retata provano a fermarlo, ma anche i sindaci dei territori coinvolti, che provano a loro volta ad intervenire per il contrasto, nei limiti delle possibilità delle amministrazioni comunali. Marnate e Rescaldina, ad esempio, dall’estate hanno attivato un servizio di pattuglie congiunte che ha tra i propri obiettivi proprio il contrasto dello spaccio.
«La convenzione con Rescaldina per la Polizia Locale ci dà la possibilità di fare pattuglie congiunte – spiega Marco Scazzosi, sindaco di Marnate -. È nata proprio perché ci siamo resi conto che tra il nostro territorio e Rescaldina c’era un passaggio molto importante». Una necessità emersa anche durante i controlli effettuati sul territorio di Rescaldina. «L’appello era arrivato anche dal Comune di Rescaldina – aggiunge -: quando effettuavano le pattuglie vedevano che l’attività si spostava verso la nostra zona. Da qui l’idea di intervenire insieme, cercando di aggirare questo meccanismo. La convenzione è partita a tutti gli effetti poco prima delle ferie e le pattuglie hanno operato anche durante l’estate».
L’obiettivo è aumentare la presenza sul territorio e ostacolare l’attività legata allo spaccio. «L’obiettivo delle pattuglie congiunte è cercare di creare un deterrente e disturbare sia i consumatori, sia chi rifornisce le aree di spaccio». Dai controlli sarebbe emersa anche la capacità degli spacciatori di reagire rapidamente all’arrivo delle forze dell’ordine. «Abbiamo notato che quando arriva una pattuglia nelle zone che conosciamo come punti sensibili, l’attività sembra fermarsi. Questo fa pensare che dietro ci sia un sistema di comunicazioni molto capillare». Le modalità di vendita sono infatti molto rapide: il consumatore arriva in auto, si ferma per poco tempo e il pusher esce per effettuare la consegna.
La situazione condiziona anche la possibilità di utilizzare le aree boschive per iniziative rivolte ai cittadini. Organizzare attività nei boschi, spiega Scazzosi, è diventato sempre più difficile proprio per la presenza dello spaccio. I controlli sono stati notati anche dai residenti. «Anche i cittadini si sono accorti delle pattuglie. Vedere la Polizia locale e i Carabinieri presenti o fermi in queste zone serve anche a far percepire che le Forze dell’Ordine ci sono».
La convenzione tra Rescaldina e Marnate, sottoscritta a maggio 2026, prevede tre servizi congiunti al mese, che fin qui hanno portato ad oltre una decina di posti di controllo “volanti”, posizionati in punti sempre diversi nel tentativo di disorientare la rete dello spaccio. «L’auspicio è che questo tipo di attività possa essere esteso – e che anche le altre Polizie Locali confinanti aderiscano alla convenzione – sottolinea Rosario Vitolo, assessore alla Prevenzione e Sicurezza Sociale di Rescaldina -: abbiamo avuto feedback positivi da parte della cittadinanza, e questo strumento può alleggerire le Forze di Polizia, consentendogli di intervenire a fronte di segnalazioni mirate e di concentrarsi su altre attività. Crediamo molto nella finalità per cui è nata questa convenzione e stiamo lavorando per estenderla. Ci stiamo confrontando con Castellanza, e auspichiamo che anche Gorla Minore possa aderire: in questo modo, si chiuderebbe il cerchio nella zona di confine lungo il lato ovest delle aree boscate».
Foto di archivio
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