Flavia Carlini a NOIse: dal passato fascista alla disillusione politica delle nuove generazioni
Proprietà dei giornali, sponsor, querele temerarie, memoria storica e partecipazione: una conversazione che attraversa alcuni dei nodi della democrazia italiana e prova a leggere la disillusione delle nuove generazioni
La storia politica italiana, il rapporto con il fascismo, la crisi dell’informazione e la difficoltà delle nuove generazioni a riconoscersi nella politica. Sono alcuni dei temi affrontati da Flavia Carlini, attivista, scrittrice, giornalista e scienziata politica, nell’intervista condotta da Arianna Bonazzi al Festival della Meraviglia e diventata un nuovo episodio di NOIse, il podcast di Radio Materia.
Nata nel 1996, Carlini ha lavorato per le Nazioni Unite e collabora con testate giornalistiche e programmi televisivi, occupandosi anche di debunking e fact-checking in ambito sociopolitico. È inoltre vicepresidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti fondamentali della persona.
Dal fascismo alla Repubblica, il tema della continuità
Uno dei punti centrali della conversazione riguarda la lettura della storia italiana e, in particolare, il rapporto tra fascismo e Repubblica. Carlini mette in discussione l’espressione “onda nera”, utilizzata per descrivere il recente rafforzamento della destra, perché a suo giudizio rischia di rappresentare come una novità qualcosa che avrebbe invece radici molto più profonde.
Secondo la sua analisi, la fine della Seconda guerra mondiale non avrebbe prodotto una completa cesura negli apparati dello Stato. Carlini richiama la permanenza, nell’Italia repubblicana, di funzionari provenienti dalle strutture del regime fascista, inserendo questa continuità nel contesto della Guerra fredda e degli interessi occidentali nel contenimento del comunismo.
A questo si aggiunge una riflessione sulla memoria collettiva. Per Carlini l’Italia avrebbe costruito nel dopoguerra una rappresentazione autoassolutoria del proprio passato, concentrando le responsabilità soprattutto su Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III e lasciando in secondo piano il consenso di cui il fascismo godette in una parte significativa della società italiana.
“L’informazione è morta”: la critica al sistema dei media
L’altro grande tema affrontato con Arianna Bonazzi è lo stato del giornalismo. Carlini usa una formula molto netta, «l’informazione è morta», per introdurre una critica ai condizionamenti che, a suo giudizio, limitano l’autonomia delle redazioni e dei giornalisti.
Nella sua analisi individua diversi livelli di pressione. Il primo riguarda la proprietà dei mezzi di informazione e il peso dei grandi gruppi economici ed editoriali. Il secondo è quello degli investitori pubblicitari, che possono rendere più difficile affrontare in maniera indipendente argomenti capaci di danneggiare gli interessi di aziende e sponsor.
Un ulteriore problema è la crescente dipendenza dalle fonti istituzionali e dai comunicati ufficiali, con il rischio che il lavoro giornalistico perda progressivamente la propria funzione critica. Infine, Carlino richiama il tema delle querele temerarie, utilizzate secondo l’attivista come strumento di pressione nei confronti di chi conduce inchieste o pubblica contenuti scomodi. Il risultato può essere un’autocensura dettata dai costi e dai rischi di un procedimento giudiziario.
L’Intergruppo parlamentare e il rapporto tra cittadini e istituzioni
Nel corso dell’intervista trova spazio anche l’esperienza dell’Intergruppo parlamentare per i diritti fondamentali della persona, del quale Carlini è vicepresidente. L’obiettivo, spiega, è creare un canale tra società civile e Parlamento attraverso forme di democrazia partecipativa e consultiva. Cittadini, associazioni e realtà impegnate sui territori possono portare proposte e questioni all’attenzione delle istituzioni, con la possibilità che queste vengano tradotte in iniziative parlamentari, emendamenti o proposte legislative. È un tentativo di ridurre la distanza tra la politica istituzionale e una parte della società che spesso non trova nei partiti tradizionali uno spazio nel quale riconoscersi.
La crisi della sinistra e la critica al governo Meloni
Carlino affronta anche il tema dell’identità politica della sinistra italiana, sostenendo che negli ultimi decenni si sia progressivamente ridotto lo spazio per una proposta realmente radicale e alternativa. Nella sua lettura, questa difficoltà emerge anche davanti alle grandi questioni internazionali, a partire dalla Palestina, sulle quali una parte delle forze politiche faticherebbe ad assumere posizioni nette.
L’attivista contesta inoltre la rappresentazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni come “underdog”. La sua analisi insiste sulla storia politica di Fratelli d’Italia e sulle sue radici nella tradizione della destra italiana che passa dal Movimento Sociale Italiano e dalla figura di Giorgio Almirante. Una lettura che porta Carlini a considerare l’attuale destra di governo non come un elemento estraneo al sistema di potere italiano, ma come parte di una storia politica più lunga.
Giovani, G8 di Genova e nuove forme di partecipazione
La parte conclusiva dell’intervista guarda alle nuove generazioni e alla loro crescente distanza dalla politica tradizionale. Per Carlini, un passaggio fondamentale per comprendere questa disillusione è rappresentato dal G8 di Genova del 2001, indicato come un momento capace di incidere profondamente sulla fiducia nella possibilità di cambiare il sistema attraverso la mobilitazione collettiva.
Questo, però, non significa necessariamente assenza di partecipazione. Secondo l’attivista e politologa, l’impegno politico si manifesta oggi anche attraverso modalità differenti da quelle tradizionali e non sempre facilmente misurabili: dalle mobilitazioni su singoli temi alle campagne dal basso, fino al boicottaggio come scelta politica individuale e collettiva.
Il filo che attraversa l’intera conversazione è così quello della partecipazione e della possibilità di costruire un’opposizione capace di andare oltre i compromessi consolidati. Una riflessione che dal passato dell’Italia arriva al presente dell’informazione e della politica, interrogandosi su quali spazi rimangano oggi per il dissenso e per l’azione collettiva.










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.