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Polo Baraggia, il Comitato No Discarica di Cerro Maggiore riparte dal parere legale

Nei giorni scorsi il comitato ha organizzato un incontro che ha messo al centro il parere legale sull'iter amministrativo relativo all'accordo di programma per l'area

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Serata di confronto con il Comitato No Discarica per il futuro del Polo Baraggia, l’area a cavallo tra Cerro Maggiore e Rescaldina al centro di tante battaglie contro l’allora discarica negli anno ’90. L’incontro dei giorni scorsi, aperto anche alla partecipazione online, ha messo al centro il parere legale commissionato dal comitato sull’iter amministrativo relativo all’accordo di programma per l’area.

Il parere legale

Al centro dell’incontro l’analisi del parere legale commissionato da 12 componenti del comitato. «Lo studio ha fornito un riscontro decisamente positivo, individuando elementi di forte vulnerabilità nel percorso amministrativo che ha accompagnato la storia della discarica ed evidenziando ampi margini di manovra giuridica – sottolineano dal comitato -. Il nodo cruciale emerso dall’analisi svela un cortocircuito istituzionale senza precedenti sulla gestione dell’accordo di programma originario. Il parere legale evidenzia infatti che l’sccordo non è mai stato legittimamente chiuso dalla Commissione di Vigilanza, che non ne aveva il potere formale, né poteva considerarsi esaurito nei fatti, dato che la rinaturalizzazione dell’area non è mai stata portata a termine».

«A inficiare l’efficacia dell’accordo di programma sono stati invece i successivi atti di indirizzo politico e amministrativo adottati dalle amministrazioni di Cerro Maggiore e Rescaldina – aggiungono dal comitato – Tali atti e le relative convenzioni successive si sono fondati, e si fondano tuttora, sul discutibile presupposto che l’accordo fosse già chiuso. In sostanza, è stato assunto e dichiarato un presupposto falso per poter procedere a nuove convenzioni che, non essendo state impugnate all’epoca, hanno eroso la validità dell’atto originario partendo da una base del tutto errata».

Dal parere, inoltre, per il comitato sono emersi «profili critici che potrebbero configurare l’intervento della Corte dei Conti». «Esiste il rischio concreto che il proseguimento dell’iter, così come strutturato, possa tradursi in un danno erariale per la pubblica amministrazione – concludono -.  Il comitato non cerca una prova di forza legale fine a se stessa, ma lancia un messaggio chiaro e documentato ai sindaci: finora si è agito su basi amministrative totalmente errate. Ora che le carte sono scoperte e che emerge anche il rischio concreto di un danno erariale davanti alla Corte dei Conti, le amministrazioni hanno un’opportunità irripetibile per riconsiderare le proprie scelte. Fermatevi prima del disastro: l’analisi legale offre gli strumenti giuridici perfetti per fare un passo indietro, rivedere i provvedimenti in autotutela e raddrizzare il tiro, rimettendo al centro il bene delle comunità».

Le mozioni nei Comuni limitrofi

La serata è stata anche l’occasione per fare il punto sulle mozioni presentate nei mesi scorsi in diversi Comuni del territorio, con l’obiettivo di «esercitare una chiara pressione politica affinché le amministrazioni vicine prendano una posizione netta» e con la richiesta di istituire un fondo di perequazione per «ridistribuire le risorse per permettere ai Comuni limitrofi di effettuare opere di mitigazione per i disagi, l’inquinamento e i danni che l’eventuale riapertura degli sversamenti in cava porterà inevitabilmente a tutto il territorio».

«Mentre tutti gli altri enti si sono mostrati aperti al principio della condivisione, il Comune di Cerro Maggiore si è categoricamente rifiutato di applicare questa misura di equità, decidendo di non voler redistribuire alcuna quota a tutela dei territori vicini – è la critica del comitato -. Questo atteggiamento dimostra nei fatti quanto l’amministrazione di Cerro Maggiore sia ormai drammaticamente isolata dal punto di vista istituzionale. Un isolamento cieco che non penalizza solo chi è temporaneamente in carica, ma che crea un danno enorme a tutta la comunità locale, che si trova così priva di alleati e di tutele in una partita fondamentale per il futuro del territorio».

La situazione di Rescaldina

Durante l’incontro il comitato ha messo nel mirino anche la situazione del Comune di Rescaldina. «L’amministrazione rescaldinese, invitata alla Conferenza di Servizi, ha espresso a suo tempo un parere condizionato che, nella realtà dei fatti, si è tradotto in un via libera alla nuova convenzione presentata da Cerro Maggiore in accordo con il privato – è la critica mossa dal comitato -. Rescaldina aveva vincolato il proprio parere positivo alla risoluzione delle criticità viabilistiche e ambientali, fidandosi della promessa dell’operatore di presentare un piano di convenzione specifico che prevedesse il conferimento sul proprio territorio esclusivamente di terre e rocce da scavo, una condizione peraltro resa obbligatoria dal PGT di Rescaldina, che non consentirebbe altro tipo di sversamenti».

«Da quanto risulta al comitato, tuttavia, questa convenzione specifica non è mai stata realmente proposta né formalizzata all’amministrazione di Rescaldina – continuano -. Il Comune si ritrova così penalizzato e senza reali garanzie: dando il proprio assenso formale alla convenzione di Cerro Maggiore ha sbloccato l’iter complessivo, ma è rimasto col cerino in mano, privo delle tutele che l’operatore si era impegnato a garantire».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 10 Giugno 2026
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