La Repubblica, 80 anni dopo il referendum del 2 giugno 1946: “Siamo all’altezza di quell’eredità?”
Le celebrazioni per il 2 giugno, che la pioggia ha relegato alla Sala Stemmi di Palazzo Malinverni, mettono (anche) Legnano davanti allo specchio
La Repubblica, 80 anni dopo. C’è stato un cortocircuito tra le speranze affidate alle urne il 2 giugno 1946 e la realtà di oggi, fatta di astensionismo che svuota le urne, violenza di genere che non si ferma, precarietà e morti sul lavoro? Le celebrazioni per il 2 giugno, che la pioggia ha relegato alla Sala Stemmi di Palazzo Malinverni, mettono (anche) Legnano davanti allo specchio, uno specchio attraverso il quale la memoria storica diventa il parametro di valutazione della società di oggi.

«La Repubblica non è qualcosa di distante da noi, ma siamo noi – ha sottolineato il sindaco Lorenzo Radice nel suo discorso -: vive nelle istituzioni, ma vive soprattutto nelle persone che ogni giorno la costruiscono con il proprio impegno civile, nel lavoro, nel volontariato, nella partecipazione e nella cura del bene comune. Perché la Repubblica non è un’opera conclusa una volta per tutte. È un progetto che ogni generazione è chiamata a completare. E proprio pensando a questa eredità, oggi mi pongo una domanda. Non tanto cosa abbiano ancora da dirci quelle donne e quegli uomini che ottant’anni fa costruirono la Repubblica, ma cosa abbiamo noi da dire a loro».
«Cosa diremmo a chi conquistò il diritto di voto per le donne, guardando alle discriminazioni che ancora esistono e alle troppe violenze che colpiscono ogni giorno le donne nel nostro Paese – si è chiesto il primo cittadino -? Cosa diremmo a chi scrisse che la Repubblica è fondata sul lavoro, osservando le difficoltà di tanti giovani nel costruirsi un futuro, le situazioni di sfruttamento e le troppe morti sul lavoro che ancora oggi continuano a verificarsi? Cosa diremmo a quei milioni di italiani che nel 1946 parteciparono in massa al referendum, sapendo che oggi l’astensione rappresenta una delle principali fragilità della nostra democrazia? E cosa diremmo a chi riuscì a scrivere una Costituzione straordinaria attraverso il confronto tra posizioni anche molto lontane, osservando quanto spesso oggi il dibattito pubblico si riduca a slogan, contrapposizioni e comunicazione istantanea?».

«Forse la domanda più importante non è se quei valori siano ancora attuali – ha concluso Radice -. La vera domanda è se noi siamo all’altezza di quell’eredità. Per questo il 2 giugno non è soltanto un anniversario da celebrare. È un richiamo alla responsabilità che ciascuno di noi ha come cittadino, nel proprio lavoro, nelle proprie scelte e nei rapporti con gli altri. Le donne e gli uomini del 1946 votarono un’idea di futuro: un Paese più libero, più giusto e più democratico. Sta a noi realizzare pienamente quella visione e non tradire la speranza che era racchiusa in quel voto».









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