Istituti tecnici, la riforma divide. Sindacato pronto allo sciopero (Cgil Legnano): “Meno formazione, più logiche d’impresa”
Il sindacalista Pippo Frisone, della FLC CGIL Legnano, commenta la riforma in vista dello sciopero del 7 maggio
(foto archivio) Dopo i pesanti interventi sull’Istruzione Tecnica introdotti con la Riforma Gelmini — che hanno comportato tagli agli organici, riduzione dell’orario settimanale da 36 a 32 ore e una significativa contrazione delle attività di laboratorio — il settore torna oggi al centro del dibattito con un nuovo intervento normativo destinato a far discutere.
«Con il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio, attuativo degli articoli 26 e 26-bis del DL 144/22, prende forma una riorganizzazione dei percorsi degli istituti tecnici che, secondo molti osservatori, rischia di spingere ulteriormente questi indirizzi verso una marcata professionalizzazione. I curricoli, infatti, dovranno “adeguarsi costantemente alle esigenze dei settori produttivi di riferimento”, in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – spiega il sindacalista Pippo Frisone, FLC CGIL Legnano -. Una trasformazione che arriva in tempi strettissimi, con le iscrizioni scolastiche già di fatto concluse — seppur prorogate al 21 febbraio — e senza una fase di sperimentazione. Un elemento che alimenta le critiche di chi parla apertamente di “riforma al buio” scaricata sulle famiglie. Dal punto di vista organizzativo, il monte ore settimanale resta formalmente fermo a 32 ore, ma cambia profondamente la distribuzione interna: nel primo biennio si passa a 891 ore annuali, mentre nel triennio si sale a 1.122 ore. Al quinto anno è previsto un ulteriore taglio, con la riduzione da 32 a 30 ore settimanali».
«Le modifiche – prosegue Frisone – incidono su diverse discipline. Nel settore economico si riducono le ore di Geografia e della seconda lingua straniera; in quello tecnologico diminuiscono le ore dedicate alle scienze sperimentali e alla rappresentazione grafica. Tagli e rimodulazioni riguardano anche materie fondamentali come Arte, Italiano in quinta, Disegno tecnico, Informatica ed Economia aziendale. Secondo i critici, si tratta di interventi che rischiano di indebolire la formazione complessiva degli studenti, anche attraverso accorpamenti tra ambiti scientifici differenti.
A rendere ancora più complesso il quadro è il mancato coinvolgimento del personale scolastico e l’assenza di linee guida chiare. Un giudizio severo è arrivato anche dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che il 10 aprile ha espresso un parere fortemente critico, evidenziando possibili ricadute negative sugli organici, il rischio di esuberi e tempistiche considerate troppo stringenti e difficilmente gestibili dalle scuole. Nel tentativo di affrontare le criticità, il Ministero ha emanato una circolare interpretativa che, secondo molti, finisce però per contraddire lo stesso impianto della riforma. Il provvedimento invita infatti gli istituti a utilizzare la quota del curricolo destinata all’autonomia scolastica — 132 ore nel primo biennio, 198 nel secondo e 231 nel quinto anno — secondo criteri rigidi e predeterminati, riducendo di fatto gli spazi di autonomia dichiarati dal decreto. Netta la posizione della FLC-CGIL, che da mesi chiede il rinvio di un anno dell’entrata in vigore della riforma. Dopo tre tentativi di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, giudicati inconcludenti per l’assenza di dati chiari sugli effetti del provvedimento, il sindacato ha proclamato lo sciopero nazionale di tutto il personale degli istituti tecnici per l’intera giornata del 7 maggio 2026. “Non è un no al progresso — spiegano i promotori della mobilitazione — ma a un ritorno al passato”. Nel mirino ci sono riforme considerate “pasticciate”, accusate di piegare l’istruzione tecnica alle esigenze delle imprese e di introdurre, già dalle seconde classi, un anticipo delle esperienze scuola-lavoro che rischia di trasformarsi in una forma di apprendistato precoce. Una prospettiva che, secondo i critici, finirebbe per orientare troppo presto il futuro di ragazzi e ragazze appena quattordicenni.Il confronto resta aperto, ma il clima nelle scuole è già teso. E il 7 maggio si preannuncia come un primo banco di prova per misurare il dissenso verso una riforma che continua a dividere il mondo dell’istruzione».










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