Nuove povertà, emergenza educativa e tecnologia: le proposte dei candidati sindaci a Legnano
Pienone a Palazzo Leone da Perego per il confronto tra i candidati sindaco a Legnano su sociale e nuove povertà, organizzato dall'Associazione De Gasperi
Tutto esaurito a Palazzo Leone da Perego per il secondo confronto tra i quattro candidati alla carica di sindaco alle prossime elezioni amministrative a Legnano. Mercoledì 29 aprile, dopo il “debutto” in Confcommercio dedicato al commercio locale, Mario Almici (centrodestra), Federico Amadei (Patto civico), Lorenzo Radice (centrosinistra) e Carolina Toia (Lista Toia) sono stati chiamati a confrontarsi su sociale e nuove povertà, in un dibattito organizzato dall’Associazione De Gasperi e moderato da Luciano Piscaglia.
La Legnano sussidiaria
Primo punto all’ordine del giorno del confronto elettorale organizzato dall’Associazione De Gasperi le nuove povertà e la sussidiarietà, con i quattro candidati sindaci chiamati a confrontarsi sulla Legnano sussidiaria dei prossimi anni e sulla «sempre più indispensabile pratica» del lavoro a quattro mani con il mondo dell’associazionismo.
Due i pilastri sui quali il sindaco uscente Lorenzo Radice intende fondare la città sociale: la città pubblica, che si costruisce «con gli investimenti pubblici ma anche «stimolando, governando e orientando l’investimento del privato» e la sussidiarietà, con l’obiettivo di «costruire relazioni con un progetto e una visione di città». Sull’agenda di un’ipotetica giunta Radice bis, il candidato del centrosinistra vorrebbe lavorare su abitazioni, solitudine, povertà sanitaria, continuando il percorso avviato in questi anni che ha visto l’amministrazione collaborare con l’associazione Pane di San Martino e creare «un tavolo fra le assistenti sociali e le Caritas».
Carolina Toia, invece, punta su «servizi sociali nei quartieri attraverso visite domiciliari», «un garante per la disabilità» e «un tavolo permanente con le associazioni per affrontare le fragilità». Poi un «pacchetto famiglia con contributi per nidi e pre e post scuola» e «una card per i nuovi nati da spendere nei negozi di vicinato», «progetti che uniscano la prima infanzia e la terza età», un piano casa fatto di «manutenzione del patrimonio pubblico e affitti calmierati per giovani coppie e genitori single», incentivi alle startup come l’«abbattimento dell’IMU per chi decide di investire nei locali sfitti o degradati» e il coinvolgimento di cittadini e commercianti nella cura degli spazi comuni.

Per Mario Almici, invece, l’obiettivo è «una Legnano sussidiaria in cui il Comune non pretende di fare tutto, ma fa sì che tutti possano farlo», con i corpi intermedi che «non devono essere meri esecutori, ma partner da coinvolgere nelle co-progettazioni su tavoli permanenti per temi come povertà, salute, giovani, anziani». Quindi spazio a «presidi di comunità per anziani soli, famiglie fragili, giovani», «percorsi personalizzati per lavoro, formazione, salute, casa» e «reti di volontariato formate e coordinate». Sarà «fondamentale che chi tocca con mano le difficoltà possa spiegare a chi amministra come trovare una soluzione comune per dare una mano concreta».
Federico Amadei, invece, ha sottolineato il taglio dei fondi dallo Stato centrale e ha rilanciato il Comune «non come erogatore di servizi, ma come regista». «Per me è più importante non una Legnano che cresce economicamente, ma una Legnano che non lascia indietro nessuno. I corpi intermedi non vanno usati ma vanno riconosciuti – ha aggiunto -: chi è sul territorio conosce molto di più i bisogni rispetto alle istituzioni e per questo le associazioni vanno valorizzate il più possibile, ma anche nella sussidiarietà bisogna fare una scelta netta di campo».
L’emergenza educativa
Sul tavolo l’Associazione De Gasperi ha poi messo l’emergenza educativa, dal disagio giovanile alla necessità di formare i giovani ad una cittadinanza responsabile, senza trascurare l’integrazione delle seconde generazioni e la disabilità.
Da Carolina Toia è arrivata la proposta di un «patto per la scuola e il lavoro» con «un’alleanza stabile tra Comune, scuole, università e imprese per orientamento e stage di qualità» e la creazione di un ITS per «offrire ai giovani competenze tecniche e digitali immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Poi un raggio di azione più ampio per il disability manager, un garante per la disabilità, «laboratori musicali e centri aggregativi come la casa della musica e dei giovani» e una mappatura dei doposcuola gestiti dal Terzo Settore ai quali «fornire spazi e organizzazione», il «progetto zaini leggeri per il riuso dei libri di testo» e borse di studio comunali per merito «collegate anche all’impegno del mondo del volontariato e dell’attività sportiva»
Per Mario Almici, invece, l’obiettivo è «rafforzare la presenza educativa nei quartieri con educatori di strada, sportelli di ascolto nelle scuole e spazi sicuri dove i ragazzi possono incontrarsi e trovare adulti competenti» e coinvolgere i più giovani «nella progettazione di iniziative culturali, sportive e civiche». Per le secondo generazioni l’idea è di puntare su «percorsi linguistici, educazione civica, sostegno alle famiglie nei passaggi più delicati» e di «collaborare con le comunità straniere per un inserimento ordinato, rispettoso e orientato alla coesione sociale». Per disabilità e difficoltà di apprendimento, infine, il centrodestra propone «continuità nei servizi educativa, trasporto, inclusione delle attività sportive e culturali» in rete con le associazioni.

Secondo Federico Amadei il pezzo mancante del puzzle è «la messa in rete delle associazioni». Bandi ed erogazioni di fondi, in soldoni, per il Patto Civico non bastano e serve un «Comune regista di una comunità che educa i giovani». «Io vorrei meno supermercati e più musei», ha sottolineato il candidato con quello che lui stesso ha definito uno slogan, proponendo nel concreto di di introdurre «voucher per lo sport» e di creare «un forum permanente delle famiglie per intervenire sia su quello che può fare il Comune, sia su quello che può fare l’attività educativa genitoriale».
Per il sindaco uscente Lorenzo Radice, infine, la ricetta è «continuare a lavorare con parrocchie, oratori, associazioni sportive, servizi» e «moltiplicare i luoghi di comunità». Il candidato del centrosinistra ha rilanciato il progetto “La scuola si fa città” «per far sì che anche le scuole diventino dei luoghi aperti alle associazioni, al quartiere, alle famiglie anche fuori dall’orario scolastico e avere luoghi fisici dove far nascere comunità educante», i «patti digitali di comunità» e soprattutto l’idea del «campus diffuso» a partire dalla fascia di età delle scuole medie, in cui i più giovani possano trovare «un controllo, un’educazione» in modo da semplificare la logistica familiare e permettere di studiare e praticare attività sportiva.
Le nuove tecnologie
Ultimo punto all’ordine del giorno del confronto – prima di un intervento libero in cui ogni candidato ha potuto approfondire i temi portanti del suo programma, dove non sono mancate “stoccate” più o meno in punta di fioretto tra gli aspiranti sindaci – le nuove tecnologie e il loro impatto sulla burocrazia, con un focus sulla «spersonalizzazione» del rapporto tra il cittadino e gli enti che erogano servizi.
Federico Amadei ha calato il tris proponendo di «formare il personale del Comune non sulla tecnica digitale, ma sulla tecnica relazionale», «affiancare al digitale persone reali» e «un nuovo stile amministrativo». La tecnologia, insomma, rimane «sicuramente una risorsa» ma la scelta del Patto civico non è «avere una città online», ma una Legnano dove «nessun cittadino sia offline»
Per Lorenzo Radice, invece, il fulcro nei prossimi anni sarà l’intelligenza artificiale. Fondamentale sarà il progetto già “candidato” ad un bando metropolitano per «sperimentare l’introduzione di una serie di elementi di intelligenza artificiale dentro al Comune», in primis per «abbattere le barriere», ad esempio con « convertitori di linguaggio», e continuare a puntare su servizi come l’Agenzia dell’Abitare, l’URP e il custode sociale.
Carolina Toia va verso «una digitalizzazione dal volto umano», con un’«app unica» e la «digitalizzazione delle pratiche standard», ma anche più «sportelli fisici per i casi più complessi», formazione per gli operatori sulle relazioni con persone che disabilità cognitive, sensoriali e psichiche, corsi di alfabetizzazione digitale e un’«amministrazione itinerante» con la giunta nei quartieri. Rimane lo sportello “Punto Europa” e si aggiunge quello degli “Angeli anti-burocrazia”
Mario Almici, infine, punta su formazione non solo per i cittadini ma anche per gli operatori comunali, sportelli per gli utenti meno a loro agio con la tecnologia. L’obiettivo è «aiutare tutti gli utenti a usufruire dei servizi che si possono ottenere tramite l’appIO e lo SPID», ma allo stesso tempo continuare ad «implementare una tecnologia che migliori la vita sia del cittadino che dell’amministrazione».










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