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“Questo lavoro è fatto di pazienza, ascolto ed empatia”: la storia di Tila, badante per scelta

Nertila, 38 anni, lavora tra Gazzada Schianno e Varese per l'agenzia Family Care di OpenJobMetis. Il suo racconto: come si entra in questo mestiere, cosa significa farlo bene e perché non lo cambierebbe

Generico 20 Apr 2026

Si fa chiamare Tila, ma il suo nome completo è Nertila. Ha 38 anni, e da qualche anno si divide tra Gazzada Schianno e Varese seguendo tre persone: una signora di 91 anni, un’altra di 80 e un uomo di 58, ciascuno con esigenze diverse, ciascuno con la propria storia da raccontare.

Nertila lavora come assistente familiare attraverso Family Care, il servizio dedicato al lavoro di cura dell’agenzia per il lavoro OpenJobMetis. L’ha trovata online, quasi per caso. «Era un venerdì sera, mi sono iscritta e dopo un paio di giorni mi hanno già richiamata e trovato un lavoro», racconta. Prima di arrivare qui aveva lavorato con altre agenzie. Ma con questa, dice, si trova «molto molto bene».

Il lavoro comincia nel 2021, ma la vocazione è più antica. «Ho cominciato con una persona, poi piano piano mi stava piacendo», spiega. Oggi non si tratta più di un impiego trovato per necessità: è una scelta confermata ogni giorno. Le mansioni sono quelle tipiche dell’assistenza domiciliare — aiuto in casa, preparazione dei pasti, supporto nell’igiene personale, accompagnamento negli spostamenti — ma dietro la routine c’è qualcosa di più difficile da mettere in un contratto. «Ognuno è diverso dall’altro e ti devi adattare a loro», dice Nertila, «e spero che anche loro si adattino a me».

In cucina se la cava bene. «Il piatto che mi riesce di più è la lasagna, poi tutti i tipi di pasta, i risotti e anche i dolci», dice con una certa soddisfazione. È un dettaglio apparentemente minore, ma nel lavoro di cura il pranzo preparato con attenzione è spesso il momento più atteso della giornata.

Nertila vive in Italia da diciotto anni. In questo tempo ha imparato a muoversi in un mercato del lavoro complicato, dove non sempre i diritti sono garantiti. Per questo apprezza in modo concreto la copertura che le offre l’agenzia. «Mi sento tutelata: ho un lavoro in regola e so che se c’è un qualsiasi problema posso chiamare, parlare e loro mi spiegano tutto. Ho un punto di riferimento, ed è la cosa più bella».

Ma il centro del racconto di Tila non è l’agenzia, né il contratto. È il rapporto con le persone che assiste. «Mi raccontano la loro vita, il passato, il presente, tutto quello che hanno vissuto, come si sentono. Anche nei momenti in cui sono un po’ giù di morale parlano, e io cerco di dare un consiglio, di dire di stare tranquilli, di non pensare troppo». Un lavoro che si fa con le mani, ma anche — e forse soprattutto — con le orecchie.

«È un lavoro di accudimento, di pazienza, di ascolto e di tanta empatia», sintetizza lei stessa. «Devi essere tanto paziente, empatico e capire le loro esigenze, tutto quello che vogliono. Su questo si basa questo lavoro». E poi aggiunge, con semplicità: «Mi piace ancora aiutare le persone che hanno più bisogno». Dopo anni, non è poco.

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Pubblicato il 24 Aprile 2026
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