La cultura come “fabbrica” di valore: Samuele Astuti lancia i Distretti Culturali per la Lombardia
Stop ai bandi "usa e getta": il Partito Democratico deposita una legge regionale per istituzionalizzare la governance culturale e garantire continuità ai progetti
Per un consigliere regionale solitamente associato alle battaglie sulla sanità e i trasporti, parlare di cultura potrebbe sembrare un’incursione insolita. Ma per Samuele Astuti (Pd), i numeri dicono il contrario: la cultura non è solo svago, è un comparto economico che in Lombardia produce 29 miliardi di euro, ma con uno squilibrio profondo. Ben 19 miliardi restano concentrati a Milano, mentre province come Varese (1,2 miliardi) faticano a fare rete.
Da qui nasce la proposta di legge regionale “Distretti della Cultura: una rete per promuovere il territorio”, depositata in questi giorni e presentata ufficialmente a Varese.
Il modello: territori uniti per non “spegnersi”
L’obiettivo è ambizioso: evitare che le iniziative culturali locali nascano con una conferenza stampa e muoiano al termine di un finanziamento pubblico. «Oggi i piccoli comuni sono sotto-finanziati e poco attrattivi se restano soli», spiega Astuti. «Vogliamo istituzionalizzare i Distretti Culturali, sul modello fortunato sperimentato in passato da Fondazione Cariplo».
La legge (25 articoli e 5 titoli per una dotazione di avvio di 1,6 milioni di euro) prevede piani Comunali della Cultura, con una progettazione dal basso per unire comuni vicini; governance a tre livelli, divisa tra Comuni per la pianificazione, Province per il raccordo, Regione per le linee strategiche; partnership con i privati con regole chiare per integrare gli investimenti delle aziende che già oggi sostengono il territorio; identità tematica, con distretti che si specializzano (es. arte moderna nel Gallaratese, archeologia o natura sui laghi) per creare un’offerta riconoscibile e duratura.
Il “metodo Astuti”: spazio ai giovani talenti
La vera particolarità della legge risiede in chi l’ha scritta. Astuti si è avvalso della collaborazione di quattro giovani collaboratori Riccardo Tomaiuoli, Greta Calderone, Matteo Abatini e soprattutto Ludovico Rinaldi, 23 anni, il tecnico che ha curato il design della politica pubblica.
Rinaldi, laureato alla Bocconi in Economia per le Arti e attualmente impegnato in una doppia laurea magistrale tra Milano e la Germania, è intervenuto in collegamento da Berlino: «In Regione ho vissuto un’esperienza che è andata oltre la teoria accademica. Abbiamo lavorato per capire come creare competitività territoriale e variare l’offerta turistica. Non ci sono solo i turisti del Duomo di Milano; dobbiamo rilanciare i nostri territori non con spot, ma sul lungo termine».
I prossimi passi
Il deposito della legge è solo l’inizio. «Ora parte il confronto vero», conclude Astuti. «Nelle prossime settimane incontreremo gli assessori alla cultura, il terzo settore e le aziende interessate. Vogliamo che questa legge sia uno strumento vivo per i comuni di piccole e medie dimensioni».











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