Caro energia, Confartigianato Alto Milanese: “Microimprese penalizzate dagli oneri, serve un cambio strutturale”
Confartigianato Imprese Alto Milanese interviene sul Decreto Energia in arrivo e rilancia l’allarme sugli oneri che gravano in modo sproporzionato sulle piccole imprese
Con l’energia elettrica salita del 15% a gennaio rispetto alla media 2025, il Governo prepara un nuovo Decreto da 2,5-3 miliardi. Confartigianato Imprese Alto Milanese parla di “segnale importante”, ma avverte: senza riequilibrare gli oneri in bolletta, le microimprese continueranno a pagare il prezzo più alto. Il vero banco di prova sarà la riforma degli oneri che oggi penalizzano soprattutto le microimprese.
Il Governo si prepara a varare nei prossimi giorni un Decreto Legge Energia con interventi per circa 2,5-3 miliardi di euro destinati a famiglie e imprese. Tra le misure allo studio, sconti in bolletta anche per le famiglie con ISEE più bassi che non beneficiano già del bonus sociale, un segnale positivo di attenzione verso chi è più in difficoltà. Il costo dell’energia resta comunque un nodo critico: a gennaio 2026 il prezzo dell&’energia elettrica sul mercato all’ingrosso è risultato del 15% superiore alla media del 2025, spinto al rialzo dall’instabilità geopolitica che interessa petrolio e gas. «Che il Governo intervenga sul tema dei costi energetici è sicuramente positivo – commenta Giacomo Rossini, segretario di Confartigianato Imprese Alto Milanese – perché conferma che esiste un problema reale che colpisce famiglie e imprese. L’attenzione verso le fasce più deboli della popolazione è importante e va nella giusta direzione. Tuttavia, al di là degli interventi contingenti, è fondamentale che si affronti finalmente la questione strutturale degli oneri in bolletta, su cui da settimane Confartigianato nazionale ha lanciato un allarme chiaro».
Come evidenziato qualche settimana fa dal presidente nazionale Marco Granelli nella lettera al Ministro Pichetto Fratin, il rischio è che qualsiasi intervento, se non strutturato correttamente, finisca per scaricare ancora una volta il peso maggiore su famiglie e piccole imprese. Il vero nodo da sciogliere è la profonda sperequazione nel sistema degli oneri energetici: oggi le microimprese con meno di nove addetti – che rappresentano l% del manifatturiero italiano – pagano oneri tra i 44 e i 53 euro per megawattora, mentre le grandi imprese energivore dello stesso comparto sostengono costi di appena 3-5 euro per megawattora. «Nel nostro territorio – prosegue Rossini – attraverso il consorzio Cenpi serviamo oltre 1200 utenze tra domestici e imprese, garantendo condizioni vantaggiose ai nostri associati. Ma questo non basta: serve un intervento strutturale che riequilibri davvero il sistema. Le proposte di Confartigianato sono chiare: concentrare gli interventi sulle utenze realmente produttive e spostare almeno in parte il finanziamento degli oneri fuori dalla bolletta elettrica, come suggerito anche da ARERA, utilizzando risorse alternative come i proventi delle aste. Qualsiasi misura tampone rischia di essere inefficace se non accompagnata da una riforma strutturale che riporti equità nel sistema e permetta alle microimprese di competere ad armi pari, senza continuare a sostenere oneri sproporzionati che ne minano la competitività».








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