Walter Ricci: “Il jazz come contaminazione può parlare ai giovani”
Walter Ricci, cantante e musicista tra i più apprezzati del panorama jazz e soul contemporaneo, è stato ospite della redazione del BeCava al liceo Cavalleri di Parabiago
È uscito il nuovo episodio del podcast del BeCava, la redazione social del liceo Cavalleri di Parabiago, che vede come protagonista un ospite d’eccezione: Walter Ricci, cantante e musicista tra i più apprezzati del panorama jazz e soul contemporaneo.
Gli studenti del BeCava hanno avuto il piacere di accoglierlo nell’aula di registrazione del liceo, dove l’artista si è raccontato ai microfoni del podcast. A dialogare con lui Elisabetta Kalynych, Gaia Massignan e Sara Caruso.
Nel corso della chiacchierata, Walter Ricci ha condiviso il suo percorso artistico e umano, regalando agli ascoltatori aneddoti e riflessioni sul suo modo di vivere la musica: «Per me il jazz è un gabbiano che vola in un cielo azzurro pieno di sole, non è qualcosa di cupo», ha spiegato, soffermandosi poi sulla propria identità musicale, «una combo tra testi ironici e melodie interessanti, con armonie che guardano al passato».
Figlio d’arte, Ricci si è avvicinato prestissimo alla musica e al jazz: è stato infatti il padre Luigi, cantante napoletano e compositore, ad accompagnarlo nella scoperta delle sonorità che ancora oggi fanno parte del suo linguaggio artistico e ad ispirarne il percorso. Al centro della sua identità musicale c’è la tradizione partenopea, che l’artista porta nel jazz con naturalezza: «Io cerco di stare nel mio orto musicale, che è quello napoletano, portandolo nel jazz, un po’ come faceva Renato Carosone».
Un connubio reso possibile dalla musicalità del dialetto napoletano: «La cultura napoletana, come dialetto, è talmente musicale che la si può mettere su qualsiasi genere musicale, per questo non è stato difficile bilanciare le radici americane del jazz con la cultura napoletana». Un dialogo che affonda le radici nella storia: «Negli anni Cinquanta c’era una sorta di linguaggio universale e c’erano molti punti in comune tra ciò che accadeva negli Stati Uniti e nel Mediterraneo».
Parlando delle sue influenze, Ricci ha spiegato come per lui sia riduttivo identificarsi in un solo modello: «Ho tanti idoli, ma gli artisti che mi hanno influenzato di più sono Sergio Bruni, cantante napoletano con una voce magica, e Frank Sinatra. Mi piace anche la black music e il rock. I Queen, i Nirvana… la musica è così grande che per me è riduttivo avere un solo idolo».
Del resto, il jazz è contaminazione e proprio per questo può arrivare anche alle nuove generazioni: «La sfida è quella di portare originalità e contaminare il jazz con altri generi musicali, come il soul, il rap o la urban music: un cocktail che sto già attuando e che aiuta sicuramente ad arrivare ai giovani».
Il podcast è disponibile su Spotify, Spreaker e sul sito ufficiale, e può essere seguito anche attraverso Legnanonews, nella sezione dedicata al BeCava. I ragazzi sono supervisionati dalle prof Catia Vinciguerra e Miriam Morsani e dal docente Pippo Venditti.





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