SMI: «Senza sicurezza impossibile chiedere di più ai medici di famiglia»

«Senza i supporti necessari, che fino ad ora non ci sono stati dati, è impossibile svolgere una maggiore presa in carico». E' il pensiero dello SMI (Sindacato Medici Italiani) attraverso Rocco Imerti, intervenuto in merito alla delibera emessa dalla Regione per chiedere ai medici di famiglia, di diventare sentinelle sul territorio. Dal Pirellone viene, quindi, richiesto di monitorare con attenzione sia i pazienti Covid che sono stati dimessi, ma non sono ancora guariti, sia coloro che manifestano sintomi riconducibili al virus.

«Noi reggiamo silenziosamente e “pericolosamente” il sistema - commenta il sindacalista -. Non è normale che da lunedì 24 febbraio, giorno in cui ci erano stati promessi dall’Ats i dispositivi di sicurezza, ad oggi non ci sono mai stati consegnati. Le cinque mascherine distribuite recentemente non bastano di certo. E non crediamo affatto che verranno eseguiti i tamponi per i medici. Dal canto nostro noi dello S.M.I. ci siamo subito premuniti: abbiamo fatto una riunione urgente sabato 22 febbraio, all’indomani del primo caso. Quindi abbiamo bloccato il contagio tra noi e tra i nostri pazienti»
Il sindacalista ha poi ricordato che da tempo i medici di famiglia, oltre ad aver acquistato di tasca propria i dispositivi di sicurezza, si sono ingeniati per «restare in contatto con i pazienti attraverso il cellulare, mail, whatsapp, connessione remota: ormai siamo in grado di valutare a distanza. Ma non basta». 

(Gea Somazzi)