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Antonio Bernocchi, Il “Pà Tugnin" che portò istruzione alle masse operaie

Pubblichiamo un estratto della relazione (che sarà pubblicata a breve sul sito della scuola insieme ad un video storico) tenuta dalla profesoressa Gabriella Oldrini durante il convegno dedicato al centenario dell'Istuto Bernocchi che spiega lo spirito con cui è stata fondata la scuola operaia


Benché  una legge del 1912 le avesse istituite, le scuole operaie, da frequentare dopo il  percorso elementare, nel secondo decennio del ‘900 erano ancora scarse. L’iniziativa concreta era lasciata  all’interesse degli industriali. Paradossalmente, proprio il conflitto mondiale  riaccese l’attenzione sull’importanza di avere operai specializzati e maestranze istruite.

A Legnano l'idea di una scuola per i lavoratori era  germinata anni prima,  quando l’unica scuola superiore era il collegio “Silvio Pellico”, i cui costi ne facevano però un istituto per studenti di famiglie benestanti. Al di là di corsi organizzati all’interno delle aziende, chi voleva ottenere una specializzazione industriale doveva frequentare Istituti di Milano, Bergamo, Biella, Novara.

Tecnici e imprenditori legnanesi discutevano della necessità di una scuola tecnica “comunale o pareggiata” e così nel 1917 si dette vita all’Istituto Tecnico Comunale di indirizzo commerciale .

Ma Bernocchi è uomo determinato, e ancora una volta guarda avanti. Pensa alla concorrenza straniera nell’ambito tessile, pensa ai giovani che torneranno dal fronte, pensa alle famiglie che toccate dalla guerra non potranno far studiare i figli. E’ fermo nel suo proposito di fornire alla città una scuola operaia.

In questo suo progetto si mescolano filantropia, liberalismo illuminato, e atteggiamenti tipici del paternalismo industriale. Ma non si può escludere che oltre a queste, e ad altre tante ragioni legate all’epoca, come la necessità di maestranze specializzate, ve ne fosse anche un’altra: l’imprenditore legnanese non aveva dimenticato i tempi in cui alla Gabinella  lavorava nel candeggio dei genitori, non aveva dimenticato – come si disse allora - di essere stato un “figlio del popolo” e il suo interesse per la formazione fu forse acuito dal fatto di aver lui dovuto rinunciare a  completare i suoi studi.

Antonio Bernocchi coinvolge così Egidio Assi,  docente di italiano e storia  presso il collegio Silvio Pellico, nonché insegnante presso la scuola tecnica comunale. Al  professore viene  affidato  l’incarico di elaborare il progetto: l’intento è quello di  fornire una formazione anche a chi non ha i mezzi per proseguire gli studi dopo le elementari, nella convinzione che le masse operaie necessitino di istruzione,  anche per affrontare l’influsso di ideologie che in quella fase storica potevano facilmente attrarre i lavoratori italiani.

Soprattutto, con  la nuova scuola,  si persegue un fine non meramente localistico: addestrare meglio le maestranze perché le industrie italiane possano reggere il confronto con la concorrenza, possano combattere ad armi  pari in quella che sempre il professor  Assi  chiama la “accanitissima lotta per la conquista dei mercati” che si scatenerà nel dopoguerra.

A tali ambiziosi scopi deve quindi corrispondere un progetto che ne sia all’altezza: non una delle “solite scuole di disegno”- si legge nei documenti fondativi -  ma una  vera e propria scuola professionale di I° grado, con  fini e programmi ben determinati; diurna per i più giovani e serale per gli operai che devono specializzarsi.

Così, l’appello dell’imprenditore e del professore non cade nel vuoto, viene anzi  accolto dagli industriali  legnanesi che si riuniscono  nell’estate del 1918 per far nascere un apposito Comitato e dare inizio ad una sottoscrizione di fondi.

I contributi vengono oltre che dalla famiglia del fondatore dalle aziende cittadine: la Ditta Fabio Vignati, i cotonifici F.lli Dell’Acqua e Cantoni, la Ditta Giulini & Ratti e molte altre.

Un anno dopo, il 16 ottobre del 1919 la scuola apre  i battenti  nella sue sede provvisoria, ovvero in locali presi in affitto nel Palazzo Cornaggia in quella che era un tempo la piazza Carroccio, più nota come piasö di püi  (piazzetta dei polli), oggi piazzetta Assi.

La direzione viene affidata al professor Giovanni Strobino, docente di chiara fama, autore di numerose pubblicazioni, esperto nel settore della tessitura meccanica e già insegnante di tecnologia tessile in un  Regio Istituto di Biella.

Le lezioni cominciano con un numero di iscritti che supera ogni ottimistica previsione: sono 281 gli allievi,  suddivisi nei corsi per Avviamento e Maestranze.

I corsi sono organizzati in tre sezioni: una di I° grado, diurna, che prevede un biennio di studi di avviamento con l’aggiunta di un terzo anno a carattere di tirocinio meccanico tessile;  due sezioni serali, delle quali una di perfezionamento per allievi assistenti di tessitura e una con corsi femminili di cucito e sartoria, e  di  economia domestica.

Nel 1923 la scuola legnanese viene giudicata “ottima” e prima tra 45 scuole  lombarde ispezionate. Antonio Bernocchi ne è entusiasta e scrive al Comune: vuole mantenere la promessa di dare una sede degna alla scuola, così mette a disposizione un  terreno di circa 9.000 mq.  dove  in soli nove mesi, su progetto dell’Ing. Freguglia, l’edificio  viene realizzato.

Firmata la convenzione con la quale l’imprenditore dona al Comune la struttura,  la scuola è inaugurata con tutti gli onori, alla presenza dell’allora Capo del Governo,  Benito Mussolini, il 5 ottobre del 1924, venuto anche a portare a Legnano il diploma di “città”.

Lo stesso giorno, presso lo stabilimento di Legnano, a ricordo dei 42 dipendenti morti nella prima guerra mondiale, viene scoperta una lapide  - che purtroppo oggi non si può più ammirare.  Alle manifestazioni di quella giornata, ci dicono le cronache – partecipano moltissimi lavoratori: “molti si sono incamminati di buon mattino – si legge in un articolo di quotidiano -  hanno fatto dozzine di chilometri… il sig. Antonio si è ricordato dei suoi compagni di lavoro, offrendo 5000 cestini per la colazione”.

La scuola operaia  era  dunque per Antonio Bernocchi  un sogno che si realizzava; per la città l’inizio di un’esperienza destinata a durare ed evolvere nel tempo.

Al di là della retorica dei discorsi di circostanza che si tennero in quell’occasione, al di là delle valutazioni che si potrebbero esprimere  sulla tessera ad honorem del Partito che il duce assegnò all’imprenditore,  di quel giorno va ricordato un fatto, che forse più di tutti testimonia l’ampio consenso di cui godeva l’opera di Antonio Bernocchi:  si tratta del dono di un  album con  15.000 firme raccolte in 3 o 4 giorni per spontanea iniziativa degli operai delle Ditte di Legnano. Un segno di affetto nei confronti di un imprenditore che  - accanto all’appellativo di “Sciur Antoni” – presso i suoi dipendenti  si era guadagnato quello di “Pà Tugnin”, Papà Antonio.

In definitiva, Bernocchi ci appare oggi come un uomo che sapeva guardare avanti, avventurarsi in imprese incerte,  con lo spirito del pioniere.

Ci piace che sia ricordata soprattutto la sua  capacità di intessere legami profondi con le comunità in cui si trovò a operare,  ci piace il coraggio di  guardare al futuro investendo  sui giovani e sulla cultura: è questo il testimone che ha lasciato a noi insegnanti e comunità scolastica e che noi raccogliamo volentieri.