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Ponte crollato a Genova: una testimonianza del giorno dopo

Il cielo limpido e azzurro, le spiagge affollate di gente che si crogiola al sole e si tuffa per cercare refrigerio, le strade intasate dal traffico. Lo scenario sembra quello di un normale venerdì di agosto in una località di vacanza. Ma basta girare lo sguardo di 180° per vedere all'orizzonte le traccie della tragedia: i bracci delle autogru protesi a mettere in sicurezza i blocchi di cemento, i piloni superstiti del ponte Morandi sembrano fragili come non mai e le palazzine di via Fillak, prima piene di vita, ora sinistramente deserte.

Il silenzio, la calma e l'organizzazione dei soccorsi lascerebbero pensare al set di un film d'azione, invece è tutto maledettamente vero. Nel letto del torrente Polcevera è stata ricavata una strada di cantiere per consentire ai mezzi d'opera di spostare le macerie prodotte dal crollo mentre autocarri dei Vigili del Fuoco trasportano le carcasse delle auto precipitate nel nulla.

La Polizia Locale, con grande sforzo,  presidia incroci e rotonde per cercare di far scorrere il fiume di veicoli deviato in città a causa della chiusura degli accessi all'autostrada. Le ferite sono profonde e lasceranno inevitabilmente il segno ma i genovesi sapranno rialzarsi per riprendersi la normalità.

Un affezionato lettore