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Cane ferito, niente risarcimento del danno esistenziale per il padrone

Niente risarcimento del danno non patrimoniale per il padrone del cane ferito: lo ha ribadito la sesta sezione civile del Palazzaccio, confermando il precedente, unico nella giurisprudenza di legittimità, con cui aveva già escluso la rilevanza costituzionale del danno patito da un essere umano per i danni arrecati all'animale oggetto del proprio affetto.

A portare la vicenda tra le aule di Piazza Cavour era stato il ricorso del proprietario del cane, che aveva censurato la sentenza del Tribunale di Lucca: secondo l'uomo, il giudice di primo grado avrebbe «erroneamente negato la risarcibilità del danno non patrimoniale derivante dal ferimento dell'animale di affezione, trattandosi di conseguenze dannose di ordine non patrimoniale legittimamente risarcibili».

Gli Ermellini, però, hanno confermato la decisione del Tribunale di Lucca, che ha negato la risarcibilità del danno non patrimoniale derivante dal ferimento dell'animale di affezione. La Suprema Corte, infatti, ha ribadito che «non è riconducibile ad alcuna categoria di danno non patrimoniale risarcibile la perdita, a seguito di un fatto illecito, di un animale di affezione, in quanto essa non è qualificabile come danno esistenziale consequenziale alla lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente tutelata, non potendo essere sufficiente, a tal fine, la deduzione di un danno in re ipsa, il generico riferimento alla perdita della "qualità della vita"».

(Leda Mocchetti)