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Caduta del muro, una poesia di pace e libertà

“O fattorino in bicicletta
dove corri con tanta fretta?”
“Corro a portare una lettera espresso
arrivata proprio adesso”.
“O fattorino, corri diritto,
nell’espresso cosa c’è scritto?”
“C’è scritto – Mamma non stare in pena
se non rientro per cena,
in prigione mi hanno messo
perché sui muri ho scritto col gesso.
Con un pezzetto di gesso in mano
ho scritto sui muri della città
“Vogliamo pace e libertà”.
Ma di una cosa mi rammento,
che sull’a non ho messo l’accento.
Perciò ti prego per favore,
va’ tu a correggere quell’errore,
e un’altra volta, mammina mia,
studierò meglio l’ortografia”.

Gianni Rodari, "L'accento sulla a"

Proprio trent'anni fa, il 9 novembre 1989, il muro di Berlino veniva distrutto. Quello che per decenni fu il segno tangibile della guerra fredda crollò sotto i colpi di piccone dei berlinesi, non più berlinesi dell'est o berlinesi dell'ovest. Solo berlinesi.

Per ricordare questo importante anniversario, quindi, una bellissima filastrocca di Gianni Rodari in cui i muri, giustamente, sono meno importanti del messaggio di libertà e pace.

(Chiara Lazzati)