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In scena intrighi e seduzione con “Venere in pelliccia“

“Siamo tutti facilmente decifrabili, ma restiamo per sempre inestricabili“. Questa la frase che racchiude in sé il senso dell’appassionante e intricata commedia “Venere in pelliccia“, di David Ives, tratta dall’omonimo romanzo dell’autore austriaco Leopold Von Sacher Masoch, messa in scena al Teatro Tirinnanzi Città di Legnano.

Rompe il silenzio del palcoscenico una telefonata. Il regista Valter Malosti, al termine di una lunga giornata di audizioni, non ha ancora trovato l’attrice che meglio si addice alla parte di Wanda Von Dunayev, protagonista della “Venere in pelliccia“. Sconcertato e deluso, Malosti assicura alla moglie un suo imminente ritorno a casa, ma l’ingresso inaspettato in sala prove di una donna, altera completamente i suoi piani. Vanda Jordan; si presenta con questo nome, curiosamente omonima con la protagonista della commedia, la donna rozza, sgarbata, dagli abiti succinti e provocanti, che insiste perché le sia concessa una chance per l’audizione. Il regista inizialmente riluttante nei confronti di questa volgare e rude candidata, decide ugualmente di concederle un’opportunità. Appena comincia a recitare, la donna grezza e volgare entrata poco prima in sala prove pare essersi completamente dissolta, per tramutarsi totalmente in Wanda Von Dunayev, colta, raffinata, di buone letture e irreprensibile nei suoi principi dichiarati.

Prende così avvio il seducente intrico tra Vanda e Malosti, che affianca la candidata nella recitazione, interpretando Severin, figura maschile della “Venere in pelliccia“, completamente aggiogato sotto il potere seduttivo dell’affascinate Wanda. Entrando sempre più nel vivo della recitazione, si crea un coinvolgimento tale tra Vanda e Malosti, che arrivano addirittura a trasformarsi nei personaggi da loro stessi interpretati. Avviene quindi una simbiosi totale tra realtà e finzione, tra passato e presente, tra antico e moderno, in un’ eterna sospensione temporale che solo la forza del teatro può offrire. Vanda Jordan è quindi ora trasfigurata nel personaggio che interpreta, Wanda Von Dunayev, donna dedita completamente al piacere carnale, raggiunto tramite la sottomissione di un uomo, Severin, che si è ormai impossessato delle fattezze del regista Malosti, schiavo della donna e del suo giogo seduttivo, prova godimento attraverso il dolore che la donna gli infligge. Viene quindi portata in scena, attraverso quest’etica masochista (nome che trae origine proprio dall’autore dell’opera, Leopold Von Sacher Masoch), una tematica di notevole consistenza sociale come l’introspezione femminile. Il messaggio di fondo dell’opera è infatti la volontà della donna di raggiungere un piano sociale al pari di quello dell’uomo, per questo il desiderio di soggiogare e dominare l’uomo rappresenta il tentativo estremo di affermare la propria etica femminile. 

Lo spettacolo si conclude con il ribaltamento totale dei ruoli dei due personaggi: Vanda Jordan, assunte le sembianze di Venere, lega a una colonna il regista Valter Malosti, che ha perso ormai ogni identità, perché dominato completamente dal potere seduttivo della donna.

Prossimo evento, Je me fut. Memorie false di una vita vera. Sabato 16 dicembre 2017, ore 21

(Federica Pontremoli)