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Duplice omicidio di Canegrate: 10 arresti per traffico di stupefacenti

Duro colpo allo spaccio locale con l'arresto di dieci trafficanti di droga identificati durante le indagini del duplice omicidio accaduto il 10 novembre 2016 a Canegrate.

A distanza di due anni i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio nei confronti di 10 persone residenti in zona (9 albanesi e 1 italiano), ritenute responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti del tipo cocaina, eroina e marijuana. Due dei dieci coinvolti sono latitanti.

La misura cautelare - eseguita  nelle province di Milano, Monza e Brianza, Varese, Pesaro e Urbino e Rovigo - è stata emessa a conclusione dell’indagine, diretta dal pm Giuseppe Antonio D'Amico della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, avviata a seguito dell’omicidio con colpi d’arma da fuoco dei due cittadini albanesi Alban Lleshaj e Agron Lleshaj, i cui responsabili sono stati arrestati il 4 maggio 2017.

ARRESTATI - Tra i 10 fermati uno solo è risultato italiano e residente a Canegrate. Tra i 9 arrestati albanesi, un 37enne abitava nella zona del centro di Legnano, uno a Canegrate e un'altra ancora a Fagnano Olona. Coinvolta anche una "nota" famiglia di albanesi residenti a San Giorgio su Legnano e Fagnano Olona. Secondo gli inquirenti. le modalità e le circostanze della condotta delittuosa posta in essere dagli indagati denotano la loro spiccata pericolosità sociale. 

INDAGINI - Tutto è iniziato a seguito del duplice omicidio di Canegrate, scaturito da un conflitto tra bande rivali per la divisione del territorio. Da qui i militari hanno scoperto diversi sodalizi criminali di origine albanese: piccoli gruppi impegnati a smerciare droga nell'hinterland milanese e in particolar modo nel Legnanese. Dalle indagini non è emersa l'esistenza di una "regia" che coordinasse queste "cellule dello spaccio", che certamente avevano rapporti di scambio: ogni gruppo operava in autonomia. Una banda smerciava nelle piazze di Canegrate, San Giorgio e Legnano, un'altra tra San Giorgio e Casorezzo, la marijuana veniva per lo più venduta da un'altra "cellula" a Cerro Maggiore e altri ancora avevano tentato un'importazione di droga dall'Olanda ed erano presenti a Saronno.  

LE TRE PISTE - I militari hanno intercettato tre canali di spaccio. Il primo, che riguardava l'eroina, era gestito da tre uomini noti alle Forze dell'Ordine: zio di Fagnano Olona e due nipoti poco più che 20enni di San Giorgio su Legnano. Proprio lo zio 44enne era stato arrestato a giugno 2017 perchè trovato in possesso di 5 chili di eroina (recentemente, inoltre, è stato condannato per analoghi fatti risalenti al 2015). La seconda pista riguardava il traffico di marijuana gestito da un'albanese (residente a Legnano), arrestato nell'ottobre del 2017 per possesso di 170 chili di sostanza stupefacente. Nel contempo i carabinieri, durante le intercettazioni, hanno individuato il terzo canale. specializzato nel traffico di cocaina e anche di marijuana, i cui affari erano gestiti da un'albanese di 31 anni residente a Canegrate e da un 40enne residente a Saronno. E proprio quest'ultimo aveva tentato di importare dall'Olanda un ingente quantitativo di cocaina. 

INTERCETTAZIONI A LEGNANO - La prima "cellula" ad essere presa in analisi è stata quella coordinata dall'albanese di 37 anni residente a Legnano. Proprio lui gestiva forniture all'ingrosso anche fuori dalla Lombardia, verso il Veneto, e nel contempo si occupava con i suoi complici dello smercio al dettaglio nelle "piazze" di San Giorgio su Legnano, Canegrate e Parabiago. I primi contatti registrati dai militari risalgono al maggio 2017, quando nell'arco di solo otto giorni il 37enne ha consegnato ad un suo accolito 38enne (albanese residente a Canegrate) 104 grammi di cocaina da vendere ai clienti con scambi avvenuti a Legnano in zona centro. I due si scambiavano messaggi "in codice" per fissare gli appuntamenti. Come ad esempio «portami la lavatrice verso le otto e trenta», oppure «appuntamento dal pelato» ossia in un bar vicino al centro città. 

A CANEGRATE IL CAPO DEL "MAGAZZINIERE" - I militari durante le indagini hanno identificato un 31enne albanese, residente a Canegrate, che dirigeva lo smercio della cocaina nel Legnanese. L'uomo era di fatto un grossista della droga che operava con la complicità del suo esperto galoppino 39enne (originario dalla Romania) e con l'unico italiano arrestato: un canegratese di 35anni. Quest'ultimo aveva acquistato cocaina da taglio per lo spaccio. Il galoppino, definito il "magazziniere", sapeva trattare i "mattoni" da cui ricavava la cocaina che una volta tagliata veniva suddivisa in singole dosi. Il trio operava tra San Giorgio su Legnano e Casorezzo dove abitava il "magazziniere".

TRAFFICO IN FAMIGLIA A SAN GIORGIO - Dalle indagini è emerso che il 44enne e i due nipoti di San Giorgio su Legnano gestivano la vendita dell'eroina sul territorio. Il 44enne era un "veterano" del settore: era già stato infatti arrestato nel 2002 per traffico di eroina e implicato in un'organizzazione di importazione dall'Albania nelle cui indagini era coinvolta la Polizia Cantonale di Ginevra. Dalle intercettazioni è emerso che lo zio 44enne vantava ancora contatti con fornitori all'ingrosso albanesi, con i quali contrattava personalmente quantità e prezzi lasciando ai due nipoti il compito di ritirare la "merce", nasconderla e poi consegnarla ai clienti finali. E su questo fronte le indagini sono terminate con l'arresto del 44enne, trovato in possesso di 5 chili di eroina e di 10 grammi di cocaina acquistati a Legnano da un connazionale, e il fermo di entrambi i nipoti. 

È provato che i trafficanti avevano interessi anche a Milano. Nel 2017 i militari hanno effettuato un sequestro alla stazione di Rogoredo e raccolto prove che proprio lo zio 44enne con i suoi due nipoti procurasse l'eroina ai pusher del boschetto di Rogoredo (Il nipote 25enne aveva ceduto eroina per un valore di 9.500 euro). 

Secondo gli inquirenti, a fronte di questa importante operazione, è possibile affermare che lo spaccio di droga nel Legnanese è fortemente in mano alla criminalità albanese, anche se l'ndrangheta è ancora "operativa" a Legnano e Lonate Pozzolo. Non è dato sapersi se tra le due realtà malavitose esistano contatti e di quale natura.

(Gea Somazzi)