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Processo Fratus, il curatore artistico pagato per «evitare incidenti diplomatici»

Amga e la nomina di Arensi la fanno ancora da padrone al processo che vede imputati l'ex sindaco Gianbattista Fratus, il suo vice Maurizio Cozzi e l'ex assessore alle opere pubbliche Chiara Lazzarini per turbativa di gara e, nel caso dell'ex primo cittadino, corruzione elettorale.

In aula, davanti al giudice Daniela Frattini, è continuata oggi, giovedì 23 gennaio, la "sfilata" dei testimoni chiamati a deporre dalla difesa degli imputati. Dopo che lunedì 20 gennaio aveva risposto alle domande della difesa di Fratus e del pubblico ministero Nadia Calcaterra il dirigente comunale che fino a fine 2018 si è occupato della cultura, Stefano Mortarino, oggi è toccato a Teresa D'Antona, responsabile dell'ufficio attività culturali e giovani, sedersi al banco dei testimoni. 

       Con lei è stato ripercorso ancora una volta l'iter che ha portato alla nomina a direttore artistico di Palazzo Malinverni del critico d'arte Flavio Arensi, che, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbe stato scelto dagli imputati con un bando  "cucito" su misura. E si è poi parlato di cosa è successo da inizio 2019, quando cioè Stefano Mortarino ha lasciato la delega ad interim a cultura ed eventi pubblici. Con il pubblico ministero che ha insistito sulla fattura liquidata ad Arensi da Enrico Barbarese, subentrato a Mortarino alla guida dell'ufficio: se Mortarino aveva infatti detto "no" al pagamento (pari a circa due terzi del totale previsto dal contratto, che ammontava  a poco più di 32mila euro) chiedendo una relazione sulla base dello stato di avanzamento dei lavori, Barbarese quella fattura decise di liquidarla. La stessa D'Antona aveva segnalato la «necessità di richiedere la relazione», ma Barbarese, secondo la testimonianza, avrebbe preferito liquidare la fattura ed «evitare incidenti diplomatici». Che per incarichi come quello conferito al critico d'arte si procedesse alla liquidazione di fatture prima per l'acconto e poi per il saldo è «prassi», secondo quanto ha spiegato D'Antona, e anche il contratto di Arensi lo prevedeva, ma, appunto, sulla base della "fatidica" relazione (delle tre esposizioni indicate nel bando, a Legnano è stata realizzata solamente quella di Bodini, “sostituita” a quella di Isgrò).

Con il sindaco di Buscate Flavio Merlotti, invece, il focus è tornato su Amga, con Maira Cacucci, legale di Fratus, che ha messo a nudo gli screzi tra sindaci e soprattutto tra l'amministrazione di Legnano e quelle dei soci di minoranza. Il cambio di amministrazione nella Città del Carroccio «ha portato dissapori», ha confermato Merlotti, soprattutto dopo le dimissioni della maggioranza del cda presieduto da Gianni Geroldi, che hanno portato «accuse più o meno velate che si fosse lavorato per sfiduciarlo». Insomma, una sorta di «diffidenza» verso Legnano da parte dei soci di minoranza, soprattutto Canegrate, San Giorgio su Legnano, Villa Cortese, Magnago e Dairago.

Poi la nomina di Chiara Castelli, dipendente della spa, a rappresentante dei "piccoli comuni" in consiglio di amministrazione: nomina che lo stesso Merlotti aveva fatto presente essere poco «corretta» dal punto di vista aziendale e sulla quale Legnano aveva sollevato più di una perplessità.

Tra i testimoni sentiti nell'udienza di oggi anche due collaboratori dello studio Lazzarini e l'ex assessore all'urbanistica Gianluca Alpoggio, chiamato a rispondere sui rapporti tra dirigenti a Palazzo Malinverni, tra i dipendenti di Amga, tra i sindaci dei comuni soci della partecipata e tra i membri della squadra di governo di Fratus e sulla fiducia - o meglio la mancata fiducia - del sindaco nel segretario comunale Enzo Marino.

Si tornerà in aula lunedì 27 gennaio, sempre con i testi chiamati a deporre dalla difesa Fratus.

(Leda Mocchetti e Gea Somazzi)