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'Ndrangheta sui parcheggi di Malpensa, alla "regia" il boss legnanese

   C'era ancora una volta Vincenzo Rispoli alla regia della locale di 'Ndrangheta "Legnano-Lonate Pozzolo", al centro di una maxi inchiesta che ha portato all'arresto di 34 persone, tra cui proprio il boss legnanese. 

Ad incastrarlo nuovamente, a due anni dalla scarcerazione, i carabinieri della Compagnia di Milano coordinati dai pm della Procura di Milano che sono riusciti a smantellare ancora una volta la cosca Legnano-Lonate Pozzolo, ricostruita a dieci anni dall'operazione "Infinito". Realtà criminale che in questi anni, nonostante l'assenza del suo vertice, è rimasta ben radicata nel tessuto sociale, scalfita solamente in parte dalle varie inchieste giudiziarie.

L'assenza di Rispoli comunque si era fatta sentire come emerge da una intercettazione di Paola Galliani, l'intermediatrice finanziaria di Legnano condannata a sei anni di carcere e 6mila euro di multa per estorsione con metodo mafioso. Riferendosi alla situazione di anarchia nella quale versava Legnano in assenza di Rispoli, in una intercettazione aveva affermato: «Purtroppo a Legnano sono tutti cani sciolti e con qualsiasi calabrese serio che tu parli te lo dice»..

LA RINASCITA - Le modalità attuate nel revival di Rispoli non sono cambiate: gli inquirenti hanno confrontato i comportamenti violenti attuati nel passato con quelli di questi anni e sono risultati sempre gli stessi. Il boss, una volta tornato in libertà, ha riordinato "le gerarchie interne" rimettendo in riga Emanuele De Castro e Mario Filippelli (scarcerati due anni prima di Rispoli) che in sua assenza avevano cominciato a litigare.

I due in autonomia stavano cercando di occupare nuovamente spazi nei settori criminali perduti o rimasti vacanti nel periodo di detenzione. Rispoli con la complicità di un "collega" è riuscito a sanare i dissidi, autorizzando De Castro a muoversi nel settore commericiale investendo, tra le altre cose, sull'acquisto di aree da adibire a parcheggi per Malpensa. Lasciando a Filippelli la possibilità di riappropriarsi dei più tradizionali canali criminali legati a stupefacenti e armi. Nel contempo ha introdotto nell'attività il figlio, il nipote e il fratello.

E' così che è rinata l'organizzazione che per gli inquirenti appare oggi come allora  «espressione della cosca Farao-Marincola» di Cirò Marina, località, quest'ultima, di cui, peraltro, erano originari molti esponenti della "locale lombarda".

    IL POTERE - Il capo ha costruito il suo "trono" attraverso il forte legame che aveva con Carmelo Novella, il reggente de "La Lombardia" che venne assassinato il 14 luglio del 2008. Rispoli ha sempre presenziato nei summit più importanti: le riunioni alle quali partecipavano i principali esponenti della 'ndrangheta lombarda. Negli anni d'oro Rispoli aveva avviato a Legnano, Ponte Tresa e Vanzaghello imprese legate principalmente al commercio dell'ortofrutta. Nel tempo con i suoi famigliari acquistava e gestiva, intestandoli a parenti, esercizi pubblici com il locale "Bidi Bodi Bu" di Legnano e altre attività del territorio oggi affidate a nuove gestioni. 

Secondo quanto riportato dalle sentenze, Rispoli esercitava «una "attenta regia" su tutti gli eventi, pur mantenendo una posizione defilata».

La conferma del fatto che Rispoli era ritenuto capo assoluto della consorteria anche dopo il carcere emerge, tra le altre, in una intercettazione ambientale del 2017 (poco dopo la scarcerazione di Rispoli). Due soggetti vicini alla cosca locale affermano riferendosi all'area di Legnano e Lonate Pozzolo che «quella zona è il regno di Rispoli». E in riferimento alla condotta molesta di un uomo verso una donna che gli «uomini di Cenzo» (soprannome di Vincenzo Rispoli) sarabbero intervenuti in difesa della vittima «perchè hanno anche il codice»

QUI L'ARTICOLO DI VARESENEWS CHE SPIEGA COME LA 'NDRANGHETA HA GESTITO LONATE PER 15 ANNI.