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"Accam non è in house" e si rischia la fuga dei Comuni

Per la Corte dei Conti Accam non è una società in - house. La risposta arrivata al Comune di Canegrate nei giorni scorsi parla chiaro: la legge Madia prevede una percentuale di almeno l'80% di fatturato generato per attività svolte per conto dei soci. Ossia, nel caso di Accam, i Comuni. Attualmente, per Accam, la soglia non supera il 70%. Gli enti pubblici non potrebbero quindi continuare a conferire nell'inceneritore di Borsano, senza che prima questo non risulti vincitore di una gara pubblica.

La novità è arrivata ieri, lunedì 18, sui banchi dell'assemblea dei soci di Accam convocata per la discussione dei lavori per l'inceneritore destinato a bruciare fino al 2027. «Questo - commenta il sindaco di Canegrate Roberto Colombo - pone questioni nuove su cui dobbiamo riflettere».

L'assemblea si è riservata di studiare la risposta della Corte dei Conti, mentre il CdA di Accam sta valutando la possibilità di chiedere una deroga al Consiglio dei Ministri. Da parte sua, Colombo ha chiesto ad Accam di presentare nel giro di poco tempo un piano industriale in cui venga rispettata la percentuale dell'80-20. Nel frattempo, però, sono già nove i Comuni che non conferiscono a Borsano. Nerviano ha già espletato una nuova gara, mentre altri, come San Vittore Olona, hanno deciso di dismettere le loro quote.

Il Comitato Inceneritore e Ambiente di Borsano, intanto, continua a chiedere più trasparenza sulla situazione dell'inceneritore, in particolare sui dati relativi alle emissioni inquinanti, e si auspica che l'impianto venga chiuso al più presto.