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DC vs Marvel: è il momento di Wonder Woman

Nata dalla penna di Marston nel 1941, con l’idea di creare una figura che desse supporto alle idee del femminismo, Wonder Woman è l’eroina DC Comics per eccellenza che compone il trio a capo della Justice League, insieme ai celeberrimi Batman e Superman.

Prima di comparire sul grande schermo, Wonder Woman (che nei panni da “civile” porta il nome di Diana Prince) vede la luce in una famosa serie tv in cui il lazo della verità è usato da Lynda Carter.

Nel nuovo film, Wonder Woman è interpretata dalla tanto bella quanto brava Gal Gadot: l’avevamo già vista in queste vesti in Batman Vs Superman e si era rivelato già allora il personaggio migliore dell’intera pellicola.

È proprio con la preoccupazione che la DC avesse messo in piedi un’altra produzione dal budget esorbitante e il risultato scadente che ci si accosta alla storia di Wonder Woman.

Fortunatamente bisogna ricredersi.

Diana è un personaggio forte nelle sue convinzioni, conscia delle sue capacità e dei suoi obiettivi ma, allo stesso tempo, è anche molto ingenua sul mondo al di fuori dell’isola in cui è cresciuta. Non è una grande sorpresa per lo spettatore quindi vederla arrivare in un periodo storico in cui la donna non è ancora considerata parte attiva della società, ma anzi allontanata dalla vita politica o non presa in considerazione nei momenti importanti.

Simpatico anche il modo in cui affrontano i tabù e le mode dell’epoca: sono infatti fantastici i commenti della segretaria del capitano Steve Trevor mentre cercano abiti “consoni” per presentare Diana al Parlamento Inglese.

Perché parliamo del capitano Steve Trevor? Perché è lui che porta Diana fuori dall’isola delle Amazzoni, con la promessa di condurla sul campo di battaglia per distruggere Ares, il dio della guerra greco.

Il capitano Steve è un uomo “poco sopra la media”, come si definisce lui. Un uomo che ammette i suoi limiti e i suoi errori, che mantiene le promesse fatte agli amici e capace di sacrificarsi per coloro che ama e un bene superiore. Se poi si aggiunge che è interpretato da Chris Pine, potete ben capire perché Diana – come una buona parte del pubblico femminile – rimane affascinata dal capitano.

Ares, il cui volto è quello di David Thewlis (già celebre per Sette Anni In Tibet e per i più giovani facilmente identificabile come Remus Lupin di Harry Potter), il dio della guerra è ciò che Diana ambisce a sconfiggere per riportare la pace per l’umanità e salvare il numero più elevato possibile di civili.

Sarà però proprio Steve nella sua umanità a far capire alla nostra protagonista che l’essere umano non vive di assoluti ma che sono le scelte che esso compie nei confronti di ciò in cui crede a portare ogni individuo ad essere buono o cattivo.

Il film comunque, in sé, vale il prezzo del biglietto e forse anche quello dei pop corn: c’è un buon uso della computer grafica e le scene di guerra sono state molto apprezzate.

Fa spuntare un sorriso l’involontario ma obbligatorio confronto che si può fare tra Wonder Woman, esponente DC Comics, con Capitan America, prodotto Marvel.

Un po’ perché entrambi ambientati durante lo stesso periodo storico – quello della Seconda Guerra Mondiale, per entrambi i supereroi si ha un pacchetto comprendente un capitano Steve dedito alla causa e alla propria nazione che per puro caso sono gli Stati Uniti, munito di motocicletta e con la passione per il dirottamente degli aerei, una squadra messa insieme in un pub, una donna che piange l’amato, dei supercattivi geneticamente modificati che puntano alla sofferenza del nemico più che alla sua distruzione.

Per concludere: se non avete ancora visto Wonder Woman, fatelo.

Se l’avete visto, resiste ancora qualche mese perché rivedremo Gal Gadot al fianco degli altri componenti della Justice League nell’omonimo film che uscirà nelle sale il 16 novembre di quest’anno che vede nel cast non solo Ben Affleck e Henry Cavill (rispettivamente Batman e Superman) ma anche attori del calibro di Jeremy Irons, il premio Oscar J.K. Simmons e Willem Dafoe oltre a Jason Momoa e Ezra Miller. Giusto per dirne alcuni. 

Martina Strada