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Cippo ai caduti di Nassiriya: il discorso del sindaco Centinaio

A pochi giorni di distanza dal 12° anniversario dell’attentato di Nassiryia del 12 novembre 2003 siamo qui riuniti per intitolare questo giardino pubblico alle vittime di quella strage e per inaugurare anche un cippo a ricordo di quel tragico evento.

Non possiamo tuttavia ignorare quanto è successo venerdì sera a Parigi. La capitale francese è stata attaccata in più punti da bande di terroristi che hanno seminato morti e feriti. Una serie di episodi gravissimi legati da un’unica matrice ideologica e politica. Ancora una volta il fanatismo ha colpito degli innocenti a neanche un anno di distanza dall’altra sanguinosa sparatoria alla redazione di Charlie Hebdo. Sono fatti che feriscono il mondo intero e pongono seri interrogativi su come contrastare efficacemente il terrorismo, che oggi riesce a colpire ovunque e con impressionante ferocia.

La cerimonia di oggi diventa quindi un’occasione per commemorare anche le vittime di Parigi. C’è infatti con un filo comune che lega i due sanguinosi eventi: uomini di pace e semplici cittadini uccisi da chi insegue folli desideri di vendetta.

A Nassiryia un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti alla base militare italiana situata in quella località irachena provocando l’esplosione del deposito munizioni e la morte di ben 28 persone tra carabinieri, militari e civili, 19 italiani e 9 iracheni.

Ricordo inoltre che sempre a Nassiryia, il 26 aprile 2006, si verificò un altro attentato che fece cinque vittime, 3 carabinieri, un paracadutista e un militare romeno. E’ stato pesante il tributo di sangue che la nostra missione di pace, denominata “Operazione Antica Babilonia”, dovette pagare nei mesi in cui fu impegnata nel tormentato Paese del Medio Oriente.

Oggi, con questa cerimonia, rendiamo onore alla memoria di caduti che fanno onore all’Italia, all’Arma dei Carabinieri e a tutte le Forze Armate. Come ho ricordato nel discorso pronunciato in piazza San Magno lo scorso 1° novembre in occasione della giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, abbiamo avuto la fortuna di vivere questi ultimi 70 anni in un contesto di pace, almeno in Italia; eppure numerosi focolai di guerra e di violenza si sono accesi in varie parti del mondo e anche a pochi chilometri di distanza dai nostri confini.

Le Forze Armate sono state chiamate in più occasioni a farsi carico di missioni umanitarie e di pace ricoprendo un ruolo nuovo e più consono allo spirito democratico che caratterizza la Repubblica nata dalla Resistenza. E’ perciò doveroso rendere loro omaggio per il prezioso ruolo da esse svolto a difesa della pace.

Nei mesi successivi l’attentato di Nassiryia ci fu chi volle sfregiare il ricordo dei nostri caduti inneggiando agli attentatori e auspicando il ripetersi di simili stragi. Sono stati episodi squallidi, ma per fortuna isolati, che si commentano da soli. La parte migliore dell’Italia, per fortuna maggioritaria, pianse quando a Roma furono celebrati i solenni funerali delle vittime. Fu un momento di forte unità nazionale e di commozione generale.

In quella circostanza fummo tutti consapevoli che il ruolo oggi svolto dalle nostre Forze Armate è quanto mai fedele a quanto scritto nella Carta Costituzionale repubblicana all’articolo 11, dove si prevede “il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Una dichiarazione ancora attuale ma che deve necessariamente fare i conti con i mutati scenari geopolitici e con gruppi terroristici capaci di portare la morte in ogni parte del mondo. I fatti di Parigi insegnano

Oggi vogliamo anche fare nostro quanto detto pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita di Stato in Oman, auspicando di poter presto incontrare in Italia i due Marò Latorre e Girone e rinnovando loro il sostegno dell’Italia.

Dopo di me parlerà la signora Anna Zollo, vedova del Sottotenente dei Carabinieri Alfonso Trincone, una delle vittime di Nassiryia. Ascoltiamo le sue parole con il giusto rispetto e la doverosa solidarietà che si deve a una persona che ha vissuto in prima persona una così grande tragedia.

Alberto Centinaio - sindaco di Legnano