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ANACLETO TENCONI: UNA VITA PER LA CITTA'

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ANACLETO TENCONI: PRIMO SINDACO DEL DOPO - GUERRA
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Nelle foto in alto, momenti storici della vita amministrativa del sindaco Tenconi negli anni Cinquanta. Qui accanto, Nicoletta Bigatti e Alberto Tenconi, autori del volume. 

Anacleto Tenconi, partigiano cattolico nelle file della Brigata Carroccio, il 25 aprile 1945 fu insediato come sindaco dal Comitato cittadino di Liberazione Nazionale, guidando la Giunta fino alle elezioni del 1946.
Chiamato di nuovo alla testa della città nel maggio 1951, il suo mandato fu riconfermato nelle amministrative del 1956 per concludersi nel novembre del 1960.

Sala degli Stemmi di Palazzo Malinverni, affollata stamane con Alberto Tenconi e Nicoletta Bigatti che hanno presentato il volume “Una vita per la città – Anacleto Tenconi, ritratto di un sindaco legnanese”, pubblicato da EMV edizioni, giovane casa editrice legnanese. L’ occasione coincide con il ventennale della scomparsa del sindaco Anacleto Tenconi che – ricordiamo – fu sindaco di Legnano nel dopoguerra (dal 1945 al 1946 e dal 1951 al 1960)

Tra i presenti la famiglia Tenconi, il sindaco Lorenzo Vitali, gli ex sindaci Franco Crespi e Piero Cattaneo e il presidente dell’Anpi legnanese Luigi Botta, che hanno commemorato la figura di Anacleto Tenconi, raccontando episodi ed aneddoti. In sala anche gli assessore Cozzi e Brignoli. Con loro Paolo Campiglio, presidente del Consiglio comunale di Legnano. Assenti per impegni istituzionali il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, il vescovo di Reggio Emilia Adriano Caprioli ed il prevosto di Legnano Carlo Galli, che hanno comunque tenuto a mandare un caloroso saluto al Sindaco, alla Cittadinanza e alla famiglia Tenconi.

E’ importante ricordare la figura di Anacleto come uomo e politico, per il profondo amore che lo ha sempre legato alla sua città, alla quale egli dedicò la sua vita politica e personale. Le sue doti di umanità, onestà e correttezza - riconosciute da tutti i protagonisti della vita cittadina di quegli anni, - ne fanno inoltre un modello di uomo e di politico esemplare in questo momento storico, e “specialmente per i giovani” – come ha tenuto a ricordare il sindaco Vitali – “perché capiscano di che tipo di slancio abbiamo bisogno per rilanciare la nostra città e, soprattutto, la nostra nazione”.

 “Anacleto ebbe il grande merito, di aver riattivato la vita sociale della nostra comunità nel dopoguerra” – continua Vitali - e fu anche grazie al suo operato che la città è ripartita ed è divenuta uno dei motori del nostro paese”. Nella Legnano di Tenconi, come ricorda la Bigatti, il rispetto per il bene della città veniva sempre prima degli interessi particolari, il tessuto sociale era coeso e la politica condivideva valori comuni, molti dei quali venivano dall’esperienza della resistenza, che per Tenconi ebbe sempre un significato di altissimo valore esistenziale.

Anacleto Tenconi fu anche un grande amante delle tradizioni legnanesi, e in particolare del Palio. Egli fu infatti il principale fautore, nel 1952, della ripresa della Sagra del Carroccio, in occasione della quale letteralmente si inventò la sfilata storica, noleggiando a sue spese i costumi dell’opera di Verdi “La battaglia di Legnano” alla Scala di Milano.

Impossibile raccontare i numerosi aneddoti che il nipote Alberto, il figlio Camillo, gli ex sindaci Crespi e Cattaneo e l’ex avversario politico Botta, hanno dedicato alla figura di Anacleto, alcuni particolarmente commoventi ed affettuosi ed altri decisamente divertenti, dai quali emerge un grandissimo amore per la città di Legnano. Come, quando, durante una nevicata eccezionale – ricorda Franco Crespi – con la città in emergenza spalatori, uscì personalmente insieme ai gruppi universitari per spalare la neve; oppure come quel giorno – racconta il nipote Alberto – in cui, insieme all’assessore Colombo, si recò a Firenze per assistere alla partita Fiorentina – Legnano e i due furono talmente calorosi nel protestare per un rigore contro, che furono portati in questura (e immaginatevi la faccia del questore quando aprì i loro documenti!) ”.

Ma il ricordo più bello è quello del figlio Camillo che - visibilmente commosso - ricorda gli ultimi giorni della vita del padre: “Papà ci passava le notti qui in Comune, e proprio in questa Sala, e fu nella stanza accanto che egli ha lasciato la vita”. Lo rammenta, nelle ultime ore di vita, l’amico Piero Cattaneo: “Anacleto non parlò di sé ma di Legnano, che lui amava veramente in maniera enorme”.
 

GIANMARCO MINESI

Immagini a cura di GEA SOMAZZI
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