Un tiro da tre che vale una lezione di sport e vita, coach Elisir: “Nello sport il successo non si misura solo con i punti”
Una bomba tirata sul fil di sirena da un 13enne durante un Campionato Under 18 riassume perfettamente il senso dello sport. A parlarcene è stata coach Elisir della società SL Basket Garbagnate
Il cronometro corre veloce e, a soli 8 secondi dalla sirena finale, la palla arriva tra le mani di Andrea. Un attimo di esitazione, poi dall’altra parte del campo arriva la voce del capitano: «Tira!» Un incoraggiamento decisivo. Andrea prende coraggio, alza lo sguardo e lascia partire il tiro da tre punti. La palla entra. La retina si muove. Il palazzetto esplode in un urlo collettivo che coinvolge compagni, panchina e pubblico. Minuti finali, trasformati in una vera lezione di sport. «Una volta in campo, Andrea non è stato lasciato solo – racconta Elisir -. I ragazzi dell’Under 18 hanno dimostrato una maturità e una sensibilità fuori dal comune, mettendo in pratica uno dei valori fondamentali dello sport: il supporto reciproco. Fondamentale il ruolo del capitano che, nonostante i suoi 17 anni, ha saputo guidare il più piccolo con parole semplici e gesti concreti, aiutandolo a orientarsi e a prendere fiducia. Un esempio di leadership che va ben oltre l’età. È stato uno dei momenti più emozionanti vissuti in panchina. I ragazzi più grandi hanno fatto esattamente quello che speriamo sempre: sostenere, incoraggiare, includere. Quel canestro non è solo di Andrea, è di tutta la squadra».
Quando lo sport è scuola di vita
A fine gara, Andrea ha raccontato la sua emozione con la semplicità di chi ha appena vissuto qualcosa di speciale: «Ero già contento di stare in panchina con quelli più grandi e quando mi hanno detto di entrare mi sono emozionato tantissimo – afferma il giocatore -. In campo ero tranquillo perché i ragazzi grandi mi hanno aiutato. Quando la palla è entrata non ci potevo credere». Parole sincere, che raccontano più di qualsiasi statistica il valore di quell’esperienza. Sugli spalti, la soddisfazione è condivisa anche dai genitori tanto che Monica, la mamma di Andrea, ha poi voluto sottolineare l’aspetto umano della serata: «Vedere i ragazzi dell’Under 18, e in particolare il capitano, stargli vicino e aiutarlo è stato bellissimo. Lo hanno fatto sentire parte della squadra contro avversari molto più grandi». Una scena che secondo coach Elisir riassume perfettamente il senso dello sport giovanile, quello capace di mettere al centro il rispetto, l’inclusione e l’incoraggiamento. «Queste sono le vittorie che contano davvero – conclude Elisir –. Andrea è tornato a casa con una tripla a referto, ma soprattutto con un’esperienza che lo accompagnerà nel tempo. È così che si cresce, come atleti e come persone. Ma soprattutto ha portato con sé un ricordo indelebile: quello di una squadra che, per una sera, ha dimostrato che il basket può essere una scuola di vita».









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