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Un tiro da tre che vale una lezione di sport e vita, coach Elisir: “Nello sport il successo non si misura solo con i punti”

Una bomba tirata sul fil di sirena da un 13enne durante un Campionato Under 18 riassume perfettamente il senso dello sport. A parlarcene è stata coach Elisir della società SL Basket Garbagnate

Generico 02 Feb 2026

A volte basta poco per raccontare il senso più profondo dello sport. Otto secondi, per la precisione. Ossia il tempo che separava il 13enne Andrea dal fischio finale, quello che avrebbe decretato la fine dell partita. Il tempo necessaerio per trasformare una sfida di basket in qualcosa di più. Perchè proprio la bomba tirata sul fil di sirena, dal giovanissimo giocatore, ha fatto emergere il valore dell’impegno, della fiducia e del sentirsi parte di un gruppo. Questa una storia che nasce all’interno dello SL Basket Garbagnate NN e che parla di crescita, di scelte educative e di un tiro da tre punti capace di unire due generazioni sullo stesso parquet. A parlarcene è stata Arianna Elisir, coach dello SL Basket Garbagnate: «Nello sport giovanile il successo non si misura solo con i punti segnati, ma con i passi avanti che ogni ragazzo compie nel proprio percorso, superando difficoltà e insicurezze. A volte, questo impegno viene riconosciuto in modo speciale, trasformando una normale partita di campionato in un’esperienza indimenticabile».

Una scelta di fiducia

Protagonista è Andrea, giovane atleta dell’Under 13 che, grazie alla sua dedizione costante e a un atteggiamento sempre positivo, ha ricevuto un premio significativo: vivere una partita della squadra Under 18 direttamente dalla panchina. «Per un tredicenne – spiega Arianna -, sedersi accanto ai compagni più grandi e respirare il clima di una gara di categoria superiore è già di per sé un’emozione fortissima». Ma il momento più importante doveva ancora arrivare. Negli ultimi due minuti dell’incontro, coach Elisir, d’intesa con il suo vice Moreno, decise di trasformare quell’esperienza in qualcosa di ancora più concreto, chiamando Andrea sul parquet. «Andrea non era lì per caso – spiega Elisir –. Se lo è meritato con il lavoro quotidiano e con l’atteggiamento. Crediamo molto nel premiare il percorso dei ragazzi, non solo le qualità tecniche. L’idea era fargli vivere il campo da protagonista, non da semplice spettatore».

Il canestro di squadra

Il cronometro corre veloce e, a soli 8 secondi dalla sirena finale, la palla arriva tra le mani di Andrea. Un attimo di esitazione, poi dall’altra parte del campo arriva la voce del capitano: «Tira!» Un incoraggiamento decisivo. Andrea prende coraggio, alza lo sguardo e lascia partire il tiro da tre punti. La palla entra. La retina si muove. Il palazzetto esplode in un urlo collettivo che coinvolge compagni, panchina e pubblico. Minuti finali, trasformati in una vera lezione di sport. «Una volta in campo, Andrea non è stato lasciato solo – racconta Elisir -. I ragazzi dell’Under 18 hanno dimostrato una maturità e una sensibilità fuori dal comune, mettendo in pratica uno dei valori fondamentali dello sport: il supporto reciproco. Fondamentale il ruolo del capitano che, nonostante i suoi 17 anni, ha saputo guidare il più piccolo con parole semplici e gesti concreti, aiutandolo a orientarsi e a prendere fiducia. Un esempio di leadership che va ben oltre l’età. È stato uno dei momenti più emozionanti vissuti in panchina. I ragazzi più grandi hanno fatto esattamente quello che speriamo sempre: sostenere, incoraggiare, includere. Quel canestro non è solo di Andrea, è di tutta la squadra».

Quando lo sport è scuola di vita

A fine gara, Andrea ha raccontato la sua emozione con la semplicità di chi ha appena vissuto qualcosa di speciale: «Ero già contento di stare in panchina con quelli più grandi e quando mi hanno detto di entrare mi sono emozionato tantissimo – afferma il giocatore -. In campo ero tranquillo perché i ragazzi grandi mi hanno aiutato. Quando la palla è entrata non ci potevo credere». Parole sincere, che raccontano più di qualsiasi statistica il valore di quell’esperienza. Sugli spalti, la soddisfazione è condivisa anche dai genitori tanto che Monica, la mamma di Andrea, ha poi voluto sottolineare l’aspetto umano della serata: «Vedere i ragazzi dell’Under 18, e in particolare il capitano, stargli vicino e aiutarlo è stato bellissimo. Lo hanno fatto sentire parte della squadra contro avversari molto più grandi». Una scena che secondo coach Elisir riassume perfettamente il senso dello sport giovanile, quello capace di mettere al centro il rispetto, l’inclusione e l’incoraggiamento. «Queste sono le vittorie che contano davvero – conclude Elisir –. Andrea è tornato a casa con una tripla a referto, ma soprattutto con un’esperienza che lo accompagnerà nel tempo. È così che si cresce, come atleti e come persone. Ma soprattutto ha portato con sé un ricordo indelebile: quello di una squadra che, per una sera, ha dimostrato che il basket può essere una scuola di vita».

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Pubblicato il 07 Febbraio 2026
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