La lezione di Paolo De Chiesa: cadere, rialzarsi, sciare
Ex Valanga Azzurra, talento raffinato dello slalom, De Chiesa racconta per la prima volta il dramma che lo allontanò dalle gare. Un incontro a Materia tra sport, memoria e forza interiore
“Sciare con Paolo De Chiesa è una lezione di leggerezza e di stile. Lo stesso di quando era il più giovane della Valanga Azzurra: 52 volte nei primi dieci, 12 volte sul podio, mai però sul gradino più alto. Forse gli è mancata la ferocia del vincitore; certo gli sono mancati tre anni di carriera. All’epoca la sparizione di De Chiesa dalle piste non fu spiegata. Ora Paolo ha scritto un libro con il giornalista Sergio Barducci, «Ho sfiorato il cielo» (Minerva), per svelare il segreto della sua vita”.
Inizia così la lunga e intensissima intervista di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, che ha riportato al centro della scena pubblica una delle figure più eleganti e amate dello sci italiano. Una storia sportiva straordinaria, ma soprattutto una storia umana segnata da un evento drammatico, taciuto per quasi cinquant’anni, che ha cambiato per sempre il corso della sua carriera e della sua vita.
Giovedì 29 gennaio Paolo De Chiesa sarà a Materia (prenota qui) per presentare Ho sfiorato il cielo, un libro che attraversa i trionfi della mitica Valanga Azzurra – il gruppo che negli anni Settanta ha rivoluzionato lo sci mondiale – e scende poi negli abissi di una vicenda personale rimasta a lungo nascosta. Nell’ottobre del 1978, nel momento forse migliore della sua carriera, De Chiesa viene colpito da un proiettile al volto. A sparare è la sua fidanzata di allora. Il colpo passa a pochi millimetri dalla carotide e dalla spina dorsale: Paolo è vivo per miracolo.
Per tre anni sparisce dalle piste. Ufficialmente si parla di esaurimento nervoso. In realtà, come racconta oggi con lucidità e pudore, è prigioniero del dolore fisico, degli incubi, della paura, di quella che oggi chiamiamo sindrome da stress post-traumatico. Un tempo sospeso, fatto di notti interminabili e di una lotta quotidiana per tornare a respirare, parlare, vivere. E infine, di nuovo, sciare.
Ho sfiorato il cielo non è solo il racconto di una carriera interrotta e ripresa con fatica, ma una riflessione profonda sul senso della caduta e della rinascita. È la storia di un atleta che non ha mai vinto una gara di Coppa del Mondo, ma che si definisce – a ragione – un vincente. Perché è tornato sul podio dopo l’inferno, perché ha costruito una nuova vita, perché ha trasformato il dolore in memoria e condivisione.
L’incontro a Materia sarà l’occasione per ascoltare dalla sua voce una testimonianza rara, sincera, potente. Un racconto che va oltre lo sport e parla a tutti: di fragilità, di resilienza, di fede, di amore per la vita. Come quel bambino di quattro anni che cade sulla neve a Cervinia, perde gli sci e ride. E impara che non è importante cadere, ma rialzarsi.
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