Inizio scuola, Frisone Flc Cgil Legnano: “Denatalità un’opportunità per ridurre il numero di alunni nelle classi”
Con il 1° settembre è ripartita ufficialmente la macchina della scuola. A Milano circa duemila neoassunti, ma le supplenze sfiorano quota ottomila. La riflessione del sindacalista di Legnano Pippo Frisone sul tema precariato e denatalità
Con la fine della pausa estiva, il 1° settembre ha segnato la ripartenza della scuola. Una ripresa che, prima dell’ingresso degli studenti nelle aule, riguarda soprattutto l’attività organizzativa e didattica degli istituti: tornano a riunirsi i Collegi dei docenti, vengono definiti i piani delle attività, le riunioni degli organi collegiali e i quadri orari provvisori delle lezioni. Secondo il calendario regionale, l’avvio delle lezioni è previsto attorno al 14 settembre, con un anticipo al 7 settembre per le scuole dell’infanzia. A Legnano come in tutta la provincia di Milano il nuovo anno scolastico si apre con un consistente ricambio del personale. «Il 1° settembre vanno in pensione circa un migliaio di docenti ed entrano circa duemila neoassunti, provenienti per lo più dai concorsi del PNRR», spiega Pippo Frisone della Flc Cgil Legnano.
Il precariato
Nonostante le nuove immissioni in ruolo, resta però aperto uno dei problemi strutturali della scuola milanese: il precariato. «Milano si ritrova ancora una volta, pur se in leggero calo, capitale del precariato – sottolinea Frisone –. Il 31 agosto l’Ufficio scolastico territoriale di Milano ha pubblicato due bollettini di nomina del personale supplente: circa 1.700 supplenze annuali sul sostegno in continuità, su richiesta delle famiglie degli alunni con disabilità, e oltre 6mila nomine sulle diverse discipline e sui restanti posti di sostegno. Parliamo complessivamente di quasi 8mila assunzioni a tempo determinato, di cui almeno un terzo su posti di sostegno, coperti in maggioranza da personale non specializzato».
Per Frisone si tratta di una situazione ormai strutturale: «Quello del precariato a Milano è un fenomeno duro a morire, che si ripresenta da anni con le stesse caratteristiche». A incidere è anche l’elevato numero di aspiranti docenti provenienti da altre aree del Paese. «Delle 80mila nuove domande nelle Graduatorie provinciali per le supplenze, la maggior parte arriva dal Centro-Sud. Lo stesso accade nelle procedure concorsuali».
Il problema, secondo il rappresentante della Flc Cgil, non si esaurisce con le assunzioni a tempo indeterminato. «Una volta entrati in ruolo, nonostante i blocchi triennali, ogni anno si aprono nuove falle negli organici attraverso la mobilità che, insieme ai pensionamenti, finisce per alimentare, come un cane che si morde la coda, un precariato ormai storicizzato nella capitale lombarda». Una dinamica che continua nonostante i concorsi finanziati attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Tra il 2023 e il 2025 sono stati banditi tre concorsi con le risorse del PNRR proprio con l’obiettivo di ridurre il precariato e rispondere al limite europeo sulla reiterazione dei contratti a termine. Eppure il problema rimane».
Il calo degli alunni
Accanto al precariato emerge un’altra questione destinata a incidere profondamente sull’organizzazione della scuola: la denatalità. Secondo i dati riportati dal sindacato, saranno oltre seimila in meno gli alunni che risponderanno all’appello il primo giorno di scuola negli istituti milanesi, quasi la metà dei quali nella scuola primaria. «In prospettiva, denatalità significa meno classi, meno posti di lavoro e istituzioni scolastiche da ridimensionare – osserva Frisone -. Ma il calo demografico, secondo il sindacalista, potrebbe essere affrontato in modo differente e trasformato in un’occasione per migliorare la qualità della scuola. La denatalità potrebbe tradursi in un’opportunità, rivedendo per esempio il numero massimo di alunni per classe».
Gli attuali parametri consentono infatti, a seconda dell’ordine scolastico, classi che possono avvicinarsi o arrivare a 30 studenti. Per la Flc Cgil la strada dovrebbe essere quella di utilizzare il calo della popolazione scolastica per diminuire stabilmente il numero degli studenti nelle singole classi. «Purtroppo – afferma Frisone – questo rappresenta un elemento di continuità negativa degli ultimi governi: agli investimenti sulla scuola si è preferito il contenimento della spesa pubblica. Invece di cogliere l’occasione per portare mediamente le classi a 20 alunni, si è scelto di continuare a mantenere classi che possono arrivare fino a 30 studenti. Una scelta che, secondo il sindacalista, produce conseguenze dirette sulla vita quotidiana delle scuole. Ne risentono il lavoro educativo e didattico, gli apprendimenti degli studenti e, più complessivamente, la qualità dell’insegnamento». La preoccupazione riguarda infine il prossimo futuro. «L’unica risposta che oggi registriamo anche da parte di questo Governo – conclude Frisone – è, per l’anno scolastico 2026/27, il taglio degli organici dei docenti e del personale ATA».









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