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“La scuola oltre il Covid? Un contenitore di esperienze aperto tutto il giorno”

Intervista alla dirigente scolastica dell'Isis Facchinetti Anna Bressan dopo un anno e mezzo di pandemia tra accelerazioni tecnologiche e nuovi modelli educativi

anna bressan

La sfida dell’emergenza pandemica per la scuola è stata enorme ed è tutt’altro che superata: la strada per il ritorno alla normalità è ancora in salita. Per capire a che punto è la situazione negli istituti del territorio abbiamo iniziato un dialogo con i dirigenti scolastici che possa aiutare a capire quali sono le prospettive di uno dei settori più importanti e vitali per il futuro del nostro Paese.

Abbiamo intervistato Anna Bressan, dirigente dell’Isis Facchinetti di Castellanza, polo scolastico che attira studenti da Busto Arsizio ma anche da Legnano e dalla Valle Olona grazie ad un’ampia scelta di indirizzi.

Quali sono i principali problemi affrontati durante l’emergenza sanitaria e quali soluzioni avete trovato?

Il primo problema che abbiamo dovuto affrontare sono stati gli spazi per garantire la sicurezza degli studenti. Abbiamo lavorato per tutta l’estate per cercare di recuperare aule e rimodulare le classi più numerose per averne di più piccole. Non siamo riusciti ad averne in numero sufficiente per avere tutti i ragazzi in presenza, quindi sin dall’inizio dell’anno avevamo un numero di studenti in presenza attorno al 75-80% del totale. In classe possiamo avere un massimo di 16-18 ragazzi, quindi abbiamo applicato il principio di rotazione. Abbiamo 220 studenti con problemi di apprendimento, di lingua o familiari che richiede anche la presenza dell’insegnante di sostegno e dell’educatore per cui abbiamo dovuto tenere un numero limitato di studenti in classe. L’altro problema affrontato è stato quello della rete con la sostituzione del wi-fi con il cavo e la fibra ottica migliorando moltissimo le performance delle connessioni, abbiamo messo le lim in tutte le nuove classi. Di contro abbiamo registrato l’aumento di attacchi hacker con invii di mail in modo massivo che bloccano la rete per alcuni minuti. Il terzo intervento si è concentrato sull’entrata dei ragazzi a scuola, con due turni alle 8 e alle 8,50, e l’uscita. Per poter fare questo abbiamo diminuito l’ora di lezione da 60 a 50 minuti. Questo si è reso necessario per la posizione della nostra scuola che dipende molto dai trasporti. Le ore perse dagli insegnanti sono state restituite con supplenze, in co-presenza oppure con lezioni asincrone sulla nostra piattaforma.

Quali, tra le soluzioni trovate in risposta all’emergenza, possono diventare di sistema?

Tutta la tecnologia rimarrà e non si può tornare indietro. Sono convintissima che sarà un supporto per tutta l’attività scolastica: pensiamo ad esempio alla lezione registrata per lo studente a casa malato, la ricchezza di materiali aggiuntivi che si possono aggiungere sulla piattaforma (esercizi, lezioni asincrone, gli sportelli di recupero), alcune di queste attività come le lezioni di recupero si potranno fare con la didattica a distanza. Anche le riunioni on line, in alcuni casi, possono essere mantenute. Qualche consiglio di classe si potrà fare in presenza ma un consiglio straordinario o una riunione di dipartimento si potranno fare anche in videoconferenza. Anche gli incontri coi genitori si possono mantenere a distanza e l’esperienza fatta con loro è la più interessante perchè la loro presenza era molto più alta, in percentuale, rispetto ai classici incontri a scuola in cui il papà o la mamma devono prendere permessi dal lavoro.

Quali riflessioni sono state fatte sulla didattica, alla luce dell’emergenza?

Non si può fare scuola solo a distanza, la presenza è fondamentale per i rapporti relazionali. Abbiamo notato un allontanamento dal mondo della scuola da parte di alcuni che si sono costruiti una vita parallela: chi si è buttato nel mondo del gaming, chi sui siti porno. Tuttavia si parlerà sempre di più di didattica integrata grazie allo strumento informatico e sempre di meno di lezione frontale. Se già da anni si diceva che questo tipo di insegnamento non paga più, quei professori che proveranno a riprendere quel metodo non avranno successo. I ragazzi devono diventare più operativi. Abbiamo avviato una sperimentazione su una classe prima del progetto “Con la scuola” portato avanti da Luiss e Confindustria, proprio sull’aspetto emotivo-relazionale da costruire prima di passare poi alla parte delle competenze trasversali.  L’anno prossimo lo allargheremo a 5 classi.

Il digital divide è ancora un problema? Quale risposte ci sono state dal territorio (donazioni, sinergie, sponsorizzazioni)?

È ancora un problema che abbiamo risolto in parte distribuendo portatili per i ragazzi. Molti sono andati agli studenti del professionale in quanto il reddito medio è più basso. Spesso però lo studente preferisce seguire la lezione in dad attraverso il telefonino ma questo non è funzionale nel lavoro, soprattutto per alcuni programmi che usano elettronici e informatici. Abbiamo dovuto convincerli. La ditta Lasi di Gallarate, che collabora con noi per l’apprendistato, ci ha donato materiale elettronico, mascherine e computer. Rimane per alcuni ragazzi il problema della connessione anche se si tratta di singole unità.

La collaborazione con gli enti istituzionali ha funzionato?

Non ho nulla da dire. Sia con le società di trasporto che con il Comune, la Provincia e l’Ats i rapporti sono stati molto buoni. Abbiamo sempre avuto le risposte nei tempi corretti. Qualche problemino con Ats c’è stato nel momento di picco dei contagi ma la situazione di emergenza l’abbiamo vista tutti.

Cosa si dovrebbe fare quest’estate per un avvio normale del prossimo anno scolastico?

Dal punto di vista tecnologico siamo pronti mentre siamo in crisi con gli spazi, soprattutto in vista di un aumento delle iscrizioni. Se verrà eliminata la misura del metro di distanza si rifaranno le classi più numerose e ricominceremo a farle ruotare ma se rimangono le attuali regole sarà comunque impossibile. Stiamo smantellando un altro laboratorio che sposteremo altrove, per ricavare un altro paio di aule, dopodichè abbiamo chiesto alla Provincia di intervenire per utilizzare degli spazi del professionale. Abbiamo anche le palestre con la nuova pavimentazione, sempre grazie all’intervento di Villa Recalcati. Stiamo sanificando tutte le aule rimbiancandole un po’ alla volta e stiamo acquistando dei sanificatori per ambienti.

La figura del responsabile covid quanto lavoro burocratico ha creato?

Non ho un solo referente covid ma ne ho tre. Quello ufficiale, che è il mio vicario, e altri due a sostegno del primo. C’è parecchio lavoro in più via mail con le famiglie, con i docenti e con l’Ats. Costa fatica ma è stato necessario e continua ad esserlo perchè abbiamo un tracciamento forzato ma giusto di quello che sta succedendo. Ci permette di avere una visione complessiva di quello che sta succedendo nella scuola. C’è un gruppo covid che sta funzionando bene.

Avete avuto dei contagi all’interno della scuola?

Ho avuto alcuni docenti contagiati ma che hanno contratto il virus fuori dalla scuola, principalmente in famiglia. I contagi tra gli studenti sono avvenuti mentre erano in dad, al di fuori della scuola, a conferma che i ragazzi non sono rimasti in casa in questo periodo. Personalmente ritengo che aver chiuso le scuole superiori non ha aiutato a frenare il virus, anzi sono convinta che se si fossero tenute le scuole aperte li avremmo tenuti più sotto controllo. Non ho le competenze se sia stata una decisione giusta ma so che a scuola sono tutelati e coperti dal controllo.

Quando avremo superato l’emergenza che tipo di scuola ci dovrà essere? Quali sono le richieste del mondo dell’istruzione?

Vorrei che la scuola sia più volta alle competenze disciplinari e trasversali. Vorrei una scuola in cui gli studenti siano messi in prima persona a operare e a fare. Le lezioni frontali sono il passato e non permettono agli studenti di affrontare il mondo esterno. Io sto pensando anche a potenziare gli spazi esterni alla scuola, creando delle zone di studio con dei tavoli in modo che con la bella stagione sdove poter fare lezioni all’aperto. C’è un’interlocuzione anche con l’amministrazione comunale per sfruttare il terreno di fronte all’ingresso del Parco Altomilanese e abbiamo dato delle idee per la trasformazione di quell’area. Sogno una scuola aperta per i ragazzi dove si possano fare progetti, lavori. La scuola deve diventare un luogo attrattivo per lo studente.

Qual è la situazione della dispersione scolastica nella sua scuola?

Siamo intorno al 2% di ragazzi ritirati entro il 15 marzo e la maggior parte di loro sono studenti che in una situazione normale l’anno scorso avrebbero perso l’anno. Si tratta di ragazzi promossi con 12-13 materie insufficienti che è quasi impossibile recuperare. Credo che la mossa di promuovere tutti l’anno scorso non sia stata corretta perchè ha creato più disagi nei ragazzi. Qualcuno ha pensato che anche quest’anno sarebbe stato così e non ha fatto nulla. L’altra situazione è quella dei ragazzi che non si sono ritirati ma hanno accumulato ormai un numero di assenze così elevato per cui non verranno scrutinati e ce n’è un bel pacchetto. Presumo che se i risultati del secondo quadrimestre rispecchieranno quelli del primo ci saranno parecchie non promozioni nelle seconde e nelle quarte, che sono le classi dove i ragazzi sono passati senza il blocco dell’anno pecedente. Questo è accaduto nonostante abbiamo potenziato i corsi di recupero, abbiamo aperti gli sportelli heplò, abbiamo dato due prove di recupero a settembre e a marzo. Vedremo alla fine dell’anno ma sono preoccupata perchè un ragazzino in prima che viene fermato o dopo il primo anno del triennio, può ancora ragionare su come reindirizzare il percorso formativo ma in seconda o in quarta è già troppo tardi.

È prevista l’attivazione di un supporto psicologico per gli studenti?

Avevamo la psicologa fino a due anni fa. Quest’anno abbiamo riattivato il servizio con una psicologa interna ed è risultata molto utile. Molti ragazzi si sono rivolti allo sportello e anche genitori, qualche docente e qualcuno del personale Ata. Abbiamo anche attivato un percorso in una classe prima sull’affettività in quanto alcuni studenti, durante i lockdown, sono diventati quasi dipendenti dal gaming o dal porno.

A che punto è la vaccinazione sul personale scolastico del vostro istituto?

È un dato riservato per cui non ho il numero preciso. Qualcuno ha rifiutato di farsi vaccinare e ha deciso di aspettare, soprattutto dopo i dubbi su Astrazeneca. La maggior parte si è vaccinata senza problemi.

Scuole aperte a luglio. Cosa ne pensa e, nel caso il Ministero decida in tal senso, sareste pronti?

ne parleremo in questi giorni in collegio docenti. Dipenderà da quanti docenti aderiranno e molti li vedo stanchi e stressati. Dipenderà anche da quante risorse finanziarie arriveranno e se c’è possibilità prendere esperti dall’esterno. Io andrei su tre-quattro filoni di attività possibili: corsi di recupero, attività sportive (che quest’anno non hanno fatto) anche per favorire le relazioni, uscite sul territorio per sostituire i viaggi di istruzione, incontri a scuola di studio-gioco come gare interne o cacce al tesoro, laboratori di robotica . Non si potrà andare oltre il 20 luglio perchè agosto lo escludo. Poi si vedrà se a settembre si inzierà l’1 o il 12.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 06 Maggio 2021
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