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Sempre più pazienti, sempre più giovani: l’emergenza silenziosa dei disturbi dell’alimentazione

Per la Giornata nazionale dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, LegnanoNews ha approfondito i servizi messi a disposizione dell'ASST Ovest Milanese

Dietro i numeri delle cartelle cliniche ci sono storie di famiglie sospese, alle prese con un nemico invisibile che altera la percezione di sé e del mondo. I disturbi dell’alimentazione e della nutrizione sono una pandemia sommersa che non risparmia il nostro territorio, tra un’età di esordio che si abbassa vertiginosamente e i numeri in continua crescita. Un disturbo alimentare, però, non è mai “solo” una questione di cibo: è il sintomo di una sofferenza più profonda che chiede, prima di tutto, di essere vista.

In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, LegnanoNews ha scelto di approfondire i servizi messi a disposizione dell’ASST Ovest Milanese, impegnata da anni in una sfide che rientra a buon diritto tra le più complesse per la sanità pubblica.

In Italia 3 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari

I pazienti, in linea con un trend che coinvolge tutta Europa, sono sempre più giovani. «In Italia abbiamo circa 3 milioni di persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione e della nutrizione – spiega il dott. Giorgio Bianconi, direttore del Dipartimento Salute mentale dell’ASST Ovest Milanese -: questi disturbi sono la seconda causa di morte fra gli adolescenti di sesso femminile fra i 12 e i 17 anni. Abbiamo registrato un abbassamento dell’età di esordio dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, che oggi è fra i 14 e i 15 anni in media. Un altro dato interessante è che circa il 20% delle persone che si ammalano sono di sesso maschile. I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione hanno una tendenza alla cronicizzazione in oltre il 20% dei casi e circa il 5% esitano in morte anche precocemente. In Regione Lombardia rispetto alla prevalenza, ovvero al numero di casi in cura, abbiamo circa 15 pazienti su 10.000 in carico – aggiunge il dott. Bianconi -. Per quanto riguarda l’incidenza, invece, abbiamo circa 20 nuovi casi ogni 100.000 utenti in Regione Lombardia».

Pazienti sempre più giovani

L’ASST Ovest Milanese ha ormai un’esperienza quasi ventennale nella lotta contro i disturbi del comportamento alimentare. L’azienda socio-sanitaria territoriale, infatti, già dal 2009 insieme ad altre quattro aziende dell’ATS Città Metropolitana di Milano ha avviato un servizio dedicato a questa tipologia di disturbi. Da lì, poi, ogni dipartimento ha sviluppato un proprio modello di intervento, e oggi il servizio fa capo al Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze e in particolare alla struttura di Psicologia clinica.

«Nel tempo l’incidenza di questi disturbi è aumentata notevolmente, non solo in termini numerici, ma anche in termini di diversificazione – sottolinea la dott.sa Monica Durante, responsabile della struttura di Psicologia clinica -.: coinvolge sempre più anche la popolazione maschile e si è abbassata l’età di esordio. Per questo l’ambulatorio per i disturbi alimentari garantisce una presa in carico a più livelli e multidisciplinare per tutti quei casi che possono essere più lievi agli esordi o più complessi e che richiedono anche una collaborazione con servizi esterni».

«È una multidisciplinarietà non solo interna all’ambulatorio, dove collaborano medici, psicologi e tecnici, ma anche tra i diversi servizi dell’ASST – aggiunge la dott.sa Durante -: i professionisti dell’ambulatorio collaborano costantemente con servizi come il CPS, ma anche con la neuropsichiatria infantile, il servizio di psicologia delle cure primarie e sul territorio con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nel corso del tempo l’attività si è potenziata e questo ha contribuito notevolmente a ridurre anche lo stigma rispetto al disturbo; lo sviluppo delle attività ha portato anche a una presa in carico sempre più sostenuta delle famiglie e dei genitori, visti non più in termini stigmatizzanti come la causa del problema, ma sempre più come risorsa in ottica di presa in carico globale del paziente».

Codice giallo o rosso per il 36% delle richieste di accesso all’ambulatorio

La conferma della dimensione del fenomeno arriva anche dai numeri registrati dall’ASST Ovest Milanese, sia sul fronte dell’aumento delle richieste, sia su quello della severità dei disturbi. «In questi ultimi anni ci sono stati cambiamenti molto importanti, che si sono evidenziati dal Covid in avanti – spiega il dott. Matteo Sala, psicologo e responsabile dell’ambulatorio per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione dell’ASST Ovest Milanese -. Abbiamo notato un’ingravescenza sia nell’esordio, sia nella sintomatologia. Sostanzialmente sono aumentati notevolmente gli accessi per pazienti in età minorenne e si è molto abbassata l’età dell’esordio della malattia. Proprio per questo motivo da due anni l’ambulatorio ha scelto di abbassare l’età di accesso al nostro servizio dai 15 ai 14 anni di età: lo scorso anno abbiamo ricevuto 97 richieste di prima visita e di queste il 40% riguardavano ragazze e ragazzi tra 14 e 17 anni, e il dato sale quasi al 50% se includiamo anche i ragazzi di 18 anni. La prevalenza riguarda il disturbo dell’anoressia nervosa. Facendo un confronto tra i primi due mesi dell’anno scorso e di quest’anno, vediamo un aumento del 56% nelle richieste: siamo passati da nove richieste nei primi 45 giorni del 2025 a 14 richieste dello stesso periodo del 2026».

«Le richieste hanno spesso un carattere di urgenza rappresentato dalla severità della malattia in una fascia di età molto bassa – prosegue il dott. Sala -. Per questo abbiamo introdotto un triage: circa il 36% delle richieste ha un codice di priorità giallo o rosso: il 18% sono codici gialli e il 17,6% codici rossi. Il nostro ambulatorio in queste situazioni interviene tempestivamente: per i codici rossi la presa in carico è quasi immediata, al massimo entro una settimana, mentre i codici gialli vengono valutati entro un massimo di 30 giorni. È molto importante che il trattamento avvenga il più precocemente possibile: le ricerche dimostrano che la durata della malattia non trattata ha un impatto sul trattamento e sui benefici che ha nel lungo periodo».

Famiglie sempre più coinvolte nel trattamento

Nel tempo l’ambulatorio ha cambiato forma, riuscendo a mettere in campo anche interventi che inizialmente non erano previsti. Ad esempio dedicando «uno spazio significativo agli interventi per i familiari». «Sappiamo che questo disturbo ha delle origini biopsicosociali, e lavorare con i familiari insieme alla persona che accede al nostro ambulatorio garantisce una maggior qualità del trattamento e anche una un maggior beneficio in termini di evoluzione della patologia – sottolinea il responsabile dell’ambulatorio per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione dell’ASST Ovest Milanese -. Sono diventati molto importanti gli interventi di gruppo psicoeducativi rivolti ai genitori o a i cargiver, che in questo modo possono avere una psicoeducazione sulle dinamiche che riguardano il disturbo alimentare e sulla gestione dei pasti e della sintomatologia, in modo che sentano di essere accompagnati insieme ai loro figli nella cura di una patologia complessa e molto impattante sia sul piano sociale, progettuale, psicologico ed emotivo».

I pazienti dell’ambulatorio per i disturbi alimentari

La presa in carico ambulatoriale, quando è possibile, è sempre la strada privilegiata. «La nostra presa in carico riguarda pazienti prevalentemente con anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge eating disorder – spiega la dott.sa Eleonora Bortolussi, psicologa checollabora con l’ambulatorio per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione -. Tra i criteri di accesso c’è l‘età, che va dai 14 ai 40 anni per tutti e tre i disturbi: prendiamo in carico i pazienti con una terapia individuale effettuata in contemporanea da psicoterapeuta e dietista. Dai 40 ai 65 anni, solo per i disturbi da binge eating disorder, i pazienti vengono inseriti in un gruppo tenuto da una psicoterapeuta, mentre anoressia e bulimia non vengono prese in carico dall’ambulatorio. Il lavoro contemporaneo tra psicologo e dietista è stato strutturato per diminuire i tempi di cura e per eliminare le triangolazioni tipiche di questo tipo di disturbo, dal momento che i pazienti tendevano a portare una facciata sola allo psicologo e una facciata sola al dietista: è una modalità molto funzionale e ha portato ottimi frutti in questi anni. La presa in carico ambulatoriale, rispetto ad un livello di cura più avanzato come il day hospital o il ricovero, è sempre da privilegiare perché permette di tenere il paziente nel suo contesto di vita e quindi permette un lavoro più completo».

«L’indice di massa corporea che prendiamo in carico va da un limite minimo di 15 a un limite massimo di 40 – aggiunge la dott.sa Bortolussi -. Non prendiamo in carico pazienti al di sotto del 15 perché non c’è sufficiente energia per poter effettuare il lavoro psicoterapeutico e la gravità fisica diventa troppo importante: in questi casi inviamo sempre ai servizi di secondo livello. Il 70% delle persone fra i 14 e i 18 anni presenta un indice di gravità elevato, con un BMI (indice di massa corporea, ndr) da 15 a 15,99 andate. Collaboriamo anche con i CPS del dipartimento e con la neuropsichiatria infantile quando sentiamo la necessità di avere un lavoro di rete più ampio; lo stesso facciamo anche con le scuole, collaborando con gli insegnanti che hanno in carico i nostri pazienti».

Gli ambulatori per le nuove dipendenze

Accanto all’attività dell’ambulatorio per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, l’ASST Ovest Milanese si prepara a lavorare anche su altri fronti. Come quello delle nuove dipendenze. «L’attività sui disturbi alimentari si inserisce in tutta una serie di progetti che l’ASST Ovest Milanese sta portando avanti dedicati al disagio degli adolescenti – conclude Giovanni Guizzetti, direttore socio-sanitario dell’ASST Ovest Milanese -: ad esempio siamo in attesa di aprire l’attività al centro diurno di Neuropsichiatria infantile dell’adolescenza a Magenta, e stiamo aprendo degli ambulatori che riguardano le nuove dipendenze, come quella da internet o dagli strumenti telematici, un problema assolutamente rilevante per i nostri adolescenti. Grazie al potenziamento dell’attività per la salute mentale e in particolare della Neuropsichiatria, cercheremo di continuare su questa strada, seguendo le indicazioni di Regione Lombardia e riuscendo in alcuni casi ad essere centri pilota per la sperimentazione di alcune modalità organizzative, come quella che è stata messa in atto fra Pediatria, Psichiatria e Neuropsichiatria infantile all’Ospedale di Magenta».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 13 Marzo 2026
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