Chirurgia mini-invasiva: la Cardiochirurgia dell’Ospedale di Legnano “corre” e macina numeri da record
LegnanoNews ha intervistato il dott. Germano Di Credico, direttore della struttura complessa di Cardiochirurgia e Capo Dipartimento dell'Area Cardiovascolare presso l'ASST Ovest Milanese
Cardiochirurgia sempre più mini-invasiva all’Ospedale di Legnano. Solo nel 2025 il reparto con la tecnica della mini-toracotomia ha effettuato più di 20 interventi di sostituzione della valvola aortica e sei per la sostituzione contemporanea della valvola aortica e della valvola mitralica, ai quali se ne sommano altri 62 per la valvola mitralica. Numeri record che raccontano un’area cardiovascolare all’avanguardia su scala regionale e nazionale, che abbiamo approfondito con il dott. Germano Di Credico, direttore della struttura complessa di Cardiochirurgia e Capo Dipartimento dell’Area Cardiovascolare presso l’ASST Ovest Milanese.
In questi anni la chirurgia mini-invasiva ha fatto passi da gigante, anche nel campo della Cardiochirurgia. Qual è l’impatto e di quali numeri parliamo per l’ASST Ovest Milanese?
La chirurgia mini-invasiva rappresenta sicuramente un cambio di filosofia. Ormai da una decina di anni la pratichiamo per la patologia valvolare. Per la riparazione della valvola mitrale, ad esempio, abbiamo introdotto prima la minitoracotomia anteriore con visione diretta video-assistita e poi abbiamo fatto un ulteriore passo avanti che ci permette, attraverso un taglietto intercostale di 3 o 4 centimetri, non solo di vedere la valvola mitrale ma anche di eseguire direttamente la riparazione.
Siamo andati anche oltre, portando avanti una pratica che viene eseguita in pochissimi altri centri in Italia, e interveniamo con la minitoracotomia anteriore destra anche per la valvola aortica: lo scorso anno abbiamo eseguito 25 interventi di riparazione della valvola aortica e in diversi casi durante l’intervento abbiamo riparato entrambe le valvole. È un approccio abbastanza rivoluzionario, sicuramente importante dal punto di vista estetico ma soprattutto perché permette di eseguire un intervento tecnicamente lungo e impegnativo con un taglio molto piccolo, riducendo al minimo l’invasività, il sanguinamento, il dolore e i problemi di infezione delle ferite. In questo modo, grazie anche alla velocità e all’esperienza che stiamo acquisendo, si riducono al massimo anche i tempi in cui viene fermato il cuore del paziente e l’infettività legata alla circolazione extracorporea. Anche la ripresa post-operatoria, sia fisica che psicologica, è più immediata.

La vostra è una cardiochirurgia di territorio, che può dare una risposta immediata alle urgenze…
Ho sempre considerato la nostra Cardiochirurgia come una Cardiochirurgia di territorio, chiamata ad occuparsi prevalentemente di urgenza. Un intervento sulle coronarie è sicuramente più urgente rispetto ad un intervento sulle valvole: davanti ad un infarto, ad esempio, il rischio è quello di “giocarsi” il cuore in pochissimo tempo. Un paziente con una malattia coronarica deve essere trattato, operato o comunque rivascolarizzato il prima possibile, mentre per le valvole il lasso di tempo è maggiore.
Negli ultimi dieci anni abbiamo eseguito stabilmente circa 200 interventi di bypass isolati l’anno. In base al decreto ministeriale 70 del 2015, che definisce i parametri di riferimento per l’efficenza dell’assistenza ospedaliera, un centro, per essere efficiente ed efficace, dovrebbe effettuare almeno 200 bypass isolati l’anno: in Lombardia siamo gli unici e lo scorso anno eravamo il 18° centro in Italia. Qui abbiamo sempre trattato i bypass in modo urgente e questo ha portato non solo buoni risultati, ma anche la capacità di utilizzare tecniche che riducono al massimo l’invasività: il prelievo della vena, ed esempio, viene effettuato per via endoscopica e abbiamo sviluppato molto anche l’uso delle arterie
Avete riscontrato patologie o tipologie di interventi in aumento?
Non so se siamo di fronte ad un aumento dell’incidenza nella popolazione o se è aumentato il numero dei pazienti che si rivolgono a noi, ma nell’ultimo anno abbiamo riscontrato un aumento delle endocarditi, infezioni causate da batteri che arrivano al sangue e poi si depositano o comunque crescono sulle valvole cardiache. Ne vediamo almeno un paio alla settimana, sia su valvole native che su valvole protesiche, ovvero in pazienti già operati per la sostituzione valvolare.
Tra gennaio e inizio febbraio, inoltre, siamo intervenuti su sei dissezioni aortiche, slaminamenti acuti della parete aortica per i quali viene effettuato un intervento a tutti gli effetti salvavita: basti considerare che la metà dei pazienti non riesce nemmeno ad arrivare in tempo in ospedale. Un caso soprattutto ci ha dato particolare soddisfazione: un paziente portato in Pronto Soccorso dell’Ospedale di Magenta ha ricevuto la diagnosi e in meno di un’ora e mezza è arrivato sul nostro tavolo operatorio, e fortunatamente l’intervento è andato bene. La nostra rete ha funzionato perfettamente.
Proprio la rete vi permette un approccio multidisciplinare…
A Legnano e Magenta abbiamo due Cardiologie interventistiche molto efficienti, che ci permettono di discutere i casi borderline e decidere la procedura più appropriata, e c’è la Cardiochirurgia. C’è una multispecialità che ci permette di valutare qual è il trattamento più appropriato per il singolo paziente. Vale nel caso dei bypass, ad esempio, ma anche per le valvole. Il nostro Heart Team ci permette di considerare le fragilità e scegliere l’opportunità migliore per il paziente, massimizzando i benefici.
Anche per la Cardiochirurgia è arriva l’ora della chirurgia robotica?
Penso che anche nel nostro campo avrà sviluppo e permetterà di rendere ancora più mini-invasivi gli interventi, diminuendo ulteriormente la cruentazione e affinando sempre di più il gesto tecnico. Qualche idea la abbiamo già.









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