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Patologie neurologiche in aumento al PS dell’Ospedale di Legnano: la Stroke Unit passa da 8 a 14 letti

Per capire cosa c’è davvero dietro i numeri degli accessi in PS, come si regge l'"onda d'urto" quotidiana e quali sono le prospettive future, LegnanoNews ha intervistato il direttore sanitario dell’ASST Ovest Milanese

Oltre 150mila pazienti in un anno per i Pronto Soccorso dell’ASST Ovest Milanese, quasi 70mila solo all’Ospedale di Legnano, che nel 2025 ha registrato 1.406 codici rossi, 8.235 codici arancione, 13.660 codici azzurri, 40.715 codici verdi e 5.129 bianchi. Numeri che non sono solo una statistica, ma raccontano una quotidianità, quella di medici e infermieri, in cui salvare una vita è spesso questione di minuti, mentre il sovraffollamento della sala di aspetto è ormai diventato poco meno che un dato scontato. Per capire cosa c’è davvero dietro questi numeri, come si regge l'”onda d’urto” quotidiana e quali sono le prospettive future, LegnanoNews ha intervistato il dott. Valentino Lembo, direttore sanitario dell’ASST Ovest Milanese.

Dott. Lembo, come si coniugano volumi di pazienti come quelli registrati nel 2025 con la necessità di dare una risposta immediata alle patologie tempo-dipendenti, come l’ictus o l’infarto?
Ci sono protocolli molto precisi che devono trovare rigorosa attenzione e applicazione. Quando il paziente arriva in pronto soccorso in fase di triage gli viene assegnato un codice colore, a volte ancora prima dell’arrivo riceviamo una segnalazione. Le patologie tempo-dipendenti hanno una via preferenziale diretta: i pazienti vengono indirizzati subito alla sede indicata per le procedure necessarie o all’intervento chirurgico. In questi giorni, ad esempio, un paziente con una patologia molto importante a livello cardiovascolare si è presentato al PS di Magenta: è stato subito caricato in ambulanza e portato a Legnano, nel giro di meno di un’ora e mezza era in sala operatoria. Davanti alle patologie tempo-dipendenti non ci possono essere margine di errori né sull’assegnazione, né sul comportamento, né sulle procedure, perché c’è pericolo di vita.

Un numero di accessi al pronto soccorso così importante dipende anche dalle carenze numeriche della medicina generale sul territorio?
Quello che il territorio potrebbe assorbire in misura maggiore, e stiamo lavorando proprio in questa direzione, sono i codici minori: i bianchi, i verdi, alcuni azzurri. I medici di medicina generale ora fanno parte della nostra ASST, stiamo costruendo anche insieme a loro percorsi di condivisione anche per le fasi successive all’accesso al pronto soccorso, ad esempio rispetto alla possibilità di presa in carico da parte degli infermieri di famiglia. È una strada da costruire, stiamo cercando anche di reclutare risorse, infermieri e soprattutto medici: è un obiettivo che si potrà raggiungere gradualmente e che, da rappresentante dei medici ospedalieri, potrebbe essere fondamentale per  soddisfare le necessità di una massa critica di cittadini.

In questo solco si inseriscono anche Ospedali e Case di Comunità…
Abbiamo un Ospedale di Comunità ad Abbiategrasso e prima dell’estate dovrebbe essere ultimato anche quello al vecchio Ospedale di Legnano. Dove sono già attivi, ovviamente gli Ospedali di Comunità portano benefici perché riescono ad assorbire una parte di utenza; anche in questo caso stiamo affinando i percorsi, per così dire, di “reclutamento” dei pazienti: sono strutture che hanno un loro perché e devono essere utilizzate in maniera appropriata per evitare il rischio di creare un ulteriore imbuto. L’Ospedale di Comunità serve per decongestionare gli ospedali per acuti, ad esempio dando il tempo al territorio di adeguarsi alle esigenze ed ospitare nel migliore dei modi i pazienti dopo un periodo di ricovero in acuzie. Poi ci sono anche le Case di Comunità. Il territorio, quando il sistema sarà a regime, potrà fare veramente molto.

Per il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Legnano sono in programma interventi strutturali, vista la mole di accessi?
L’Ospedale di Legnano è stato progettato nei primi anni Duemila e realizzato nel 2011. Negli anni la situazione è cambiata è sono cambiate le esigenze dei cittadini: ad esempio è cambiata l’aspettativa di vita, che si è allungata, e di conseguenza ci sono anche più patologie. I pazienti, inoltre, oggi sono molto più informati su quali siano i centri migliori per una determinata patologia, e l’Ospedale di Legnano nel tempo ha assunto un valore sempre più importante. Con l’aumento dei volumi, quindi, gli spazi hanno iniziato a presentare criticità. Abbiamo presentato alla Regione una proposta rispetto alla necessità di una ristrutturazione degli spazi e, laddove possibile, di un ampliamento, con stime sia rispetto ai costi che agli stessi spazi. Stiamo cercando di mettere mano anche all’organizzazione: il Pronto Soccorso pediatrico, ad esempio, prima era in reparto, mentre ora ha una sua area di competenza all’interno del PS.

Una prima risposta strutturale, intanto, arriverà per le patologie neurologiche, che hanno fatto registrare un aumento…
Gli accessi in ambito neurologico erano superiori rispetto alla dotazione di risorse che avevamo: gli otto letti accreditati per tali patologie avevano un tasso di saturazione pari quasi al 140%. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto dalla Regione uno specifico finanziamento per l’ampliamento dei posti letto della Stroke Unit, che da 8 passeranno a 14 a lavori finiti. Le dotazioni, sia in termini strumentali che di risorse umane, sono già presenti: serve giusto il tempo di approntare materialmente la nuova unità operativa.

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 24 Gennaio 2026
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