Sanità, oltre 5.000 ricorsi agli Sportelli Salute in Lombardia: criticità anche nella ASST Ovest Milanese
Il Coordinamento regionale denuncia: “Sistema in difficoltà, l’85% dei ricorsi accolti. La delibera 4986 rischia di peggiorare la situazione”
Sono oltre 5.000 i cittadini lombardi che negli ultimi due anni si sono rivolti agli Sportelli Salute per far valere il proprio diritto all’assistenza sanitaria. Un dato che fotografa le difficoltà crescenti nell’accesso ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), anche nel territorio dell’ASST Ovest Milanese. Secondo il monitoraggio condotto dal Coordinamento Lombardo degli Sportelli Salute, tra il 2022 e il 2024 sono stati 5.378 i ricorsi presentati da cittadini lombardi per ottenere cure, esami e visite nei tempi previsti dalla normativa. Di questi, ben 4.583 hanno avuto esito positivo, pari all’85,21% del totale. Sono invece 546 i casi respinti, mentre 249 sono ancora in attesa di risposta. Numeri che mettono in luce il ruolo fondamentale svolto dagli Sportelli Salute, gestiti da volontari, nel supportare concretamente i cittadini in difficoltà, garantendo l’accesso a prestazioni sanitarie che dovrebbero essere erogate senza ostacoli. Alla raccolta dei dati hanno partecipato 55 dei 69 sportelli attivi sul territorio regionale. «Quello che dovrebbe essere un presidio eccezionale per situazioni particolari – segnala il Coordinamento – si è trasformato in un passaggio obbligato per migliaia di persone, che senza il supporto degli Sportelli non riuscirebbero a far valere i propri diritti».
Una situazione strutturale, aggravata da rinunce e spese private
Secondo il Coordinamento, il quadro descritto rappresenta solo una parte del fenomeno. Oltre ai ricorsi registrati, vi sono molti cittadini che si rivolgono ad altri enti o rinunciano del tutto a presentare reclami, scegliendo invece di pagare di tasca propria oppure di rinunciare alle cure. Una “realtà sommersa” che rende ancora più evidente la portata del problema. Preoccupazioni arrivano anche rispetto alla Delibera regionale XII/4986 del 15 settembre 2024, per ora in fase sperimentale. Il Coordinamento la definisce «un’ulteriore spinta verso la privatizzazione del sistema sanitario lombardo», che rischia di creare una sanità “a due velocità”, penalizzando i cittadini che non possono permettersi spese sanitarie private o assicurazioni. «Il caso San Raffaele insegna», si legge nella nota, in riferimento a recenti episodi legati all’accesso alle cure presso strutture convenzionate.









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