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Rifondazione Comunista Legnano: “La sanità torni ad essere pubblica, partecipativa e democratica”

La "denuncia" del circolo di Legnano di Rifondazione Comunista: «Quando la sanità viene considerata in termini di "prestazioni", la prevenzione passa in secondo piano»

infermiere

Dal circolo di Legnano di Rifondazione Comunista un appello perché «la sanità torni ad essere pubblica, partecipativa e democratica».

«La salute è un diritto definito come “fondamentale” nella Costituzione Italiana – sottolineano da Rifondazione Comunista -. Ma ci vollero vent’anni perché, con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978, l’accesso alle prestazioni sanitarie divenisse universalistico, garantendo a tutti e tutte le cure necessarie ai propri bisogni di salute. Oggi quel sistema, che ha permesso alla sanità italiana di essere riconosciuta tra le migliori al mondo, rischia di crollare definitivamente sotto i colpi inferti dalla furia privatizzatrice e il peso delle lobby della sanità privata. Un processo di demolizione che pare oggi giunto al capolinea, ma che dura da decenni attraverso gli strumenti già evocati da Piero Calamandrei in un celebre discorso del 1950 riferito a un altro dei pilastri della democrazia, la scuola pubblica: indebolimento della funzione impoverendo bilanci e ignorando bisogni, deregolamentazione dell’iniziativa privata, incanalamento delle risorse pubbliche verso il privato».

«Così, ad esempio, si possono stanziare 10 milioni di euro per accorciare le liste d’attesa, come ha fatto recentemente Regione Lombardia, ma tutti per “comprare” prestazioni dal privato, in molti casi nemmeno convenzionato – aggiungono dal circolo legnanese del partito -. Oppure, in un’altra delibera regionale, prevedere contratti tra strutture pubbliche e assicurazioni private che garantiscano un “canale privilegiato” per i loro clienti, a tutto discapito di chi un’assicurazione non se la può permettere o non ha un premio sufficientemente alto: questo, mentre i NAS certificano già ora il superamento della soglia massima consentita (50%) di attività in regime privatistico (intramoenia) dentro le strutture pubbliche lombarde e senza prevedere un potenziamento del personale e delle attrezzature».

«Ciò che viene meno non è solo l’esigibilità di un diritto individuale. L’art. 32 Cost. definisce la salute anche come “interesse della collettività” – continuano da Rifondazione Comunista -: ma quando la sanità viene considerata in termini di “prestazioni”, la prevenzione passa in secondo piano insieme ai determinanti di salute legati ai luoghi e ai contesti di vita e di lavoro. Con un arretramento rispetto al concetto di “salute”, definito dall’OMS non semplicemente come assenza di malattia o infermità ma come benessere fisico, mentale e sociale della persona. Se la sanità è in ginocchio, e gli utenti del nostro Sportello Salute lo confermano, non è certo una revisione in salsa lombarda della legge 833/78 istitutiva del SSN, come si è candidato a fare il presidente Attilio Fontana fingendo di ignorare che proprio la Lombardia è stata il laboratorio del suo smantellamento per far posto agli interessi privati, che può arginarne il tracollo».

«Serve invece un’inversione di rotta che riaffermi l’attualità di quella legge e ne recuperi lo spirito e i principi costituzionali su cui si fonda – concludono dal circolo di Legnano del partito -. Che significa restituire alla sanità la sua funzione pubblica, partecipativa e democratica. A partire dal ruolo dell’ente locale – il sindaco è per legge il primo responsabile della salute pubblica in quanto autorità sanitaria locale – con il concorso della cittadinanza attiva, attraverso la formulazione di piani della salute locale come strumenti di conoscenza dei problemi e dei bisogni del territorio, in termini di salute e di salubrità, che sappiano incidere sulla programmazione sanitaria e socio-sanitaria territoriale e concorrere a far sentire la voce dei cittadini riguardo alle politiche sanitarie di competenza regionale».

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Pubblicato il 14 Febbraio 2026
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