Fontana: «Olimpiadi pronte, ora il dopo. Sanità, giovani e trasporti le vere sfide della Lombardia»
A meno di un mese dall’inaugurazione delle Olimpiadi, il presidente regionale ha spiegato cosa è stato fatto, cosa resta da completare e quali sono le vere priorità per il futuro
A meno di un mese dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana è stato ospite della diretta web La Materia del Giorno, intervistato dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli. Un confronto ampio, che ha toccato i grandi temi dell’agenda regionale: dai Giochi olimpici alla sanità, dalla fuga dei giovani all’estero fino al trasporto pubblico, all’ambiente e all’innovazione.
Presidente Fontana, siamo pronti per le Olimpiadi?
«Stiamo stringendo le ultime viti, ma possiamo dire che siamo pronti. Tutte le opere fondamentali per lo svolgimento delle Olimpiadi sono concluse o in fase di ultimazione. Penso agli impianti sportivi, alle infrastrutture essenziali, al villaggio olimpico e al Pala Santa Giulia, che sarà testato nei prossimi giorni con un evento prova».
Fontana ha riconosciuto che alcune opere non saranno completate in tempo, ma ha chiarito che si tratta di interventi non essenziali per i Giochi: «Sono opere richieste dai territori da anni, che abbiamo potuto finanziare grazie alle Olimpiadi, ma non sono funzionali allo svolgimento delle gare. Le opere indispensabili sono tutte pronte».
Il modello delle Olimpiadi diffuse è stato una scelta vincente?
«Sì, ed è stata apprezzata dal CIO proprio per la sua sostenibilità economica e ambientale. Abbiamo evitato di costruire nuove strutture destinate a diventare cattedrali nel deserto, utilizzando e migliorando impianti già esistenti. Questo ci ha permesso di contenere i costi e di limitare il consumo di suolo».
Uno sguardo è già rivolto al futuro, a quando si spegneranno i riflettori delle Paralimpiadi. «L’eredità più importante sarà il villaggio olimpico, che diventerà uno studentato da 1.200 posti, una risposta concreta al problema abitativo degli studenti. Penso anche alla pista di pattinaggio di velocità realizzata alla Fiera di Milano, una struttura che potrà ospitare grandi eventi, e al collegamento sciistico di Livigno, che renderà la località una delle più importanti stazioni europee».
Qualcosa che le dispiace non riuscire a completare in tempo?
«La variante di Tirano. Negli ultimi metri sono emerse criticità tecniche legate a sorgenti d’acqua che hanno rallentato i lavori. Non sarà completata per l’inizio dei Giochi, anche se una parte sarà comunque utilizzabile».
Dal tema olimpico il confronto si è spostato sui giovani e sulla formazione, in un contesto segnato dalla mobilità verso l’estero.
«Esiste un problema reale, soprattutto per le professioni sanitarie, che subiscono il richiamo di stipendi più alti fuori dall’Italia. La Lombardia però investe molto nella formazione di qualità, in particolare negli ITS, e nella ricerca. Siamo la regione che investe di più in questo ambito e registriamo anche fenomeni inversi, con ricercatori che dall’estero vengono a lavorare qui, ad esempio nel polo Mind».
Sanità: eccellenze riconosciute, ma anche criticità evidenti. Come se ne esce?
«La riforma sanitaria di cinquant’anni fa è superata. Oggi siamo un Paese anziano, con una prevalenza di cronicità. Serve spostare l’asse dall’ospedale al territorio. L’ospedale deve essere l’extrema ratio. Stiamo per presentare un piano regionale per l’abbattimento delle liste d’attesa, ma è chiaro che il problema non è solo lombardo».
Fontana ha fornito alcuni dati per spiegare la complessità del sistema: «Nella sola area metropolitana di Milano vengono erogate circa 60 milioni di prestazioni ambulatoriali all’anno, una media di 18 prestazioni per cittadino. È evidente che qualcosa non funziona anche sul fronte dell’appropriatezza. L’80% degli accessi al pronto soccorso in Lombardia riguarda codici che non dovrebbero essere trattati lì».
Da qui l’idea di una riforma condivisa: «Stiamo lavorando a una proposta da presentare alla Conferenza delle Regioni insieme all’Emilia-Romagna. Se una riforma nasce da realtà politicamente diverse, diventa più difficile strumentalizzarla».
Un passaggio centrale ha riguardato anche l’autonomia: «Non è una vittoria del Nord contro il Sud, ma un’opportunità per rendere più efficiente l’intero Paese. Se un modello funziona, va esportato».
Trasporto pubblico: perché tanta fatica nonostante gli investimenti?
«Trasportiamo ogni giorno 800 mila persone in treno, numeri enormi, ma riceviamo risorse che non tengono conto né dei chilometri né dei passeggeri. La Regione integra ogni anno con 420 milioni di euro del proprio bilancio. Abbiamo rinnovato quasi completamente la flotta, con oltre 220 nuovi treni, ma la rete è di competenza di RFI ed è molto vecchia».
I cantieri avviati negli ultimi anni, ha spiegato Fontana, sono indispensabili ma comportano disagi: «O si rinviano gli interventi per evitare problemi immediati, oppure si affronta una fase di sofferenza per risolvere definitivamente le criticità. Abbiamo scelto la seconda strada».
Infine ambiente e innovazione
«I dati sulla qualità dell’aria mostrano un miglioramento graduale e costante. Le emissioni sono oltre il 30% sotto i limiti europei. Il problema della Pianura Padana è lo stazionamento degli inquinanti, non la quantità emessa».
Sull’innovazione Fontana è netto: «È lì che si gioca il futuro della Lombardia e del Paese. Siamo forse l’unica regione con una vera politica industriale. Investiamo in ricerca, digitalizzazione ed efficienza energetica ascoltando imprese e associazioni di categoria. I risultati si vedono: la Lombardia resta un punto di riferimento a livello europeo per crescita e competitività».
L’incontro si è chiuso con l’impegno a tornare dopo le Olimpiadi per un primo bilancio a caldo. «Sarà l’occasione per raccontare cosa ha funzionato e cosa può essere migliorato», ha concluso il presidente, salutando la redazione.






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