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La disabilità femminile ancor più emarginata di quella maschile in società

Generico 2018

2 Luglio 2020

Per me scrivere poesie e dipingere significa rivolgermi a me stessa come si fa con un diario. Amo fare diverse esperienze, e conoscere gente nuova che mi aiutano a crescere e maturare. Amo l’arte in genere, ed ogni forma di espressione. Leggo molti libri, autobiografici, oppure umoristici. Sono una ragazza allegra ed estroversa che ama la vita.

Con quest’articolo, voglio esprimere la mia opinione su come andrebbero considerati i disabili, soprattutto le donne che, spesso, sono emarginate dalla società; se poi sono disabili lo sono ancora di più.  In una normale famiglia, una ragazza è preparata per avere una propria vita familiare, come sposa, e madre. Per quanto riguarda invece l’educazione della donna disabile, all’interno della famiglia, posso dire che, rispetto ad altri paesi esteri, forse noi italiani siamo ancora molto indietro, perché la mentalità della gente, in genere non considera una donna disabile in quanto donna, con tutti i suoi desideri e problemi, ma la considera soltanto una persona, da curare, osservare, coccolare, viziare come un’eterna bambina, nei casi più rosei, oppure un individuo di cui vergognarsi. E’ ovvio che, avendo a che fare con disabilità gravi questo tipo di discorso si accentua nei suoi molteplici aspetti.

In generale, un disabile è considerato una persona, e non un uomo o una donna, con diritti e doveri, che di solito hanno i così detti “normali”, ad esempio a un disabile difficilmente è concesso, la possibilità del matrimonio o della maternità, io penso che pur con tutte le difficoltà che sorgono, se due disabili intendono sposarsi in modo responsabile perché negarglielo? Tutto nel limite del possibile ovviamente; anche perché disabili non solo si nasce ma lo si può diventare, in seguito ad incidenti e malattie. Perciò cominciamo, a renderci conto che il disabile non è un semplice paziente da studiare per sperimentare o fare delle conferenze.

Noi disabili abbiamo sentimenti, paure, opinioni, desideri come tutti gli esseri umani. Forse è anche colpa della società, dei mass media, che impongono delle regole per me assurde, bellezza e perfezione e non intelligenza, simpatia, e voglia di vivere. Sono d’accordo che anche l’occhio voglia la sua parte, ma non tutto quello che luccica è oro.

Se i genitori dei disabili, dessero un’educazione giusta, una buona preparazione alla vita adulta, senza privilegi e discriminazioni il disabile avrebbe il desiderio di crescere, ed invecchiare, giustamente senza restare bambino per sempre, cosa che accade molto spesso. Questo difficile compito non solo va ai genitori ma a tutta la comunità, a cominciare per primo dal non considerare una persona su di una sedia a rotelle come una povera indifesa, ammalata, senza cervello, ma a trattarla con rispetto e non con pietismo, o peggio, ignorarla come se non ci fosse. E’ necessario un comportamento normale, come si ha con gli amici.

Gli uomini disabili, hanno un vantaggio rispetto alle donne disabili, in quanto un uomo con una donna senza disabilità accanto è più aiutato in casa. La donna è più paziente, non privilegia l’aspetto fisico o, per lo meno, non gli da molta importanza. Tra una donna disabile e un uomo senza disabilita è molto difficile la convivenza in quanto un uomo, in genere, è attratto dai modelli di bellezza femminile imposti dalla società, per i quali una donna deve essere bella, senza ausili ortopedici, altrimenti tutti riderebbero di lui, provocando la sua vergogna. Poi, in casa, un uomo tutto non può fare, avendo un lavoro, perciò ha bisogno di un aiuto domestico e di molta disponibilità economica, e molti aiuti per lui e soprattutto per lei.

Nella nostra società è veramente ora di cambiare il modo di valutare le persone, al di là dall’aspetto fisico. Con un corretto comportamento, si possono abbattere gli ostacoli sociali e culturali, formando delle persone consapevoli, e adulte, come di norma dovrebbe essere per tutti. Quindi, per me non bisogna fare distinzioni, se uno è disabile o no, siamo uomini e siamo donne come tutti, quindi abbiamo doveri e diritti uguali.
Manuela Fillippozzi

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