Al teatro Tirinnanzi di Legnano va in scena la mostra “Oltre il Sipario – Palcoscenico, materia, immaginazione”
Domenica 22 febbraio alle ore 11.00 il teatro Tirinnanzi inaugura “Oltre il Sipario – palcoscenico, materia, immaginazione”, una mostra che mette in dialogo tre artiste contemporanee in un percorso tra scena, trasformazione e sguardi inediti
Domenica 22 febbraio alle ore 11.00 presso il teatro Tirinnanzi si terrà l’inaugurazione della mostra “OLTRE IL SIPARIO – palcoscenico, materia, immaginazione”, un progetto espositivo che mette in dialogo linguaggi e sensibilità differenti attraverso le opere di Maria Cristina Limido, Silvia Cibaldi e Lucia Sanavio.
Curata da Alessia Fariselli, la mostra invita i visitatori a varcare idealmente il sipario per accedere a uno spazio in cui il palcoscenico diventa simbolo di trasformazione, la materia si trasforma in racconto e l’immaginazione dischiude nuove chiavi di lettura.
Le opere si confrontano tra forma, gesto e sperimentazione espressiva, dando vita a un percorso che intreccia identità individuali e rimandi condivisi. “Oltre il sipario” non è solo un titolo, ma un invito ad andare oltre l’apparenza, a scoprire ciò che si cela dietro la scena: tra luce e ombra, tra presenza fisica e interpretazione dello sguardo.
Un tributo al teatro come spazio di mutamento
Il 27 marzo si celebra nel mondo la Giornata Internazionale del Teatro, istituita dall’International Theatre Institute per sottolineare il valore universale del teatro quale luogo di dialogo, consapevolezza e cambiamento.
Il teatro è presenza e attesa insieme: è ciò che prende forma sulla scena e ciò che si prepara dietro il sipario. È costruzione, trasformazione, memoria viva. La mostra nasce proprio da questa duplice natura: indagare ciò che precede e oltrepassa la rappresentazione, quel territorio in cui materia e immaginazione si incontrano e si fondono.
Un filo condiviso
Un legame discreto ma significativo unisce le tre artiste: il rapporto con l’Associazione Artistica Legnanese.
Maria Cristina Limido e Lucia Sanavio ne fanno attualmente parte; Silvia Cibaldi ne è stata per lungo tempo figura di riferimento, contribuendo in modo decisivo alla crescita culturale dell’associazione e del territorio. Questo elemento comune non rappresenta soltanto un dato biografico, ma una radice condivisa da cui si sviluppano percorsi autonomi e fortemente personali.
Tre visioni in un’unica atmosfera teatrale
Maria Cristina Limido trasforma il tessuto in espressione scenica. Il recupero e la rielaborazione dei materiali richiamano l’antico gesto del cucire, trasposto però in una dimensione teatrale. Le figure presentate — dall’eroina tragica di Euripide alla presenza enigmatica de La donna in nero, nata dall’adattamento di Stephen Mallatratt dal romanzo di Susan Hill — si configurano non come semplici personaggi, ma come apparizioni: corpi-scenografia in cui cartapesta, broccato e foglia d’oro dialogano tra memoria e tensione drammatica. Silvia Cibaldi crea ambienti narrativi tridimensionali. I suoi teatrini-scultura si configurano come architetture simboliche in cui materiali di recupero si trasformano in racconto. La dimensione teatrale costituisce l’ossatura dell’opera: spazio che custodisce storie, natura e riflessioni sul riuso. Emblematica la sedia-scultura dalle molte mani, che richiama il momento culminante della rappresentazione — l’applauso — traducendo un gesto collettivo in forma plastica.
Lucia Sanavio, attraverso la sua “Pittoscultura”, indaga un concetto di leggerezza inteso come forza e slancio vitale. L’opera ispirata a Tersicore restituisce nella materia un principio dinamico: carta, lino, rete metallica e tulle si combinano in una figura che sembra superare la staticità della scultura tradizionale. Qui il teatro si manifesta come movimento, come espressione libera del corpo e dello spirito.
Oltre il sipario
“Oltre il sipario” si configura così come uno spazio di passaggio: tre percorsi distinti che convergono nella dimensione teatrale intesa come luogo di trasformazione. Non si tratta di mettere in scena una rappresentazione, ma di soffermarsi in quell’istante sospeso in cui l’opera nasce — quando la materia, come un attore prima dell’ingresso in scena, trattiene il respiro.









Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.