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Freudenberg di Rho, a rischio 41 posti: Regione Lombardia ascolta sindacati e azienda

Audizione in Commissione Attività produttive per affrontare la chiusura dello stabilimento di filtri industriali. L’eventuale delocalizzazione delle attività verso Slovacchia e Stati Uniti comporterebbe la chiusura del sito di Mazzo di Rho, attivo dagli anni Ottanta e considerato un presidio industriale strategico

consiglio regionale pirellone palazzo pirelli

«Importante difendere i posti di lavoro e il know-how del sito produttivo. Regione Lombardia pronta a fare la sua parte sulla vertenza dell’azienda Freudenberg di Rho». A riferirlo oggi, giovedì 20 novembre, è Silvia Scurati, vicepresidente leghista della Commissione Attività produttive di Regione Lombardia, che ha sottolineato la tempestività dell’iniziativa: «In sole 48 ore dalla mozione votata in Aula, abbiamo convocato questo confronto per approfondire le ragioni della chiusura e le possibili soluzioni». Proprio oggi a Palazzo Pirelli si è tenuta l’audizione tra le rappresentanze sindacali e i vertici dell’azienda Freudenberg di Rho, convocata dalla Commissione Attività produttive del Consiglio Regionale della Lombardia. Al centro dell’incontro, l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 41 lavoratori e la chiusura dello stabilimento di produzione di filtri industriali per turbine.

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Secondo quanto emerso in commissione, la decisione aziendale è legata a criticità economiche internazionali: «Abbiamo voluto capire – prosegue Scurati – le motivazioni per una decisione così radicale e quali strade sia possibile intraprendere per difendere i posti di lavoro e mantenere l’azienda sul territorio, che è una realtà storica, legata alla nascita industriale di Mazzo di Rho già negli anni Ottanta, prima ancora del marchio Freudenberg, scongiurandone la delocalizzazione in Slovacchia e Stati Uniti. Le ragioni esposte dall’azienda sono principalmente legate alle congiunture economiche internazionali, iniziate post covid e acuitesi con i conflitti, all’aumento dei costi energetici, all’inflazione e solo in parte minoritaria, come hanno spiegato, all’introduzione dei dazi. La chiusura del sito comporterebbe non solo la perdita di posti di lavoro, ma anche la scomparsa di un presidio produttivo importante per il territorio rhodense e per l’intera filiera lombarda della produzione di filtri industriali».

Silvia Scurati ha ribadito l’impegno della Regione: «Da parte mia – conclude il consigliere della Lega -, come rappresentante del territorio mi sono attivata immediatamente in modo che Regione Lombardia, per quanto le è possibile, si faccia interprete dei bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie e parimenti si mantenga il know-how e la competitività legati al sito produttivo».

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Pubblicato il 20 Novembre 2025
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