IL GIORNO DELLA MEMORIA: INGEGNER PERICLE CIMA
Probabilmente fu arrestato dalle SS e poi deportato in Austria perché ritenuto responsabile dei frequenti sabotaggi alla produzione bellica nella Tosi...
“Per voi dell’Anpi di Legnano la storia tragica e gloriosa di Cima è un ulteriore tassello
nella ricostruzione di tutte le storie dei deportati della Tosi di Legnano”
Giuseppe Valota
Nato 7 marzo 1899 a Spinadesco (CR). Ingegnere meccanico alla Franco Tosi di Legnano, capo reparto calderai. Arrestato a Legnano il 5 gennaio 1944 in fabbrica dai nazisti.
Lo stesso 5 gennaio con altri sessanta dipendenti dell’azienda viene portato nel carcere di San Vittore. Qui è torturato. Dopo poche settimane di carcere è avviato con altri otto operai della Franco Tosi verso il campo di transito di Fossoli (Carpi). Parte da Fossoli l’8 marzo ‘44, giunge a Mauthausen tre giorni dopo (trasporto n.32). Primo numero di matricola 57057; mestiere dichiarato ingegnere meccanico.
E’ trasferito a Schwechat-Florisdorf (sottocampo di Mauthausen) il 26 marzo 1944. E’ trasferito a Wien Florisdorf (sottocampo di Mauthausen) fine giugno-primi di luglio ’44.
Deceduto il 5 aprile 1945 a Steyr durante la “marcia della morte” da Wien Florisdorf a Mauthausen.
Probabilmente fu arrestato dalle SS e poi deportato in Austria perché ritenuto responsabile dei frequenti sabotaggi alla produzione bellica nella Tosi che danneggiavano l’esercito tedesco.

Cimitero della città di Steyr (Austria) in cui è sepolto Pericle Cima
Lettera di Giuseppe Valota (presidente Aned Sesto San Giovanni) a Luigi Botta, presidente dell’Anpi di Legnano,
3 giugno 2008
“Eccomi con le foto che ti avevo promesso. La lapide è stata posta il 20 maggio 2008 nel cimitero della città di Steyr, in Austria. In questa città è passata una marcia forzata di deportati, provenienti da Wien Floridsdorf per giungere a Mauthausen. Marce fatte tutte a piedi, circa 30 chilometri al giorno, per una distanza totale di circa 200 chilometri, da Wien a Mauthausen. La marcia è partita il 1 aprile 1945 ed è giunta a Mauthausen l’8 aprile. Ma l’ing. Cima e mio padre non ce l’hanno fatta.
Proprio nella città di Steyr dove si uniscono due fiumi, l’Enns e lo Steyr, vi sono due ponti e alla fine dei due ponti, a distanza di 100 metri uno dall’altro, si sono lasciati andare perché non ce la facevano più a marciare. A quelli che non riuscivano più a proseguire, il nazista toglieva tutte le matricole cucite sulla divisa, toglieva di forza il braccialetto perchè anche lì era incisa la matricola, e poi gli sparava un colpo alla nuca. Il cadavere era diventato quindi non più identificabile.
Le persone uccise in aperta campagna venivano parzialmente sotterrate dagli stessi prigionieri, quelli che venivano uccisi in città o in prossimità di esse, venivano o bruciate nel crematorio del lager della città oppure nel crematorio civile della città. È quello che è accaduto a Cima e a Valota.
Nel cimitero di Steyr c’è un piccolo monumento in cui si ricordano ben 3500 urne, ceneri di persone sconosciute, morte o uccise durante la guerra. Lì sotto vi sono anche le ceneri di Cima e Valota. Non lontano da quel monumento è stata deposta la lapide che tu vedi.
La ricostruzione di quello che era accaduto dopo che erano stati uccisi, l’ho fatta con il contributo di un’Associazione del Ricordo di Steyr diretta da un teologo, Karl Ramsmaier, che ha ricostruito quei terribili anni, in modo analitico e documentale.
La testimonianza della morte e della deportazione di Cima e Valota è dei deportati, ora deceduti, da me intervistati, nell’ambito di una ricerca sulla deportazione politica dell’area industriale di Sesto San Giovanni. I deportati erano Croci Santino, che lavorava alla Breda industriale di Sesto San Giovanni e Sordini Adamo, che lavorava all’Innocenti di Milano.
Tutti lavoratori deportati per gli scioperi del marzo, mentre com’è noto, l’ing. Cima è stato arrestato per gli scioperi del gennaio ’44.
Questa è la storia e dopo sessantatrè anni dai tragici fatti io ho chiuso il cerchio della storia di mio padre, adesso so dove sono le sue ceneri.
Per voi dell’Anpi la storia tragica e gloriosa di Cima è un ulteriore tassello nella ricostruzione di tutte le storie dei deportati della Tosi di Legnano”.
La deportazione degli operai della Tosi del 5 gennaio 1944 è una manifestazione molto sentita nella nostra città
http://www.youtube.com/watch?v=YG9xlg19HWs
Giancarlo Restelli
restellistoria.altervista.org/author/admin/
“Nelle umane cose
non ridere
non piangere
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ma capire”
Spinoza






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