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Ri-arrestato l’investigatore che collaborava con la Procura e bonificava le auto della ‘ndrangheta

Giovanni Vicenzino era noto da anni negli ambienti dell'investigazione privata e aveva collaborato con le procure del territorio. Ambiva a diventare sindaco ed era strettamente legato ad un membro del clan

carabinieri legnano

Era a completa disposizione di Cataldo Casoppero, membro della locale di ‘ndrangheta di Lonate e Legnano. L’attività a favore del clan da parte di Giovanni Vincenzino è stata ricostruita dalla Direzione distrettuale antimafia in maniera più approfondita con la nuova tranche dell’inchiesta Krimisa che ha portato all’arresto di 11 persone.

L’uomo è stato per anni un consulente esterno della Procura della Repubblica di Busto Arsizio e di quella di Varese ed era già stato colpito da provvedimento di custodia cautelare in carcere il 4 luglio 2019, nell’ambito dell’operazione Krimisa, per altri reati sempre legati al favoreggiamento del clan.

L’indagato era titolare di un’agenzia investigativa attraverso la quale fungeva anche da consulente tecnico dell’ufficio giudiziario bustocco, avrebbe effettuato più “bonifiche” a favore di un autorevole esponente della locale di “Legnano-Lonate Pozzolo” finalizzate al rintraccio di microspie, gps e telecamere installate dalla Polizia Giudiziaria. Vincenzino, inoltra, forniva periodicamente informazioni su indagini in corso ed indicazioni tecniche e cautele da adottare per eludere le attività investigative.

La sua enigmatica figura era emersa, come detto, nell’ambito dell’indagine che nel 2019 ha portato all’arresto di 34 persone (tra cui lo stesso Vicenzino) e che nei prossimi giorni si concluderà con la sentenza di primo grado. Siciliano di origine, da anni stabilmente dimorante nel comune di Samarate. E’ il rappresentante dell’impresa Europe Investigazioni Service S.A.S., operante nel settore della vendita di servizi d’investigazione, con sede in Gallarate.

E’ gravato da un unico pregiudizio di polizia, risalente all’anno 2009, per aver mutato la compagine societaria della sua impresa di investigazione senza la preventiva autorizzazione prescritta dal T.U.L.P.S. Il soggetto è risultato molto vicino agli ambienti investigativi della Procura di Varese, ed appartenente all’associazione denominata “Priorato dell’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro di Varese”, con ruolo di consigliere.

Vicenzino aveva grandi ambizioni e si muoveva con disinvoltura dagli ambienti giudiziari a quelli criminali, passando da quelli politici. Strettamente legato al costruttore affiliato alla ‘ndrangheta Cataldo Casoppero e all’ex-assessore Giuseppe Patera, al punto di ipotizzare una sua candidatura a sindaco per il Comune di Lonate Pozzolo, salvo poi desistere per via di un grave incidente stradale occorso al figlio nei mesi precedenti alle elezioni.

Dalle indagini emerge che il consulente avrebbe fornito informazioni riservate a Casoppero, su vicende giudiziarie che egli ha appreso in virtù del suo ruolo di consulente tecnico per la Procura della Repubblica di Busto Arsizio, con particolare riferimento agli atti istruttori del procedimento penale relativo all’arresto dell’ex-sindaco di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta, e alla futura esecuzione di misure cautelari. E’ emerso inoltre che egli abbia eseguito alcuni accertamenti in banche dati riservate in relazione alla sua veste di investigatore privato, probabilmente utilizzando i suoi contatti tra le forze dell’ordine.

Dall’ordinanza emerge che in almeno due occasioni, il 30 marzo 2019 e 7 aprile dello stesso anno, si è impegnato anche tramite uno scanner a bonificare il potente suv dell’imprenditore cirotano, senza riuscirci perchè le conversazioni sono state interamente intercettate dalla microspia presente nell’auto di Casoppero.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 03 Settembre 2020
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